Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA POLITICA COLONIALE 1896-1898
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1975
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370
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Alberto Aquarone
La proposta di sospensiva di Martini fu però respinta dalla Camera a larghissima maggioranza: 320 voti contro 58. Respinta anche la salita mozione del-PEstrema Sinistra* in favore del ritiro puro e semplice dell'Eritrea (mozione che peraltro ottenne ben 140 voti contro 222, il che stava a dimostrare fino a che punto fossero aumentati a Montecitorio i consensi a tale tesi), la Camera approvò infine, con 242 voti contro 94 e 20 astensioni, un ordine del giorno, accolto dal governo, che suonava esplicita approvazione della politica coloniale di raccoglimento sostenuta da quest'ultimo. Quali fossero poi esattamente gli intendimenti del ministero e quale l'interpretazione ch'esso dava al voto della Camera, fu precisato di lì a un mese da Visconti Venosta dn un telegramma destinato a Nerazzini, che si trovava nuovamente ad Addis Abeba per negoziare la questione del confine:
Governo dichiarò recentemente alla Camera che pur volendo conservare colonia, intende possibilmente limitare occupazione militare alla sola Massaua. Camera approvando questa dichiarazione significò con suo contegno decisa volontà fare politica raccoglimento e concesse però completa fiducia al Ministero. Senza modificare sostanzialmente precedenti istruzioni dobbiamo avvertire che Ella può nel trattare la delimitazione del confine mostrarsi assai conciliativa, mentre oramai più che la linea Mareb-Belesa-Muna ci conviene ottenere una pace durevole che permetta la sistemazione della colonia, sia a mezzo di capi indigeni, sia a mezzo di compagnia commerciale. Qualora si facessero da parte nostra concessioni nella questione dei confini sarebbe desiderabile ottenere che la signoria del Tigre, sia data a un capo che fosse ben viso all'Italia.45)
Va subito rilevato, a questo proposito, che il problema della indispensabilità o meno, dal punto di vista della difesa militare, della linea del Mareb era stato ampiamente trattato dal ministro della Guerra, Pelloux, in un promemoria riservatissimo da lui inviato al presidente del Consiglio con lettera del 29 gennaio 1897, e intitolato: Considerazioni circa l'occupazione militare della Colonia Eritrea, In caso di attacco abissino, cominciava col riferire Pelloux, sarebbero stati necessari, per difendere la colonia entro i suoi confini del momento, due corpi d'armata della forza complessiva 'di 40.000 combattenti, oltre ai presidi esistenti; cioè poco più di 50.000 uomini. Il vero problema, però, era quello della effettiva possibilità di inviare in tempo, in caso di necessità, questi due corpi d'armata dall'Italia sino alla linea del Mareb, e la risposta del ministro della Guerra, lungamente e dettagliatamente argomentata nel suo rapporto, era a tale riguardo negativa. Ma c'era ancor di più:
Possiamo noi ammettere un solo istante di poter impegnare due corpi d'armata in Africa, anche temporaneamente, anche per pochi mesi, nel caso non già di complicazioni europee ma solo di perìcoli di complicazioni? La risposta non ammette il minimo dubbio; se si accettasse una eventualità simile correremmo alla rovina più sicura, a più completa, materiale e morale. Due corpi d'armata di meno in Europa con gli obblighi e gli impegni
tornata del 20 maggio Rudinì, intervenendo nuovamente nel dibattito, chiari però in modo netto quale fosse il punto di vista ministeriale, asserendo che il Governo intende di fare una politica, la quale consenta di ridurre i limiti dell'occupazione militare e, possibilmente, alla sola Massaua ibid., p. 858. E fu appunto questa politica, che implicava in pratica il disinteressamento per l'altipiano eritreo, ad essere approvata dalla Camera quando questa votò, due giorni dopo, a favore dell'ordine del giorno Rubini-Gallo, con 242 voti contro 94 e 20 astenuti. Fra i voti contrari vi fu anche quello di Martini. Ibid. p. 945. 45) BDI, serie cit., voi. II, doc. 81, p. 55.