Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECA NAZIONALE DI FIRENZE FONDO GENNARELLI; GENNARELLI AC
anno
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1975
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pagina
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391
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Libri e periodici 391
altri lati. Di Foscolo, Pecchio amò senza riserve il carattere altero e incorrotto, l'animo generoso, la passione per la libertà, lo spirito inflessibile che non si piegò di fronte ai potenti; da ogni pagina di questa biografia tanto discussa perché non compresa, traspare un intimo sentimento di ammirazione verso l'amico, che egli sente sovrastare sui tempi e sui contemporanei. E su questi aspetti Pecchio scrisse parole di elogio cosi essenziali da riscattare largamente l'ironica leggerezza con cui affrontò senza malizia gli altri lati del carattere del Foscolo. Al termine dello scritto, riprendendo concetti più volte espressi nel corso dell'opera, Pecchio riassumeva in questi termini con la sua solita efficacia sintetica il merito incontestabile di Foscolo: Ma la sua iracondia, la sua burberità, tutte le sue stravaganze, tutte le sue pazzie (fossero state anche le cento volte maggiori) furono in lui redente da una inestimabile qualità, cioè, dalla fermezza e integrità di carattere. Quel suo silenzio incorruttibile in mezzo all'adulazione comune (contagio che rinacque e si propagò con Napoleone) meriterà un giorno una condegna menzione storica. Se in quell'asiatica sommissione e idolatria verso Napoleone, si può dire che abbia esistito una specie di opposizione, questa fu pregio di Foscolo (p. 263, 2" edizione Ruggia 1833).
L'impegno politico, la partecipazione attiva alla lotta, la comprensione della realtà in cui ad ognuno era dato vivere rappresentavano per Pecchio gli elementi fondamentali per giudicare la condotta dell'uomo. Quel certo distacco che il Foscolo mostrò, ormai stanco alla fine della vita, per le sorti della patria, lo irritò e se nelle pagine della biografia inserì qualche pungente rimprovero all'amico, questo è solo dovuto all'amarezza ed alla delusione ch'egli provò nel non vedere utilizzare il genio e la forza del grande scrittore allo scopo che per lui restava il solo meritevole di dedizione assoluta e incondizionata. Così già in altra occasione, al suo primo viaggio in Inghilterra nel 1822, aveva rimproverato al Foscolo di essere troppo assorbito dall'attività letteraria a tutto discapito della partecipazione attiva alla battaglia politica per il suo paese; riprendeva questa volta l'accusa a favore dell'insurrezione greca che non aveva suscitato in Foscolo l'adesione sperata. Oppure si rammaricava che rinchiuso sempre nell'antichità, come un antiquario in un museo non sentisse e non partecipasse al drammatico sviluppo degli avvenimenti di quegli anni. Se vera critica nei confronti di Foscolo vi fu, è tutta qui e non certo va trovata in quelle pagine bonariamente ironiche in cui si divertì a descrivere, da uomo a uomo , il bizzarro ed eccentrico carattere del grande poeta.
Dopo tanti anni di dimenticanza, Longanesi ha ripubblicato questo brillante volumetto di piacevole lettura in una bella edizione il cui costo non ne faciliterà purtroppo la diffusione. Giuseppe Nicoletti vi ha premesso una ampia introduzione in cui definisce come nacque questa biografìa e quale fu l'amicizia che legò l'autore al Foscolo; ricordando infine la disapprovazione che questo scritto suscitò tra i cultori della memoria del Foscolo, termina con un equilibrato giudizio conclusivo che rende merito all'opera del Pecchio che semmai, e ben se ne è accorto il Nicoletti, alle volte assunse il tono del commosso apologeta piuttosto che quello del velenoso censore (Introduzione, p. 74). Al bel saggio di critica letteraria fa seguito una nota biografica in cui il Nicoletti ripercorre brevemente le tappe fondamentali della vita del Pecchio. X fatti riportati sono quelli maggiormente noti, trasmessici via via dai pochi biografi del Pecchio, a cominciare dal primo, l'amico Camillo tigoni, sino agli ultimi brevi scritti di Prezzolini, Lupo Gentile, Tommasini Mattiucci. Della sua vita, il periodo indubbiamente più. saliente fu quello della partecipazione alla cospirazione lombarda ed al moto piemontese del 1821, e di ciò vogliamo brevemente accennare. H Nicoletti riproduce fedelmente l'interpretazione corrente dei fatti, che indica in Pecchio uno dei principali responsabili di una serie gravissima di voluti malintesi nei rapporti tra lombardi e piemontesi, creati nell'intendimento irresponsabile di forzare il nuovo governo costituzionale piemontese ad invadere la Lombardia; a questo fine il Pecchio avrebbe scorrettamente alterato la verità circa le reali possibilità dei lombardi, avrebbe cercato di compromettere molti suoi connazionali nell'intento di indurli a schierarsi decisamente per la rivoluzione, contribuendo insomma col suo comportamento, con la sua colpevole e illusoria faciloneria sono parole del Nicoletti al fallimento dell'impresa a causa del cumulo di errori più o meno gravi di impostazione e di valutazione da lui compiuti. Infine egli avrebbe poco coraggiosamente tentato di mettere in salvo la propria per-