Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECA NAZIONALE DI FIRENZE FONDO GENNARELLI; GENNARELLI AC
anno
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1975
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pagina
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388
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388 Libri e periodici
ciale ed economica della Trieste settecentesca.. Consapevoli della necessità di ullerìori e approfondite ricerche, gli autori hanno tuttavia cercato di ricostruire un aspetto della vita cittadina dell'epoca, rispettando fedelmente le reali condizioni, che emergono dai documenti e dalle testimonianze e rifiutando nettamente quell'atteggiamento ultranazionalista, un tempo dominante larga parte della storiografia triestina e che oggi sembra definitivamente superato, grazie al rinnovamento della mentalità e degli studi.
MARIA GUERCIO
GIULIO CERVANI, La borghesia triestina nell'età del Risorgimento (Civiltà del Risorgimento, 4); Udine, Del Bianco editore, 1969, in 8, pp. 176. L. 2.200.
In aperta polemica con il mito di una Trieste irredentista già a partire dal secolo XVIII, mito proposto con insistenza fin quasi ai giorni nostri da una storiografia nazionalista, che ha ignorato nelle sue astratte e schematiche teorizzazioni le vicende economiche, finanziarie e sociali della città giuliana, si colloca questo studio sul Risorgimento triestino costituito da una raccolta di saggi già pubblicati intorno agli anni cinquanta, ad eccezione del primo, scritto nel 1969, che funge da breve introduzione. Lo scopo, infatti, che Fautore si propone è proprio quello di richiamare l'attenzione della moderna storiografia sull'analisi storica di quei gruppi economici e sociali che nel corso dei secoli XVIII e XIX erano andati acquistando nella Trieste asburgica i connotati di classe dirigente. L'originalità dell'indagine è che la ricostruzione storica della società e delle vicende economiche della città trapela dall'esame attento di alcune tra le figure più rappresentative della borghesia triestina del tempo: Giovanni Guglielmo Sartorio, Pasquale Revoltella, Alessandro Mauroner, al quale in particolare è dedicato il lungo saggio finale, ed altri personaggi noti nella storia politica, economica e culturale della Trieste risorgimentale. Questi personaggi per il ruolo svolto nella vita cittadina rappresentano per l'Autore altrettanti esponenti di quell'irrobustito ceto borghese del quale simboleggiano la crescita non soltanto finanziaria. Così nel corso della ricerca il Cervani ha anche l'occasione per discutere criticamente la precedente storiografia triestina, illuminando di luce diversa la valutazione dei tradizionali rapporti della città con l'Austria e collegando la genesi della nuova coscienza nazionale alla mutata realtà sociale di una Trieste in espansione. Malgrado il carattere alluvionale del lavoro, costituito da saggi successivi, che determina una certa discontinuità e una visione non sempre organica d'insieme, l'Autore riesce a puntualizzare gli aspetti più rilevanti della crescita di una società borghese.
MARIA GUERCIO
FRANCESCO RENDA, Baroni e riformatori in Sicilia sotto il ministero Caracciolo (1786-1789); Messina, La Libra, 1974, in 8, pp. 384. L. 7.000.
L'indagine del Renda sui baroni e riformatori in Sicilia, negli anni del ministero Caracciolo, condotta in gran parte utilizzando documenti inediti dell'Archivio di Stato di Palermo, fondo della Magione (cfr. pp. 151-354), contribuisce senz'altro ad una più corretta impostazione del problema del rapporto tra le due parti del Mezzogiorno, nel periodo pre-unitario. Superato, infatti, il criterio interpretativo della storiografia tradizionale che non coglieva la reciprocità tra la storia della Sicilia e quella napoletana, il Renda tende soprattutto a mettere in luce il legame che accomuna il loro evolversi e dimostra che entrambe contribuiscono a prefigurare la storia nella sua totalità del regno meridionale . Già dalle prime pagine del libro risulta chiaro tale criterio interpretativo, allorché, nelTesaminore il ruolo svolto da Saverio Simonetti dal 1786 al 1789 nella sua duplice veste di consultore del governo di Sicilia e amministratore dei beni della Real Commenda della Magione, il Renda osserva che gli inediti relativi a questa sua ultima funzione, dimostrano che Fattività del Simonetti dipendeva completamente dal governo napoletano; questo evidentemente propone un più cauto esame del ministero Caracciolo, la cui azione di questi anni non può considerarsi poco valida. Durante questo ministero si attua infatti in