Rassegna storica del Risorgimento
BIBLIOTECA NAZIONALE DI FIRENZE FONDO GENNARELLI; GENNARELLI AC
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1975
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Libri e periodici
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e l invito a contribuire alla liberazione di Gordon. La stessa occupazione italiana di Massaua, Zula e Bei lui è da intendere come il risultato del disinteresse britannico per il Sudan; mentre l'avvento di Lord Salisbury al governo altera le basi del protettorato italiano sul* 1 Etiopia, ce l'Italia poteva contare sulla solidarietà britannica solo nel limite in cui riconosceva e rispettava gli interessi politici, economici, strategici ed idraulici dell'Inghilterra in Etiopia e nel Sudan ; allo stesso tempo si chiariscono i limiti del Trattato di Uccialli.
una nota particolare meritano ancora i capitoli XI-XIII del volume, in cui l'autore, facendo un bilancio dei viaggi e delle scoperte, si sofferma sul valore e sul significato della letteratura, nonché della cartografia, che ne scaturì, esprimendo un chiaro giudizio su uomini e opere (v. il cap. XIII dedicato alla spedizione di Giovanni Miani al paese dei Galuffi, a 3" 32' lat. Nord., vista alla luce del suo Giornale di viaggio e della conseguente polemica con Speke).
Completano l'opera un notevole Indice analitico dei nomi di persona e delle località cui fanno da compendio un Indice delle illustrazioni e quello degli itinerari e delle carte geografiche, che molto opportunamente sono inseriti nel volume ed offrono al lettore un insperato aiuto.
LUCREZIA ZAPPIA
GAETANO FALZONE, Storia della mafia (Collana storica, 3); Milano, Fan, 1975, in 8, pp. 321. L. 6.000.
Questa storia, di cui sono state già pubblicate due precedenti edizioni, in francese e in spagnolo, si distingue dalla vastissima letteratura sull'argomento sia per l'originalità della sua impostazione, sia perché non trascura nessuno dei molti aspetti del mortificante fenomeno mafioso e di tutti cerca la radice profonda nella storia o anzi, si potrebbe dire, nell'anima antica dell'isola. La mafia infatti si identifica in certo modo con il costume stesso della Sicilia e perciò non se ne possono cercare le .cause remote solo nel latifondo o nell'analfabetismo delle plebi o nel baronaggio o nelle dominazioni straniere, circostanze che bisogna certamente tener presenti, ma che non bastano a darcene una spiegazione attendibile.
La storia di un popolo e, nel significato più esteso, il suo costume non si possono ricondurre ad alcune cause, allo stesso modo come l'individuo anello che ognuno di noi è o pensa o sente non può considerarsi come il prodotto del suo ambiente, delle condizioni economiche locali o familiari, dell'educazione ricevuta. Il rapporto tra la realtà esterna o le condizioni obiettive e il comportamento dell'uomo non è mai da causa a effetto: tra l'una e l'altro c'è sempre un salto, che nulla può spiegare, così come non si spiega con cause esterne la differenza che passa tra il buono e il malvagio o tra gl'intelligenti e i deficienti.
Questa è la premessa dell'analisi del Falzone. Perciò da un lato egli ci ha dato un quadro ambientale e storico approfondito ed esauriente, in cui si è avvalso non solo di tutta la bibliografìa sull'argomento, ma anche di ricerche di prima mano archivi, giornali, stampe e altri documenti coevi -, dall'altro, attraverso testimonianze d'ogni genere, che vanno dalla letteratura popolare ai dati della sua viva e lunga esperienza delle cose della Sicilia, ha procurato dì vedere quale sia la realtà umana del mafioso e degli uomini tra i quali si svolge la sua attività.
Particolarmente illuminanti e originali debbono considerarsi sotto questo riguardo i capitoli sulla oc Sicilia illegale del periodo borbonico , sui a Picciotti , sui a Colonnelli delusi nei quali si segue nel suo secolare sviluppo l'evoluzione di questo tipo della criminalità organizzata.
Ma un più vivo interesse attuale hanno per noi i capitoli sul primo e il secondo dopoguerra, sul separatismo, sulla Regione, sull'esportazione della delinquenza dall'isola. In quest'ultima parte del suo lavoro il Falzone denunzia con una precisa documentazione la collusione costante tra la politica e la mafia e mostra quale sia in tal senso il rapporto tra le vecchie e le nuove reclute della criminosa organizzazione.