Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECA NAZIONALE DI FIRENZE FONDO GENNARELLI; GENNARELLI AC
anno <1975>   pagina <392>
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Libri e periodici
sona immediatamente allo scoppiare del moto piemontese, fuggendo a Genova e di qui
in Svizzera.
Da parte nostra dobbiamo francamente dire che in base alle ricerche svolte sulla figura del Pecchio e sulla sua partecipazione al moto del 1821, non siamo affatto d'accordo su questa interpretazione che trova unicamente origine in alcune accuse che il Confalonieri ed alcuni suoi amici di medesimo indirizzo politico gli mossero, subito dopo il fallimento del movimento, per ragioni che illustreremo diffusamente nella prefazione agli scritti del Pecchio di prossima pubblicazione, ma che, per dirla in breve, trovano spiegazione nel rifiuto psicologico di costoro di essere coinvolti in maniera così grave in un movimento rivoluzionario di cui è probabile non condividessero più i mezzi di realizzazione e fors'an-che le finalità. Il Pecchio con altri amici lombardi rappresentò Pala più avanzata del libe­ralismo lombardo, mentre il Confalonieri con molti della sua cerchia appartenne senza alcun dubbio a quella moderata, che quando prese coscienza di essere stata coinvolta in un movimento che andava al di là delle proprie intenzioni, si ritrasse dissociando la pro­pria responsabilità da quella di coloro che si erano compromessi in ben altro modo pren­dendo parte attiva alla rivoluzione piemontese. In quanto al Pecchio sappiamo poi per certo ch'egli fu al primo scoppiare della rivoluzione piemontese ad Alessandria e Novara per stringere i collegamenti con i rivoltosi e successivamente a Torino per tutto il periodo della rivoluzione, sino all'ultima ora di questo governo costituzionale, svolgendo una infa­ticabile opera di pressione sulla Giunta di governo affinché organizzasse un corpo di spedi­zione con cui invadere il Lombardo-Veneto. Quella pagina di storia così poco favorevole al Pecchio va quindi rivista, tenendo presente che non si può prestare fede nel formulare il giudizio a coloro che durante la successiva pesante inquisizione austriaca ebbero interesse, oltre che propensione, a diventarne dei detrattori.
Qualche appunto va poi fatto alla nota bibliografica per alcune imprecisioni. II volu­metto Tre mesi in Portogallo, al cui titolo per completezza occorre aggiungere nel 1822, fu pubblicato a Madrid da Don Michele di Burgos nel 1822 e non a Lisbona nel 1821; gli Anecdotes of the Spanish and Portuguese revolutions non sono altro che la traduzione in­glese degli scritti Sei mesi in Ispagna nel 1821 e Tre mesi in Portogallo nel 1822 non è invece menzionato il terzo importante scritto sulla rivoluzione spagnola, il Journal of mi-litary and politicai events in Spain during the last twelve months, London, Whittaker, 1824. Più grave il dubbio del Nicoletti sull'esistenza dell'importante scritto Catechismo italiano ad uso dette scuole, dei caffè, delle botteghe, taverne, bettole e bettolini ed anche del Casino dei nobili e semmìnari, Filadelfia, Androfilo Filoteo, 1830 (quasi certamente della tipografia Ruggia), di cui esiste una copia anche presso la biblioteca del Museo del Risorgimento di Milano e che venne pubblicato per intero da Renato Sòriga nel suo articolo Una apologia carbonara di Casa Savoia del 1830 sulla Rassegna storica del Risorgimento nel 1917. Per finire, non volendo apparire troppo pedanti, segnaliamo che un corpo importante di undici lettere a Camillo tigoni e due lettere a Filippo Ugoni, non ricordate dal Nicoletti, venne pubblicato da P. Guerrini ne II carteggio degli Ugoni, in / cospiratori bresciani del '21 nel primo centenario dei loro processi. Miscellanea di studi a cura dell'Ateneo di Brescia, Brescia, 1924, mentre nella citata raccolta Lettere inedite di illustri italiani, a cura di F. Berlan, vi è soltanto un brevissimo biglietto del Pecchio, praticamente di nessun interesse.
PAOLO BERNARDELU
NICCOLÒ TOMMASEO, Un affetto Memorie politiche. Testo inedito, edizione critica, intro­duzione e note di MICHELE CATAUDELLA; Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1974, in 8, pp. 226, tavv. 4. L. 10.000.
All'indomani dell'esilio francese (e sul soggiorno a Nantes non sono mancati di re­cente contributi d'una certa importanza), nel settembre 1838, in Corsica, il Tommaseo pone mano a un lavoro significativamente destinato ad apparire postumo fin dal suo concepi­mento, come quello che meglio rispecchiava gli umori e rifletteva le bizze più incontrollate dell'irrequietissimo scrittore.