Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA POLITICA COLONIALE 1896-1898
anno <1975>   pagina <373>
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F. Martini governatore in Eritrea 373
D'altronde, non si vede neppure come Rudinì avrebbe potuto sottrarsi, anche volendolo, ad una discussione parlamentare sulla più importante questione poli­tica del momento, incalzato com'era dalle varie correnti politiche ansiose da sag­giare le proprie forze dopo le recenti elezioni e di misurarsi nella nuova Camera. È difficile dire se il dibattito alla Camera del maggio, che mise in piena evi­denza il seguito davvero consistente che aveva la stessa tesi del completo abban­dono della colonia e si concluse comunque con un voto esplicito a favore di nna politica di raccoglimento, abbia avuto realmente un effetto decisivo nel compromettere il buon esito della missione Nerazzini così come fu insisten­temente rinfacciato allora al ministero, ed in particolare a Rudinì, dai suoi più violenti oppositori di parte africanista.49 Che il Negus, ed i notabili abissini al­lora radunati alla sua corte, fossero costantemente e tempestivamente messi al corrente di quanto si svolgeva alla Camera italiana, appare indubbio. Che ciò
gnati e sei ancora da darsi in due rate, di cui una in agosto. Conviene che il piano dei capi indigeni cui affidare l'altipiano è un * pasticcio '. (...) Dice che penserà se c'è qualche modo di uscire da questa discussione senza compromettere nulla. Vorrebbe una formula che * prendesse atto delle dichiarazioni del governo '; ma io gli obietto che con ciò, anzi, la decisione resta compromessa. Nell'insieme apparisce indeciso, e avendo portata la discus­sione e fatte tutte quelle dichiarazioni pericolose pei nostri negoziati, senza essersi preoccu­pato affatto dei rapporto tra le due cose cfr. SIDNEY SONNINO, Diario, cit., pp. 352-353. Ovviamente Sonnino non aveva alcuna simpatia per il suo avversario politico e poteva es­sere portato a metterlo in cattiva luce anche più del dovuto. Nel complesso, tuttavia, il tenore generale del colloquio appare del tutto credibile. Va pure aggiunto, che le incertezze ed esitazioni di Rudinì erano in parte almeno dovute alle sue preoccupazioni per la situa­zione parlamentare ed alla necessità di non provocare, con prese di posizione troppo recise e definitive, lo sfaldamento della sua maggioranza. Sintomatico a questo proposito quanto doveva scrivere alcuni mesi dopo, a proposito della sua linea di condotta nel corso del di­battito alla Camera del maggio, un quotidiano decisamente fìloministeriale. Nel tentare di minimizzare, dopo l'annuncio della nomina di Martini a Commissario straordinario in Eri­trea, le presunte divergenze di vedute, in materia di politica africana, fra quest'ultimo ed il presidente del Consiglio, Il popolo romano osservava che una vera differenza fra l'uno e l'altro non c'era, anche se Martini era stato allora più deciso nei confronti di Menelik. Ma non bisognava dimenticare che allora il momento era particolarmente critico: il governo si trovava di fronte ad una coalizione che voleva votare six: et simpliciter l'abbandono del­l'Eritrea e furono 140. Se l'opposizione guidata da Sonnino si fosse aggregata, addio co­lonia! E concludeva: Era naturale quindi che il ministero per trattenere una parte dei suoi amici od alleati, tendenti all'abbandono, accentuasse su quel raccoglimento in guisa da farlo quasi credere un avviamento all'abbandono! ; Cfr. La nuova politica africana, in Il Popolo romano, 22 novembre 1897.
9) Si veda per esempio La nazione dell'll novembre nell'articolo Da Bonfadini a F. Martini. Osservazioni in proposito si trovano in CARLO ROSSETTI, Storia diplomatica detta Etiopia durante il regno di Menelik II, cit., p. 236. Particolarmente significativo, comunque, il telegramma inviato il 18 maggio 1897 da Visconti Venosta al comandante delle truppe in Eritrea, che esercitava le funzioni di governatore: Per lei solo. Attuale discussione Camera circa politica coloniale dà occasione a voci varie inesatte o esagerate circa intenzione Governo. Dichiarazioni Presidente del Consiglio annunziarono soltanto pro­posito creare nella Colonia una situazione che permetta ridurre gradatamente spese occu­pazione militare. Ella può quindi smentire le notizie che andassero oltre quel concetto così espresso. Nell'applicazione di questo, Governo terrà nel massimo conto gli interessi e i di­ritti dell'esercito coloniale, e nulla farà senza scegliere od aspettare il momento più favo­revole, cfr. Archivio storico del ministero dell'Africa Italiana (d'ora innanzi ASMAI), pos. 13/1, fase. 2. Fra l'altro, ciò fu confermato in due occasioni dallo stesso Neraz-