Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECA NAZIONALE DI FIRENZE FONDO GENNARELLI; GENNARELLI AC
anno <1975>   pagina <393>
immagine non disponibile

Libri e periodici
393
Questo testo va dunque letto essenzialmente come testimonianza psicologica ed am­bientale, naturalmente raffinata e lavorata sul piano letterario, intorno all'A., sempre pre­potentemente presente e traboccante al limite e al di là dell'esibizionismo e del buon gusto, prescindendo di massima dalle venature indipendentistiche e socialiateggianti (il rivolu-zionarismo intransigente !) che con molta buona volontà intende scorgervi il curatore.
Di qualche tempo fa sono le puntuali osservazioni del Pitocco sulla diffusione del sansimonismo in Toscana e recentissime quelle del Verucci intorno al protestantesimo del Lambruschini.
Esse giovano a sfumare e ridimensionare il ruolo del Tommaseo, quella concilia­zione tra cattolicesimo e libertà, quel rinnovamento della Chiesa in funzione anti-austriaca, di cui qui in effetti si fa un gran parlare, ma senza superare di solito la fase velleitaria e declamatoria.
Combattere nel nome di Gesù forte amico de' miseri oppressi è infatti una sdol­cinata etichetta introduttiva sotto la quale possono farsi passare le merci più svariate, gli Austriaci oc tiranni della Chiesa nel gusto del più pugnace e intrattabile zelantismo, la stroncatura biblica alla mansueta estasi manzoniana , la Francia posta in mezzo a noi, come ilota discinto, a farci stomacare e assennare con la sua briachezza e così via di seguito.
In mezzo a questa galleria corrusca e corrucciata ci sono, è vero, pallide figure di benefattori e galantuomini, il Rosmini in prima linea, ma essi non superano, appunto, lo stadio sentimentale della relazione amichevole, della gratitudine, non acquisiscono mai una distinta dimensione culturale e politica.
Da quest'ultimo punto di vista, anzi, se il Tommaseo s'accapiglia con la Biblioteca Italiana, lo fa in nome dell'incondizionata difesa del diritto di proprietà quanto al disbo­scamento, differenziandosi da quella ch'era stata, al Parlamento napoletano, l'opinione d'un liberale della più bell'acqua, rigido costituzionale e personalmente a lui benevolo come il Dragonetti.
Tutt'altra cosa, benché sempre su moduli di struggimenti e palpiti, è da dirsi quando l'A. si osserva nel profondo, nell'egotismo ruvido dell'intellettuale, come nella toccante scena del brusco congedo imposto alla madre durante il loro ultimo incontro.
Qui veramente, come in occasione di qualche rimorso repentino per la carnalità, per gli amorettacci , c'è un Tommaseo sincero ed impulsivo che si districa, sebbene di poco e per poco, dalle secche della sentenziosità e del purismo fine a se stesso, che ora liqui­dano il mito Lamennais <r uomo semplice, troppo confidente in sé, pasciuto di trifoglio rettorico, e non in tutto in buona fede , ed ora dilagano nel profetismo a buon mercato (ce Nulla io spero da Roma qual'è, molto da Roma qual sarà forzata ad essere di qui a cinquantanni ).
Certo, Tommaseo parla di socialità, di oc virtuosi artigiani ammaestrati da sacer­doti, di ce consorzi nuovi di artigiani e di villici (quest'ultimo suggerimento è per Maz­zini, da lui confusamente avvertito e riverito nell'autentica sua carica rivoluzionaria) ma ognuno intende come queste pastorellerie si dissolvano sotto l'urgere di un et giovedì grasso che nel Nostro è presente forse ancor più di quanto il Manzoni non fosse disposto bona­riamente ad ammettere (ce Nella religione, nella politica, in ogni cosa, io voglio bellezza... Applicare la Bibbia ai tempi, trarne non nuovi dogmi ma conseguenze nuove ) sino a quella sorta di benedizione conclusiva ( Iddio abbia pietà dell'Italia ) che ha soltanto il rituale formalistico ed esteriore del a venerdì santo .
Poche scoperte autentiche, insomma, in questo testo, quanto a conoscenza effettiva d'un personaggio enigmatico e scostante come Tommaseo.
Maggior contributo offre forse la ricchissima appendice documentaria, soprattutto quell'indiavolata e scoppiettante Italia dei principi che offre al linguaiolismo virtuoslstico dell'A, occasione di far prova d'una grafitante capacità caricaturale per la corte di Roma.
Due parole filologiche esclusivamente perché si tratta d'una edizione critica.
All'indice dei nomi, il cardinal Lambruschini monopolizza tutte le indicazioni men­tre il personaggio di p. 46 è evidentemente Raffaello.
Alle pp. 205-206 i cardinali Macchi e Marco y Catalan non sono una sola persona, come crede il curatore, ma due (e con tutta probabilità sono fatti inneggiare dal Tommaseo