Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECA NAZIONALE DI FIRENZE FONDO GENNARELLI; GENNARELLI AC
anno
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1975
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pagina
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383
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LIBRI E PERIODICI
GIUSEPPE GALASSO, Potere e istituzioni in Italia dalla caduta dell'Impero romano ad oggi; Torino, Einaudi, 1974, in 8, pp. XIII-341. L. 4.500.
Questo volume rappresenta indubbiamente una novità sul piano storiografico e culturale. Superando quelle accentuazioni formalistiche, spesso dogmatizzanti, che hanno talvolta del tutto impedito, talaltra solo ostacolato, in misura però notevole, un'interpretazione storico-istituzionale dell'evoluzione della società italiana nei secoli, Galasso si è sforzato di mettere in luce i rapporti tra potere e strutture pubbliche, tra ordinamenti e società civile.
Si tratta di un tentativo serio e meditato di offrire il quadro nello svolgimento nel tempo di questi rapporti e, soprattutto, di valutare l'incidenza dello sviluppo sociale nella formazione delle èlites dirigenti, nella gestione che queste fanno del potere e dell'uso delle istituzioni per i propri fini. È indubbio, però, che la dimensione del tema e la vastità dei problemi trattati possono far apparire l'opera del Galasso sintetica più che analitica, interpretativa più che ricostruttiva. Ma si tratta di un difetto, se così si vuol definirlo, lieve che anzi deve apparire pressoché nullo ove si ponga la mente all'assenza quasi totale di stadi del genere, capaci di abbracciare un ciclo diacronico così vasto offrendone una trama essenziale. In particolare il libro conferma il convincimento, che finalmente sembra diffondersi, della stretta relazione che lega in ogni tempo le istituzioni alle idee, le realtà giuridiche alle dottrine politiche, e tutte insieme alla vita civile e sociale di cui le prime come le seconde, queste come quelle sono sempre la diretta espressione. Così, naturalmente, al di là ed oltre le possibili divergenze di giudizi e di valutazione su singoli momenti e su vari aspetti della vasta trama presentata, deve esserne apprezzato il disegno unitario. Galasso, all'unisono con la migliore storiografia, dimostra come la storia dell'Italia risorgimentale e liberale dal punto di vista istituzionale abbia rovesciato quella tendenza secolare al particolarismo ed alla frantumazione le cui origini risalivano alla caduta dell'Impero d'Occidente e le cui manifestazioni si erano andate accentuando nelle dominazioni straniere e nella disgregazione sociale che le accompagnò, accettando, quindi, quella valutazione, di massima positiva, dell'opera ricostruttiva ed unificatrice compiuta negli ultimi due secoli nella società italiana da quei gruppi dirigenti che, variamente collocati sul piano politico ma certo tra i migliori che la nazione abbia mai espresso, la guidarono verso il progresso. Naturalmente, gli sono presenti le incertezze e le contraddizioni che hanno accompagnato quest'opera, ma il suo giudizio non può non restare positivo perché ogni storia, e soprattutto quella del potere e delle istituzioni, si fa con il parallelo ed il confronto con ciò che era prima e non con ciò che avrebbe dovuto o potuto essere in circostanze di fatto differenti e con soggetti per carattere ed ideali diversi. Da questo angolo visuale appaiono estremamente puntuali le affermazioni sul carattere di democrazia latina assunta dallo Stato liberale, per la prevalenza delle figure dei notabili nella classe politica, per l'articolazione essenzialmente trasformistica e parlamentaristica dei rapporti tra i poteri pubblici e per la centralizzazione attuata e gestita nell'interesse, però, dell'egemonia di élites dirigenti reclutate a base ristretta e censitaria. Tale carattere andrà, però, perdendosi in conseguenza della massificazione della vita pubblica postulata dalle trasformazioni sociali ed economiche dell'età giolittiana, e dalla coeva organizzazione di partiti e raggruppamenti politici non più integrabili negli schemi della tradizione politica risogiuienlale. Il risultalo sarà che le forze conservatrici, presenti nella società italiana, ormai rafforzate nei loro quadri dall'in cremen-tata presenza di una piccola borghesia risoluta a distinguersi dalle classi inferiori, troveranno nel fascismo la loro espressione e la loro giustificazione. Bene fa, quindi, Galasso a questo punto a contestare la valutazione troppo schematica ed unilaterale del carattere esclusivamente classista e reazionario del fascismo, mettendo in luce le sue basi sociali e la sua aderenza alla situazione del paese degli anni che ne videro hi genesi ed il progressivo trionfò, da quando, cioè, passò dalla conquista del potere a quella del consenso. La disa-