Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA POLITICA COLONIALE 1896-1898
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1975
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F. Martini governatore in Eritrea 375
posta fu trasmessa al governo, senza il proprio avallo, da Nerazzini 51> La decisione di ratificare il trattato di commercio e di accettare sostanzialmente il confine proposto dal Negus fu presa all'unanimità dal consiglio dei ministri nella seduta del 25 agosto 1897.52> Già dal 20 luglio precedente, però, il consiglio aveva deliberato una serie di provvedimenti tutti tendenti a dare attuazione a quella politica di raccoglimento che era stata enunciata alla Camera e da questa approvata nel mese di maggio:
H Consiglio delibera di far cessare l'occupazione militare di Cassala, restituendola all'Inghilterra; d'introdurre nella Colonia il Governo civile, ordinando l'altopiano sotto capi indigeni e riducendo per ora l'occupazione militare all'Asinara; si riserva di deliberare sulla proposta del Negus circa i confini della Colonia dopo il ritorno del Nerazzini; autorizza intanto il Ministro della Guerra a prendere tutti i provvedimenti, che possano servire all'attuazione graduale di questo programma e d'introdurre quindi tutte le possibili economie nelle spese della Colonia Eritrea.53)
51) Appena conosciuti i risultati della sua missione, Nerazzini fu violentemente attaccato dagli ambienti colonialisti italiani per la sua presunta arrendevolezza sulla questione del confine. In particolare, gli fu rinfacciata la circostanza che nel marzo 1897 il Negus aveva già accettato la linea del Mareb. Particolarmente vivace fu la polemica giornalistica in proposito fra lui ed il Salsa nel settembre di quell'anno e sulla quale v. E. CANEVARI e G. COMISSO, Tt generale Tommaso Salsa e le sue campagne coloniali, eh... pp. 100 sgg. Per la versione autoelogiativa di Nerazzini cfr. RICCARDO TRUFFI, Precursori dell'Impero africano, cit., pp. 163 sgg.
52) Cfr. ACS, Consiglio dei ministri, 25 agosto 1897: Il Consiglio a unanimità di voti delibera di accettare e ratificare il trattato di commercio stipulato col Negus di Etiopia, di nominare Ciccodicola residente italiano allo Scioa e di accettare in massima il confino proposto dal Negus, dando però le istruzioni opportune per attuare il trattato stesso, e specialmente per salvaguardare gl'interessi delle popolazioni, dei capi indigeni e degli ascari, che passeranno sotto la sovranità del Negus, e infine per migliorare possibilmente in qualche punto il confine proposto .
53) Ibid., alla data 20 luglio 1897. Circa la questione di Cassala, che fu al centro di alcune fra le più roventi polemiche dell'epoca in materia di politica coloniale, v. per tutti il recente e ben documentato saggio di LUCIANO FORLANI, La retrocessione di Cassala all'Egitto, in CZto, a. IX, n. 3, luglio-settembre 1973, pp. 389-415 e la bibliografia ivi citata. Va qui aggiunto, comunque, che la decisione italiana di rinunciare a Cassala fu una delle ragioni del fallimento delle trattative con Leopoldo II del Belgio, il quale annetteva grande importanza al capoluogo sudanese ed al suo territorio, sia dal punto di vista agricolo che, ancor più, da quello commerciale. Cfr. al riguardo LIANE RANIERI, Les relations entre VÉtat indépendent du Congo et VItalie, cit., pp. 100 sgg. ed il rapporto di Dal Verme dell'8 agosto 1897, citato alla nota 31. Sulla determinazione del governo di Roma avevano influito in larga misura, come al solito, preoccupazioni di natura finanziaria. Grazie alla retrocessione di Cassala, infatti, il bilancio dello Stato venne a risparmiare 450.000 lire annue per il mantenimento di un battaglione, oltre a 75.000 lire risparmiate sulla riduzione apportata allo squadrone di cavalleria di stanza in Eritrea e 100.000 per il passaggio all'Egitto di alcune bande armate. Cfr, su ciò CESARE CESARI, La questione di Cassala nei documenti diplomatici, in Gli Annali dell*Africa italiana, a. II, voi. II, 1939, p. 536. Circa il carattere determinante del fattore finanziario in tutta la politica africana del governo, particolarmente espliche erano le considerazioni espresse a Martini, proprio nel pieno della decisiva estate del 1897, dal ministro dell'Agricoltura, Francesco Guicciardini, in una lettera da Livorno del 29 luglio: La questione africana è questione finanziaria: la spesa d'Africa non entra nel bilancio attuale. Dunque o imposte o nuove economie nei bilanci civili, perché quelli militari sono come l'arca santa: non si toccano. La questione africana sta tutta qui: se il bilancio avesse un margine, non si parlerebbe più dì Africa; ma il margine non