Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA POLITICA COLONIALE 1896-1898
anno <1975>   pagina <372>
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Alberto Aquarone
sogno di un troppo considerevole numero di quadrupedi che non sarebbe facile provvedere in tempo . **)
Posta in questi termini la questione militare, è chiaro che principale preoc­cupazione del presidente del Consiglio e del ministro degli Esteri, all'epoca della seconda missione Nerazzinì, non era tanto quella dell'una o dell'altra linea di confine (dato che si sarebbe trattato in ogni caso di un confine non difendibile, in caso di attacco, con i mezzi finanziari disponibili), quanto quello del raggiun­gimento di un accordo politico, quasi ad ogni costo ed a qualsiasi prezzo, con Menelik. Questi, dal canto suo, aveva un preciso interesse a non forzare troppo la situazione a danno degli italiani, in quanto lo stato di cose allora esistente nel Tigre era lungi dall'essere del tutto soddisfacente per lui, a causa della con­dotta estremamente ambigua del potente capo locale ras Mangascià, che come già altre volte in passato dava segni di irrequietezza e dimostrava la sua insoffe­renza per la tutela scioana ed una abbastanza evidente volontà di atteggiarsi a sovrano indipendente, anziché tributario di Menelik.47)
Nerazzinì dunque era tornato fin dal marzo precedente alla corte di Me­nelik con l'incarico di tentare quella delimitazione definitiva del confine tra l'Eritrea e l'Etiopia che era stata lasciata in sospeso dal trattato del 26 otto­bre 1896. E la stessa proposta sospensiva di Martini, del resto, era stata senza dubbio dettata, oltre che da considerazioni d'ordine più generale, dalla preoc­cupazione che un prolungato e polemico dibattito alla Camera italiana di cui fra l'altro non era facile presagire l'esito potesse rendere più ardua la già difficile missione di Nerazzinì e al limite pregiudicarne le possibilità di felice conclusione. Certamente, una discussione parlamentare in quel momento, in un clima così arroventato e con delle trattative diplomatiche così delicate in corso ad Addis Abeba, poteva apparire quanto mai intempestiva; al governo, comun­que, avrebbe potuto essere utile soltanto nel caso in cui ne fosse risultata una compatta maggioranza da far valere appunto in sede di trattative a favore della sua linea politica. Ma era questa una eventualità del tutto immaginaria, anche a parte il fatto che lo stesso ministero continuava ad essere esitante sul partito definitivo da prendere e sembrava continuamente in balìa degli eventi. **)
*>) Copia del promemoria e della lettera di Pelloux che l'accompagnava si trova in ACS, Carte Luigi Luzzatli, busta 2, fase. 6. Cfr. pure le notizie fornite da Gastone Mana­corda nella sua introduzione a LUIGI PELLOUX, Quetques souvenirs de ma vie, Roma, Isti­tuto per la storia del Risorgimento italiano, 1967, pp. LIII-LV.
47) Sulle alterne vicende dei rapporti fra Menelik e ras Mangascià prima di Adua cfr. ROBERTO BATTAGLIA, La prima guerra d'Africa, passim. Ma si veda pure, ora, HAROLD G. MARCUS, The Life and Times of Menelik II, cit., specialmente pp. Ili sgg., 120-121 e 150 sgg. Secondo questo autore, la sostanziale moderazione di Menelik dopo il successo del 1 marzo 1896 fu in parte dovuto al timore che l'annessione all'Etiopia di altri terri­tori tigrini potesse rafforzare la posizione dell'infido Mangascià. Cfr. ibid., p. 164. Nel 1898, in effetti, Mangascià si ribellò apertamente al Negus; ma sconfitto dopo alcuni successi ini­ziali, fu costretto a rinnovare la sua sottomissione a Menelik.
48 ) Interessante, a questo proposito, il resoconto fatto da Sonni no circa un suo collo­quio con Rudi ni a Montecitorio, il 18 maggio: Rudi ni dice: che da quattro giorni le no­tizie sulle trattative con Menelik pel confine essere cattivissime. Rudinì sperava che non ci fosse difficoltà pel Mareb; ora disperarne. Si mostrava titubante, imbrogliato. Nega che avesse nel precipitare questa discussione alcuna mira di influire sui negoziati tra Neraz­zinì e il Negus. Chiede a sé stesso se conviene cedere anche TOculè Cusai, apparentemente scartando l'idea. Dice che pei prigionieri si pagano 10 milioni, di cui quattro già conse-