Rassegna storica del Risorgimento

BIBLIOTECA NAZIONALE DI FIRENZE FONDO GENNARELLI; GENNARELLI AC
anno <1975>   pagina <410>
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Vita dell'Istituto
sto genere, dal 26 al 29 maggio, con l'intervento di eminenti studiosi italiani e stra­nieri. L'attenzione con la quale sono stati seguiti i lavori ha dimostrato che il tema scelto (Correnti ideali e politiche della sinistra italiana dal 1849 al 1861) non solo aveva susci­tato l'interesse degli intervenuti, ma poteva anche dar modo di sviluppare alcuni punti importanti, come è provato dai numerosi interventi che hanno seguito le relazioni.
Alla seduta inaugurale nella quale hanno parlato il prof. Eugenio Artom, presidente della Società del quale piangiamo la dolorosa perdita, ed il presidente del nostro Istituto è intervenuto il sen. Giovanni Spadolini, che ha portato una doppia adesione, sia come studioso di storia risorgimentale, sia come primo titolare del Mini­stero per i beni culturali ed ambientali. Le parole del Ministro hanno sottolineato l'importanza dell'attività svolta dalla Società, dalla sua fondazione in poi (ed è bene ri­cordare che il discorso per i primi venticinque anni di operosità fu proprio tenuto da lui in Palazzo Vecchio nel gennaio del 1972) e del Convegno ed ha illustrato il valore della corrente mazziniana negli anni decisivi, che vanno dalle delusioni del 1848-49 alla solu­zione unitaria, realizzata nell'ambito degli schemi cavouriani. Un saluto particolarmente affettuoso il prof. Spadolini ha rivolto agli stranieri presenti: l'amico Blakiston, l'amico Van Nuffel, speriamo che arrivi l'amico Wandruszka, la componente inglese, francese, ger­manica, austriaca, che da 28 anni di vita di questo nostro Istituto sempre ha seguito, vorrei dire ritmato, le nostre assise .
I lavori veri e propri sono stati aperti da Emilia Morelli, con una relazione su Maz­zini, nella quale è stata sottolineata l'importanza dell'Apostolo ce all'indomani del '48-'49, sia nel campo ideale, sia in quello organizzativo per il valore anticipatore delle sue intui­zioni politiche.
Le correnti dissidenti del mazzinianesimo, negli anni che vanno dal moto milanese del febbraio 1853 alla seconda guerra d'indipendenza, sono state esaminate da Alfonso Scirocco: gli uomini che oc dissentivano da Mazzini , per il metodo e per la pretesa di dirigere le cospirazioni da lontano , non abbandonarono la lotta, ma cercarono di orga­nizzare il partito e di mantenere i contatti con i cospiratori e gli emigrati, tanto che un gruppo autorevole di democratici si trovò all'inizio del 1859 in una posizione di auto­nomia e partecipò attivamente alle complesse vicende del 1859-60.
Leo Valiani ha esaminato la genesi e lo sviluppo della concezione socialistica di Pisa-cane, studiando le fonti del suo socialismo, soprattutto francesi, e cercando di chiarire ce i nessi fra gli altri socialisti italiani massimamente Giuseppe Ferrari e in genere gli altri democratici italiani e Pisacane stesso.
L'importanza del Partito nazionale italiano e la sua graduale trasformatone nella Società nazionale italiana è stata esposta da Romano Ugolini: l'argomento che egli ha trattato, le origini della Società nazionale, era stato generalmente lasciato in ombra dalla storiografia, che aveva sempre preferito soffermarsi sui rapporti tra Cavour e la Società nazionale e sull'invio dei volontari in Piemonte, prima e durante la guerra del '59.
Un altro aspetto del decennio , il fenomeno del movimento murattiano, è stato trattato da Fiorella Barroccini, molto documentata su tale materia (basta pensare al vo­lume Il Muraitismo. Speranze, timori e contrasti netta lotta per l'unità d'Italia, uscito nel 1959). Il or partito , pur non offrendo elementi notevoli di studio sul piano della ri­cerca storica, ha tuttavia un profondo significato se si considera tutto quel movimento di idee e di opinioni che s'incentra intorno ad esso e se si tengono presenti alcune evoluzioni politiche ed alcune scelte d'azione che avranno conseguenze storiche notevoli.
Robert Van Nuffel e Noel Blakiston hanno portato il contributo straniero al tema del Convegno: il primo ha parlato delle reazioni dei diplomatici belgi alla politica estera di Cavour, dimostrando come il Belgio, a non ancora del tutto rassicurato sul proprio de­stino, schiacciato tra grandi potenze benché da esse garantito abbia dovuto andar canto nei suoi atteggiamenti nonostante mal celate simpatie ; il secondo, invece, ha ricor­dato l'atteggiamento inglese verso il movimento nazionale italiano, riportando giudizi del console inglese a Roma Freeborn, di Lord Normanby e del giovane Odo Russell, agente ufficioso inglese presso la Santa Sede verso la fine del 1858.
Come ha fatto rilevare in un suo intervento Emilia Morelli il grande dimenticato (ad eccezione di alcuni accenni) è stato Cavour: ma gli studiosi interpellati per una rei a-