Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECA NAZIONALE DI FIRENZE FONDO GENNARELLI; GENNARELLI AC
anno <1975>   pagina <387>
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Libri e periodici 387
il rapporto tra popolazione, mezzi di sussistenza, salario industriale e prezzi e quello tra citta e campagna, senza considerare l'originale disamina dell'operaio nella duplice veste di lavoratore e di consumatore. In tal modo quello che era nato come l'esame di un principio economico si allargava in una più vasta problematica socio-politica, che superava la troppo facile logica dei contemporanei e gli astratti sogni dei riformatori. Qui sta il significato della posizione dialettica di questo illuminista diffidente per usare la felice espres­sione del Negrelli nei confronti dell'ottimismo dei philosophes, ritenuti colpevoli di aver crealo miti fittizi di felicità e di aver tratto in inganno gli stessi sovrani illuminati. Antonio de Giuliani, nondimeno, non è un reazionario al quale la rivoluzione appare come un cataclisma irreparabile; egli ritiene anzi che le rivoluzioni e più in generale tutte le perturbazioni di carattere sociale o economico e perfino le guerre siano naturali ed inevitabili in quanto destinate a ce restituire quel fondamentale equilibrio tra produ­zione e consumo la cui rottura considera tuttavia ineluttabile. Così il Negrelli ne riassume il pensiero politico: ce Indipendenti dalla volontà dell'uomo, le rivoluzioni non sono che la riaffermazione dei diritti della natura sull'attività disgregante dell'umanità, la riproposi-zione dell' * ordine ' naturale dopo lo sconcerto prodotto dalla civiltà (p. 130).
Un quarto di secolo dopo il de Giuliani continuerà a ribadire le proprie idee met­tendo in guardia dal solito errore: non si può né si deve temere l'evoluzione naturale delle cose, né ci si deve cristallizzare in un nostalgico e sterile rimpianto: l'immobilismo è dele­terio quanto l'avventurismo imprevidente. Egli era ormai un vecchio signore che si era ritirato dalla vita pubblica e che aveva visto tante cose, ma per lui il tempo non era pas­sato invano e l'esperienza gli consentiva ancora proposte concrete volte verso l'ideale di una civiltà operosa e ce consapevole dei limiti concessi all'agire umano . È la proposta, precisa il Negrelli, di un modello di vita che si salda, in realtà, con la più autentica espressione austriaca del tempo, quella che rifugge dall'esaltazione delle forti passioni e celebra il semplice, il quotidiano (p. 9).
La vicenda culturale del de Giuliani è interessante anche per questo, giacché si tratta della maturazione di un illuminista che trova nel suo stesso dubbio l'alimento che gli con­sentirà di comprendere un giorno anche il mondo riemerso dal turbine rivoluzionario re­stando profondamente coerente con le proprie idee. E in questo senso il de Giuliani è anzi proiettato in avanti e in grado di fornire un contributo anche alla piattaforma culturale di quella che sarà la politica asburgica più tipica dell'Ottocento, la politica destinata a dare una risposta ai problemi nuovi e più complessi della duplice monarchia.
MARTA PIERONI FRANCINI
GIULIO CERVANI-LIANA BUDA, La comunità israelitica di Trieste nel secolo XVIII (Civiltà del Risorgimento, 5); Udine, Del Bianco, 1973, in 8 pp. XII-229. L. 4.000.
Chiara è la linea evolutiva, che emerge da questa indagine sugli ebrei triestini nel Settecento: da un lato il progressivo superamento di una condizione di segregazione e di­scriminazione della comunità israelitica fino al raggiungimento della piena partecipazione alla vita politica e culturale, oltre che economica della città, dall'altro il legame tra questa evoluzione e le profonde trasformazioni che caratterizzano Trieste negli anni di Maria Te­resa e Giuseppe li. Gli autori sottolineano infatti il rapporto diretto tra le vicende della comunità ebraica, che all'interno di una generale mobilità sociale e nel clima illuminista, egualitario e tollerante consolida, grazie anche a solerti interventi statali, la propria ascesa, acquistando nuovo prestigio, e il volto mutato che la città assume attraverso l'accresci­mento delle sue attività economiche e finanziarie e lo sviluppo del ceto borghese-mercantile.
Ma è soprattutto alla storia interna della comunità israelitica che la ricerca è dedicata, alla sua struttura amministrativa e fiscale, agli statuti che ne regolarono la vita religiosa e sociale nel corso del secolo XVIII. Preciso, particolare, sempre rigorosamente documentato, completato da un'appendice in cui trova spazio un ricco materiale d'archivio, poco conosciuto e in parte inedito, il lavoro si pone come il tentativo di contribuire, pur nell'ambito di un settore particolare, ad una conoscenza concreta e specifica della vita so-