Rassegna storica del Risorgimento

LA MASA GIUSEPPE OPERE
anno <1975>   pagina <421>
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Della guerra insurrezionale di G. La Masa 421
interno ad esterno. In queste parole è forse da vedersi la spia dell'avvenni superamento, da parte del La Masa, di una iniziale problematica di carattere strettamente tecnico-militare, per approdare ad una sintesi più vasta e ambizio­samente protesa alla conciliazione dei due elementi opposti ma compresenti nella sua esperienza: da un lato, la iniziativa popolare delle forze di guerriglia, a cui lo spingeva tutto il suo passato di leader democratico e anche la necessità tattico-politica di non perdere i contatti con la parte democratica, da cui aveva recentemente divorziato; dall'altro, il filo-sabaudismo e la conseguente direzione regia della guerra, che, per l'amara esperienza del biennio '48-49 e dei tentativi successivi, un minimo di realismo politico gli faceva giudicar imprescindibile. Esaminiamo dunque, molto schematicamente e seguendo in parte i criteri inter­pretativi accolti dal Sechi,9) la concezione politico-militare del La Masa, quale è esposta nel suo opuscolo: avremo in tal modo il parametro necessario per poi esporre quei discordanti pareri e quella embrionale discussione successivamente insorta che costituiscono la parte più interessante di questa nota.
Sul piano strettamente militare, è dato dal La Masa (sulla scorta del­l'esperienza, anche personale, del '48) il massimo rilievo all'esercito regolare (forte di 600.000 uomini tra forze già esistenti e leva in massa), punta di dia­mante della nazione armata; al suo fianco, con compiti di fiancheggiamento e disciplinarmente subordinate, le truppe volontarie, espressione diretta delle forze popolari, ma già coagulate in strutture istituzionali predeterminate I0) preliminarmente olla guerra. Sul piano politico questo insieme di forze, il cui retroterra è costituito dalla mobilitazione a tutti i livelli dell'intera popo­lazione (la Nazione armata appunto) si muove in un quadro istituzionale alla cui testa sta con poteri assoluti il re -di Piemonte coadiuvato dal suo Con­siglio Ministeriale, eletto dal Consiglio centrale di guerra degli Stati insorti (emanazione a sua volta del suffragio popolare). n)
Alni più particolari aspetti del programma politico del La Masa illustre­remo in seguito; ma anche da questo più che sommario cenno si può avere un'idea. Sostanziale adesione alle posizioni moderato-piemontesi, come si vede, e cosciente rifiuto di ogni problematica sociale,12) nell'impacciato tentativo di salvare anche l'iniziativa popolare , dal basso, della guerra, e la sua conno­tazione democratica.
Proprio da questa ambiguità di fondo, ben compresa dagli interlocutori, sarà contraddistinta la discussione privata e pubblica sollecitata intorno alla sua opera dallo stesso La Masa, e che vorremmo per l'appunto illustrare sulla scorte dei documenti reperiti.
Il siciliano infatti, non appena ebbe notizia della presa di posizione del Manin il quale com'è noto nel settembre 1855 ,3) si schierò apertamente in
9) PJSACANE-LÀ MASA, La guerra eh., pp. 353-361.
w) PISACANE-LA MASA, La guerra cit., p. 358 (Introduz. di S. Sechi).
11 ) Ibidem, pp. 400-401 (Cap. II: a Come unirsi gli Stati insorti al Piemonte).
12) Ibidem, p. 355.
13) Con la lettera al Siede del 20 settembre, ribadito da un'analoga dichiarazione al Diritto di alcuni giorni più tardi. Cfr., a proposito di questo stesso episodio, anche la let­tera di Giuseppe Gabussi del 17-10-1855: Una dichiarazione vostra inserita nelle Stampo dava a credere che foste assolutamente ligio ai principii esternati dal Manin, il quale ap­pariva passato nel campo dei Costituzionali, et quidem dei Costituzionali Piemontesi . (Cfr. Appendice, n. 4).