Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA POLITICA COLONIALE 1896-1898
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1975
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371
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F, Martini governatore in Eritrea 371
che ci creerebbe la guerra in Africa vorrebbe dire per noi la impotenza a difendere il territorio nostro, mentre l'eventualità di dover difendere la linea del Marcb richiederebbe nella Colonia gravissime spese permanenti e gravissimi pericoli di ogni specie.
Pelloux prendeva poi in esame il caso di una frontiera più circoscritta eli quella Mareb-Belesa-Muna, esprimendosi in proposito nei termini seguenti:
Quali limiti potremo più ristretti occupare noi indietro della linea del Mareb? Vien subito in mente il triangolo del 1891 Massaua-Asmara-Cheren che pure sarebbe stato la salvezza della colonia, se si avesse saputo conservarlo come era allora. Quella soluzione con una politica prudente aveva nel 1891, 92, 93 stabilito una situazione perfettamente soddisfacente; costava all'erario una somma limitata, ci dava la sicurezza quale la si poteva desiderare. (...) Sarebbe possibile oggi ritornare a quella soluzione? Evidentemente no, per molte ragioni d'ordine politico di varia natura, ma specialmente perché, data la situazione verificatasi dopo gli ultimi avvenimenti, non vi sarebbe efficace difesa possibile dalla parte dell'altipiano che rimarrebbe a noi. Oggi, la rinuncia della linea del Mareb vuol dire la rinuncia a quelle importanti regioni dell'altipiano che sono l'Oculé-Cusai e il Seraè, le quali nel 1891, 92, e 93 costituivano due provincie tributarie amiche e fedeli, e davano un eventuale potente aiuto alla difesa.
D'altra parte, proseguiva ancora Pelloux, anche la soluzione imperniata sulla occupazione della sola Massaua, con appendice di una grande piazza fortemente munita sull'altipiano, avrebbe presentato gravi inconvenienti sia militari sia politici. Tra l'altro, la linea di comunicazione fra i due punti sarebbe stata troppo lunga e facilmente vulnerabile. Tenere infine la sola Massaua sarebbe stato militarmente possibile, ma non così dal punto di vista politico: avrebbe significato in pratica rinunciare all'intera colonia per la quale tanti sacrifici si erano fatti. Inoltre, per non correre il rischio di restare soffocati, si sarebbe finito prima o poi con l'occupare altre posizioni limitrofe, correndo così di continuo il rischio di attriti e scontri con gli abissini, i quali a loro volta sarebbero stati sempre più tentati di conquistarsi l'agognato sbocco al mare con Massaua. La soluzione più desiderabile sarebbe stata perciò quella di una colonia auto* sufficiente quanto alla sua difesa, organizzata cioè in modo da non avere mai bisogno di rinforzi dalla madre patria e di fare da sé tanto più vista la enorme distanza e la difficoltà di farli giungere in tempo; e così fanno le altre nazioni . Ciò però avrebbe comportato inevitabilmente un riassetto radicale del sistema militare vigente in Eritrea:
Ammesso che la colonia debba soddisfare a se stessa, bisognerebbe pertanto farvi un ordinamento militare speciale, un vero corpo coloniale, tale che, anche se inferiore assai di numero nelle condizioni normali, potesse in caso di pericolo esser rapidamente portato a 52 o 53 mila uomini coi mezzi accessori. (...) Quindi: esercito coloniale con piede di pace naturalmente forte poiché le riserve locali per portarlo al piede di guerra in caso di mobilitazione non sarebbero sufficienti, qualunque sistema di milizia si volesse adottare; quindi grandi magazzini d'ogni specie nella colonia; quindi fortificazioni moltiplicate. (...) Naturalmente dal lato finanziario un tal sistema importa molti milioni, ma se si vuol provvedere seriamente non si può evitarlo.
La conclusione del ministro della Guerra era pertanto la seguente: Per la conservazione della linea del Mareb occorre avere in Africa un esercito coloniale vero e proprio, il quale possa appoggiarsi a un valido sistema di fortificazioni e di posizioni fortificate; dotato di larghi mezzi d'ogni specie, con grandi magazzini e viabilità tale da facilitare i movimenti delle truppe e non aver bi-