Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECA NAZIONALE DI FIRENZE FONDO GENNARELLI; GENNARELLI AC
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1975
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pagina
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385
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Libri e periodici 385
Gli anni che separano il perìodo giacobino da quello della Restaurazione furono anni di raccoglimento e di operosità che diedero buoni frutti in seguito.
A questo proposito si citano, come significative testimonianze storiche sulla storia di Francia, alcune lettere dell'Agier al Vejluva che vanno dal 1813 al 1822 e di Grégoire al Vejluva dello stesso periodo. Vi si parla ancora di D'Allegre, del prof. Tamburini, di mons. Tosi e si fa il punto sulla situazione in cui i giansenisti ed i costituzionalisti si vennero a trovare dopo il ritorno dei Borboni.
In appendice al volume, sempre dotato di un minuzioso ed ineccepibile apparato critico, di sommari e di indici, si trovano lettere di Giambattista Somis, documenti sul messianismo del prete Grignaschi, lettere di Domenico Trincherò e per finire uno scritto di Vincenzo Gioberti.
In conclusione la raccolta di testimonianze sui giansenisti piemontesi, che si snoda attraverso oltre duemila pagine, interessa non solo dei centri culturali di prim'ordine come Pavia, Genova e Pistoia, ma anche ha attinenze con la storia d'Europa.
GIANFRANCO E. DE PAOLI
GIORGIO NEGRELLI, L'illuminista diffidente - Giuseppinismo e Restaurazione nel pensiero politico di Antonio de Giuliani; Bologna, Il Mulino, 1974, in 8, pp. 304. L. 5.000.
Commercio, Commercio, si grida in oggi per ogni dove. Da per tutto si cerca di garantire col Commercio la propria grandezza, e di mettersi al coperto dei più strani avvenimenti. Ognuno vorrebbe averne l'esclusione, e da per tutto si vorrebbe poter incatenare questo sicuro apportatore d'immense ricchezze, ch'è insieme l'unico alimento del lusso e dei più svariati piaceri... E frattanto questo stesso Commercio dopo avere cambiato la faccia di uno Stato, sembra non promettere altro che dei rovesci altrettanto più fatali per una nazione quanto più grande ne fu la sua passata prosperità (p. 286).
Così scriveva intorno al 1790 Antonio de Giuliani nelle Riflessioni politiche sopra il Prospetto Attuale delta Monarchia Austriaca, rintracciate autografe da Giorgio Negrelli tra i resti fortunosamente sfuggiti all'incendio che nel 1927 distrusse gli Archivi viennesi ed ora da lui pubblicate in appendice a questo volume dedicato allo studio del pensiero poli* lieo dell'illuminista triestino.
Nato nel 1775 il de Giuliani era il discendente di un'antica famiglia che dopo aver ricoperto in passato alti incarichi di responsabilità pubblica nel governo della città, era ormai decaduta, specialmente a causa delle infelici operazioni commerciali del padre. La frase riportata ha un vago sapore autobiografico e probabilmente al fondo del pessimismo del de Giuliani stava il peso dell'esperienza familiare. Monopolizzato dalla borghesia, più abile in questo dell'inadeguata nobiltà, il commercio sembrava restare l'unico alimento del lusso J> e contribuiva così al perturbamento del vecchio ordine. Formatosi tra Vienna e Trieste, una Trieste decaduta ed una Vienna cosmopolita e raffinata, dove la borghesia contribuiva a mantenere viva l'immagine di quella diffusa agiatezza che risplendeva nella vita dei caffè, dei concerti, dei balli (p. 27), il giovane de Giuliani si trovò a guardare, con gli occhi critici e disincantati di chi teme di restare escluso, la realtà che lo circondava e ciò forse contribuì a fargli scorgere al di là dell'opulenza la minaccia delle nubi oscure che si annunciavano all'orizzonte. Nelle già citate Riflessioni il de Giuliani avrebbe tentato alla fine una vera teorizzazione: a Quando la Nazione si trova arrivata all'ultimo grado di ricchezza determinata dalla prosperità del Commercio allora precisamente comincia l'epoca della povertà (p. 290).
Nel 1934 Benedetto Croce, che vide in lui un precursore di Malthus e di Sismondi, pubblicò, premettendovi un ampio saggio introduttivo, alcuni scritti del de Giuliani; sue eessivamente il triestino fu studiato da Luigi Einaudi, il quale approfondi i motivi più specificamente economici del suo pensiero; ciò favori una serie di nuove ricerche. Il più completo lavoro su di lui restava finora quello di F. Cusin, ma altri contributi non secondari alla sua conoscenza erano stati portati dal Tamaro, dal Collotti e dall'Apih, finché il Venturi non pose a disposizione degli studiosi un'ampia antologia dei suoi scritti {Illuministi