Rassegna storica del Risorgimento

LA MASA GIUSEPPE OPERE
anno <1975>   pagina <424>
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Gian Maria Varanini
personalmente21) per invitarlo in sostanza a stilare in comune con lui un pro­gramma politico, o a sottoscrivere il suo. Il Manin tuttavia rispose negativa-niente,22) facendo presente pur tra cortesi apprezzamenti l'infecondità politica di un unanimismo (a suo dire) di superficie e il proprio desideri di serbare la più totale autonomia d'azione.23) Non è d'altra parte da trascurare il fatto che la iniziativa popolare quale era prospettata dal La Masa non poteva certa­mente convincere del tatto il Manin, per quanto fosse concepita in funzione subordinata all'esercito regolare.
Fallito quel tentativo, il La Masa continuò con costanza degna di miglior causa la propria azione propagandistica sul doppio fronte, cercando contatti cioè sia con gli ambienti parlamentari piemontesi sia con eminenti personaggi del partito democratico. Ai deputati piemontesi inviò infatti una lettera in cui riba­diva ancora i concetti di fondo della propria posizione: ... io dico franca­mente al Piemonte che se egli conta di organizzare e militarmente comandare l'intera nazione armala contro lo straniero egli diverrà il centro ed il sostegno colla sua armata della guerra patria. Se colTesercito soltanto pensa di cacciare via lo straniero diverrà gli il più funesto elemento che giammai sia, e per il Piemonte terribile .24) Dei conclamati successi di quest'azione nelle file del parlamento piemontese non è rimasta altra traccia se non nelle affermazioni del La Masa stesso.
Dagli ambienti di stretta osservanza cavouriana invece, e precisamente dal conte Oldofredi-Tadini al quale aveva fatto pervenire tra i primi l'intero mano­scritto della sua opera (e non è certamente un caso questa preferenza), egli aveva ricevuto già alcuni mesi prima una opinione nettamente negativa. L'Ohio-fredi nella sua risposta al La Masa26) aveva colto con acume la compresenza di opposte e non fuse ideologie che caratterizzava l'opera del La Masa, in­dicando quali ostacoli al concreto realizzarsi del progetto fossero sia la macchinosità del congegno elettorale escogitato dal La Masa per realizzare il contrappeso popolare alla suprema autorità regia nel corso della guerra, sia l'atteggiamento sospettoso, facilmente pronosticabile, dei democratici eletti a far parte del Consiglio di guerra degli Stati insorti nei riguardi della monarchia.
È giocoforza, quindi, mettersi di fronte a questo dilenigria un- po' duro, ma vero: o il Re di Piemonte perde di fronte all'Austria , e nulla può salvarlo; o vince, e chi potrà imporgli tale ordinamento, tale legge, tale costituzione , cioè la condivisione del potere? E concludeva significativamente La fiducia, fiducia fondata sul passato di Re Vittorio Emanuele, ecco il miglior progetto di cooperazione.
porrunita di una adesione, data l'intenzione di svolgere più ampiamente e di dichiarare il nostro concetto , mostrava tuttavia di a apprezzare altamente l'importanza dell'adesione alla bandiera unificatrice del nostro Nicolò Tommaseo e degli altri insigni patrioti che ne seguirono l'esempio . (Ibidem, pp. 41-42).
21 ) Cfr. la minuta della lettera del La Masa al Manin (Appendice, n. 5).
22) G. ODDO-BONAFEDE, Cenno storico cit, pp. 215-216.
23) Ibidem, pp. 214-215.
24) Bibl. Comunale di Verona (d'ora in poi B.C.V.), Arch. La Masa.
25) a ... ho anche meco i deputati distinti del Parlamento Piemontese gli opposi­tori, Valerio e compagni i diplomatici, Tecchio e compagni . Cfr. Appendice, n. 9.
**) Cfr. Appendice, n. 3.