Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECA NAZIONALE DI FIRENZE FONDO GENNARELLI; GENNARELLI AC
anno <1975>   pagina <386>
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Libri e periodici
Italiani, t. Ili: Riformatori Lombardi, Piemontesi e Toscani, Milano-Napoli 1958), corre­data da una preziosa nota esplicativa. La bibliografia sul de Giuliani si arricchisce ora di questo saggio del Negrelli che, nella cornice del risveglio di studi sul Giuseppinismo e la Restaurazione dovuto particolarmente agli studiosi austriaci, reca un apporto nuovo e sostanziale per una valutazione nuova su questo ce illuminista diffidente . L'indagine com­piuta dal Negrelli attraverso l'analisi complessiva di tutti gli scritti del de Giuliani non costituisce soltanto una revisione dell'effettivo ruolo del pensiero e dell'opera di questo testimone del tempo, ma anche un più consapevole approccio storico e critico a tutto il dibattito che tra la fine del Settecento e i primi del XIX secolo impegnò il pensiero poli­tico ed economico dell'area asburgica, nel quale costui ebbe una parte non secondaria.
Di formazione culturale eclettica, tipica del resto del suo tempo, Antonio de Giuliani recepì la lezione di classici come Tacito, sentendosi aneli'egli sulle soglie di un mondo pros­simo al tracollo, e di scrittori moderni come Montesquieu, Locke, Rousseau, Herder re­stando particolarmente influenzato dal viennese Sonnenfels. È merito precipuo del Negrelli cui è giusto riconoscere, oltre alla lucidità concettuale, anche una notevole eleganza stilistica l'approfondimento del substrato culturale di questo illuminista, non certo dei maggiori, nell'intento di appurare le ragioni di quello scetticismo che ne costituisce la caratteristica più personale, la genesi di quella diffidenza di fronte alle illusioni dei contem­poranei sulle facoltà rigeneratrici dei lumi e della ragione. La concezione ciclica sullo svi­luppo e la decadenza delle nazioni, formulata dal de Giuliani come un discorso etico-filosofico, se non è originale avendo avuto dei precedenti illustri in Montesquieu e in Hume, inserisce tuttavia il triestino all'interno di un dibattito che si colloca sul piano europeo. Ma mentre questi e insieme con loro, ad esempio, il Gibbon erano partiti da con­getture filosofiche e ideologiche, a lui era stato sufficiente il riscontro della realtà quoti­diana di Trieste*
Proprio a Trieste il de Giuliani dedicò il primo saggio: un ce vasto piano per Io sviluppo del porto a beneficio di tutto l'impero, articolato su osservazioni economicamente avanzate e coraggiose e volto, sul piano più generale, a ritardare quella decadenza prevedi­bile in base alla legge naturale che regola lo sviluppo delle nazioni. L'imperatore Giu­seppe H apprezzò il valore dell'opera e non soltanto ne autorizzò personalmente la pubbli­cazione, ma incaricò il suo autore di svolgere a spese dello Stato prima un'indagine sui porti del Mediterraneo e poi un'inchiesta ce all'interno della Monarchia . In tal modo il de Giuliani ebbe l'opportunità di formulare le sue diagnosi verificandole sulle situazioni concrete, come la denuncia dei rischi provocati dalle affrettate riforme dell'epoca giusep-pina eia pericoli impliciti in una politica che scrive il Negrelli proprio nell'impa­ziente rincorsa del j progresso ', gli appare accelerare l'inevitabile momento dello squilibrio e della fine (p. 7).
Al fondo del pensiero del de Giuliani sta l'esigenza di ce distogliere l'Austria dal se­ducente ideale dell'emulazione dei grandi modelli stranieri per indirizzarla invece verso quello più modesto, ma solido, di uno * sviluppo ordinato ' delle energie esistenti nel paese. L'esauribilità delle risorse: è questa infatti la cruda realtà che egli prospetta, il limite in­valicabile che assegna all'espansione di una civiltà che crea sempre nuovi, crescenti bisogni e vanamente confida in un indefinito aumento del benessere (p. 7). Gò lo induce a salu­tare il nuovo sovrano, Leopoldo II, come l'uomo che potrebbe ancora salvare il salvabile e ad offrirgli una sorta di specchio magico in cui gli sia possibile scorgere a la vita simul­tanea di tutto il movimento dei suoi Stati al fine di riuscire a regolarlo per uno sviluppo ordinato. È con questo intento che il de Giuliani presenta all'imperatore filosofo La erti-góte attuale dell'Europa, un saggio in cui pone in evidenza i motivi della erisi che sta ormai distruggendo la Francia e che coinvolge le potenze più evolute, dall'Inghilterra al­l'Olanda, per sottolineare la necessità e la possibilità di risparmiare all'Austria analoga decadenza: se Leopoldo adotterà una politica economica eoiilibrata dice si potrà preservare l'Austria dal pericolo delle idee rivoluzionarie che già la insidiano.
Il Negrelli sottolinea che il de Giuliani non può essere superficialmente confuso tra quelli che considerarono il Giuseppinismo come foriero della rivoluzione. La sua analisi andò infatti subito molto al di là di questa affrettata ed ambigua conclusione poiché indi­viduò con intuizioni profonde alcuni nessi che trascendono la problematica del suo tempo: