Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECA NAZIONALE DI FIRENZE FONDO GENNARELLI; GENNARELLI AC
anno
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1975
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pagina
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400
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400 Libri e periodici
si colloca Carlo Zughi che, col volume La via del Nilo, primo di una serie di sette (alcuni dedicati alla penetrazione russa e portoghese in Àfrica), adempie un impegno storico-critico di primo piano. Egli imposta un discorso teso a superare gli schemi dellV incontro Europa-Àfrica , visto come storia dell'Europa in Africa, volgendosi piuttosto allo studio delle organizzazioni statali e delle società africane dell'Egitto, del Sudan, delle regioni uiliache dell'Africa centrale e delle province contermini, dalle Reggenze barbaresche che nella seconda metà del sec. XVIII, sono in piena decadenza, al trionfo dell'imperialismo coloniale europeo, del quale il 1898 segna una data fondamentale: di fronte alla sicurezza dell'impero i due schieramenti politici britannici parlano ormai lo stesso linguaggio e a da Fascioda con le sue estreme propàggini in Egitto, in Libia, in Tunisia, in Marocco, in Nigeria e in Persia perfino, prenderà l'avvio quel rovesciamento d'alleanze che preparerà la prima guerra mondiale .
L'autore cerca di penetrare l'azione, la reazione e il ruolo delle società locali e dei loro capi di fronte alle vicende succedutesi in quel confronto euro-africano che ebbe come sfondo l'Egitto di Mohamed Ali, vassallo dei Turchi, con la sua politica di' monopolio commerciale, il Sudan, che svolse un ruolo preciso in tale politica sia per i prodotti tradizionali (avorio, gomma ecc.) sia per lo sviluppo e l'importanza delle piantagioni di cotone, e infine l'Africa centrale, legata al problema dello schiavismo e ai viaggi d'esplorazione, determinati in gran parte dal bisogno di controllare le acque e le sorgenti dei fiumi più importanti, da cui oltre tutto dipendeva la prosperità dei territori.
In questo quadro, nel secolo diciannovesimo, il Nilo rappresenta la chiave di penetrazione europea in Àfrica: È in Egitto scrive lo Zaghi e attorno al problema del Nilo, che per un secolo e più gira gran parte della storia politica, sociale e culturale dell'Africa, ed è dall'Egitto che prende impulso e vigore tutta l'azione dell'Occidente .
Le solide basi scientifiche e la lunga esperienza consentono all'autore di affrontare con mano sicura e di condurre in porto la difficile impresa dello studio globale dei problemi e delle vicende proposte. Tale studio dà al tempo stesso l'analisi comprensiva delle forze politiche, religiose, culturali ed economiche che operano all'interno delle potenze europee, forze che nella seconda metà dell'Ottocento vengono ce scatenate dall'Africa stessa, via via che essa si svela con l'imponenza e la dovizia delle sue risorse naturali e sotterranee, con le grandi arterie fluviali e lacustri, con le immense possibilità economiche, politiche e strategiche . In particolare, scrive lo Zaghi, ce le acque del Nilo influenzano la politica europea di molte potenze e in molti casi la determinano, la condizionano e la spiegano addirittura , mentre dall'apertura del Canale di Suez all'alba del Novecento non c'è problema europeo che non abbia direttamente o indirettamente riflessi africani e nilotici.
In questa prospettiva vanno quindi inquadrati il ruolo svolto dall'Egitto nei rapporti fra Inghilterra e India, per la difesa dell'Impero britannico; l'esplorazione del Bahr el-Ghazal e l'opera di Romolo Gessi, legata alla lotta contro la tratta; infine il dramma di Gordon Pacha, maturato davanti all'ottusa indifferenza del gabinetto britannico, qui rivisto nel carteggio Cuzzi-Gordon-Baring (di cui l'autore sostiene l'autenticità). E la politica britannica nelle regioni dell'Alto-Nilo dal 1882 al 1898, in cui, nella sua evoluzione, è possibile distinguere due fasi: quella liberale del gabinetto Gladstone e quella imperialistica di Salisbury, ove le differenze di fondo rispecchiano ima diversa valutazione dei bisogni e degli interessi politici, economici e militari del governo e del Paese. Solo attorno al 1890 sottolinea l'autore, l'esigenza dell'espansione coloniale, monopolio dei conservatori, comincerà a farsi sentire anche in seno al partito liberale. Dall'esame della politica dei due gabinetti, per il periodo indicato, risulta infatti evidente come il primo fosse teso al mantenimento dell'unità dell'Impero, all'incivilimento progressivo delle comunità coloniali e all'estensione dei principi del liberalismo anche ai popoli extra-europei, mentre l'altro appare volto a condurre a termine la missione della nazione più evoluta verso territori incivili ed arretrati. Contro le tesi nazionalistiche del Sabry e quelle polemiche del Cocheris, lo Zaghi vede il gabinetto Gladstone-Granville <e sulla difensiva in Àfrica , sorpreso dalla rivolta del Mahdi, per cui tollera e sollecita l'infiltrazione e la presenza di altre nazioni europee in regioni che poi Salisbury difenderà a denti stretti . In questo clima vanno viste la proposta fatta a Roma di collaborare, con l'invio di un corpo armato da associarsi alla spedizione Wolseley