Rassegna storica del Risorgimento

LA MASA GIUSEPPE OPERE
anno <1975>   pagina <425>
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Della guerra insurrezionale di G. La Masa 425
Un'analisi della proposta lamasiana non dissimile da quella dell'Oldofredi anche se ovviamente volta a conclusioni di segno politico opposto, la ritroviamo nei pareri di alcune personalità democratiche. Particolarmente lucida e accurata, tra di esse, è quello di Giambattista Vare,27) che ai dimostra legato al La Masa da una cordiale amicizia, risalente probabilmente al periodo della difesa di Venezia nel '49 (alla quale com'è noto il La Masa aveva partecipato al comando di un simbolico contingente di siciliani). H Vare avanza innanzitutto delle riserve sulle qualità militari del re di Piemonte certamente non così unanimemente riconosciute da accordargli senz'altro il titolo di dittatore delle truppe nazionali sulla reale consistenza dell'esercito sardo. Ma soprattutto le sue perplessità si appuntano sulla impostazione generale che ha contraddistinto la politica piemontese dopo il '49, la quale fu senza negarle i meriti che le spettano politica non italiana, politica diretta a vivere sempre come Piemonte (...). Il paese non fu educato al sentimento dei suoi doveri verso la patria comune, fu educato alla conservazione dello statu quo, allo svolgimento non molto rapido delle libertà interne . Municipalismo, in una parola, e insicura vocazione costi­tuzionale, secondo la tradizionale diffidenza della democrazia italiana nei con­fronti del regno piemontese.
Successivamente il patriota veneziano passa ad analizzare il dilemma dei rapporti fra la diplomazia e la causa delle rivoluzioni nel caso della guerra per l'indipendenza: ed anche a lui il connubio tra potere dittatoriale regio e rappresentanti della nazione armata pare innaturale ed infecondo. E del resto, soggiunge il patriota veneziano, anche il dopo-guerra è lasciato dal pro­getto del La Masa in una troppo indistinta nebulosità: il ohe è male perché un argomento di moto per le masse è anche quello di sapere dove si vuole condurle, e quale sarà la loro condizione definitiva . Assai più stringate e recise, ma sostanzialmente indicative di un analogo giudizio sono le risposte che il La Masa ottenne da altri eminenti democratici, quali il Mordini e l'Amari. H primo, restituendo all'autore il manoscritto dell'opuscolo, lo accompagnava con un breve biglietto, in cui esplicitamente affermava il proprio totale dis­senso: Rimango incredulo quando si tratta di teste coronate e credo dannoso ritentare la prova del 48. Mutato nomine i Realisti Savoja saranno sempre gli stessi per l'indipendenza e la libertà d'Italia. Prevedibili parole del resto, se è vero che il Mordini doveva ancora per anni militare attivamente nelle file mazziniane. L'Amari dal canto suo, sollecitato ad aderire colla propria firma al programma del La Masa, rispose senza celare quel tal fastidio, se non disdegno, che provava per il conterraneo ... parmi che, nelle circostanze attuali e coi modi invaginali da voi, si rinunzi èrebi) e alla repubblica senza ottenere la nazionalità .29) Tali parole confermano del resto l'incertezza della posizione politica dell'Amari di questo periodo: egli com'è noto esitò a lungo prima di abbandonare la pregiudiziale repubblicana.
Il coro dei pareri negativi raccolti tra i democratici dal La Masa si arric-
27) Cfr. Appendice, n. 11.
M) Cfr. Appendice, n. 8. Mordimi aveva inoltre avuto dal La Mesa l'incarico di son­dare l'opinione di Fabrizi.
x) Cfr. V. FAINELLI, Come ti venne a Quarto (documenti e particolari inediti), estr. da Nuova Antologia, 1 giugno 1932, p. 11, nota 1.