Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECA NAZIONALE DI FIRENZE FONDO GENNARELLI; GENNARELLI AC
anno <1975>   pagina <395>
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Libri e periodici 395
E un taglio di ricerca che per la vastità della documentazione vagliata, edita e inedita so­prattutto, e per la puntualizzazione spaziale e culturale cui è sottoposta, permette di giun­gere a risultati concreti assai più rivelatori e utili, anche sul piano generale, di tante sin­tesi affrettate.
H secondo aspetto notevole di questa ricerca, quello strettamente soggettivo, è legato alla capacità tutta particolare dell'autore di far correre il filo dell'indagine, senza jati o soluzioni di continuità, su di un doppio binario; quello legalo al mondo economico e im­prenditoriale e quello culturale, che in Le Monnier editore avevano un punto costante di mediazione. La lettura, quindi, diviene di particolare interesse, anche perché gli estremi temporali di questa biografia coincidono con quella fase storica di trasformazioni politiche e di vivo dibattito culturale che nella storiografia è stato raramente raccordato al nuovo spi­rito imprenditoriale che aleggiava nella Firenze dell'epoca.
Le Monnier, sotto questo profilo, non era certo un caso isolato: Io spirito del proto diventato imprenditore , come lo definisce Giovanni Spadolini nella sua magistrale intro­duzione al volume, non è tutto e solo francese, di una Francia già investita dalla rivolu­zione industriale, già venata dalle tensioni di una moderna società di massa. Senza voler sopravvalutare oltre la debita misura il mutamento in atto nelle strutture economiche della Toscana di allora, è indubbio che qualcosa stesse cambiando, e i recenti studi sulla nascita delle ferrovie toscane proprio in quegli anni sono rivelatori. Vale, poi, comunque, la consi­derazione che se l'editore di Verdun avesse operato in un ambiente tetragono ad ogni inno­vazione, anche nel campo della produzione e del commercio, non avrebbe potuto di per sé essere l'imprenditore moderno descritto dal Ccccuti. Le Monnier, per esempio, pagava gli autori, contrariamente all'uso invalso nell'epoca per cui l'autore rimborsava le spese della stampa. E di questo si meravigliò tanto Giovan Battista Niccolini in occasione della pubbli­cazione delIMrna/rfo rfa Brescia (1843), primo volume della Biblioteca Nazionale, dato il precedente della pubblicazione del Polissena col Piatti. Ma il ce sor Felice non avrebbe potuto introdurre questa prassi sconvolgente in quel mondo editoriale, se anche i criteri distributivi, e quindi, indirettamente, il pubblico cui la produzione libraria era diretta, non fossero stati potenzialmente diversi.
Al contrario, tutta legata all'esperienza francese, agli anni in cui lavorava come proto nella tipografia ove si stampava Le Temps, era l'intuizione lemonnieriana del nuovo corso che aveva assunto la storia europea dopo la ventata napoleonica, nonostante le velleità restauratrici della Santa Alleanza. Non c'è nessuna testimonianza concreta di quest'assunto, ma esso traspare dal liberalismo di Le Monnier, dalla sua ostinata lotta contro le polizie granducali per stampare e diffondere i volumi della Biblioteca Nazionale ad ogni costo, anche a rischio di gravi sanzioni penali; dalla fede incontrastata nell'indirizzo politico che aveva impresso alla sua attività editoriale. Siamo di fronte a un europeo che, pur sprov­visto all'origine di un vasto bagaglio culturale, ha compreso le forze storiche profonde ope­ranti nel suo tempo ed ha deciso di appoggiarle con la propria attività imprenditoriale. E questo è avvenuto, per motivi occasionali, in un paese in cui ragioni lontane e vicine di arretratezza rendevano confuso e arcano il senso dei riflessi interni del nuovo corso della storia europea. Ciò non implica un giudizio riduttivo sulla partecipazione ideale dell'editore al moto liberale, che senza dubbio c'era ed era profonda; anzi è ragione di esaltazione del­l'opera di un uomo che seppe mettere le proprie capacità al servizio della causa di libertà e d'indipendenza di un paese che, oltretutto, non era il suo.
È sintomatico, a questo proposito, come il a sor Felice non operi alcuna preclu­sione verso le molteplici componenti ideali favorevoli al riscatto nazionale. Nella Biblioteca Nazionale troviamo Guerrazzi accanto a Niccolini, Cesare Balbo e Massimo d'Azeglio ac­canto a Giuseppe Mazzini. Personalmente liberale moderato e unitario, favorevole ad una rivoluzione incruenta, non esitava a dar spazio al pensiero federalista: Le Monnier era, in fondo, il simbolo e l'espressione della supcriore unità che legava le forze, pur di diversa ispirazione, del Risorgimento nazionale.
Quando questa magia unitaria fini, iniziò anche il declino imprenditoriale di Le Monnier. È un aspetto che Cosimo Ceccuti individua con particolare acume e che af­fonda le radici proprio nel diverso clima e nei nuovi problemi sorti, dopo la proclamazione dell'unità. La crisi nasceva dall'incapacità dell'editore, ormai non più giovane, d'adeguarsi