Rassegna storica del Risorgimento
LA MASA GIUSEPPE OPERE
anno
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1975
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pagina
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426
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426
Gian Maria Varatimi
chìsce ancora, senza sostanziali novità d'accenti, delle voci di Giuseppe Galletti **) e di Federico Torre. 31>
Costui dopo alcune considerazioni preliminari riguardo alla difficoltà di prevedere sin nei minimi particolari, come faceva il La Masa, un'insurrezione popolare e, nel caso poi che ciò fosse possibile, riguardo alla opportunità di rendere noto il programma d'azione con tale anticipo faceva opportunamente notare nella sua risposta al La Masa quanto poco egli avesse dato peso a quel verme che da tanti secoli rode l'Unità italiana, vale a dire il Papato. Problema questo evidentemente molto presente all'animo del Torre, originario degli Stati Pontifici: ma certo le sue osservazioni al La Masa colgono nel segno quand'egli afferma che occorre considerare il problema del potere temporale non solo una questione interna per l'Italia, ma Europea, e non da sciogliersi con una rivoluzione: se altrimenti fosse noi Romani del 1848, conclude il Torre, l'avremmo sciolta stupendamente .32>
Ben più articolate e motivate risposte, invece, ebbe il La Masa da Giuseppe Gabussi e Nicola Fabrizi.
Col patriota bolognese il nostro era in contatto da lungo tempo, avendolo conosciuto personalmente nel suo soggiorno a Roma durante la Repubblica; con lui aveva poi a lungo carteggiato nei primi anni di esilio, quando ambedue erano impegnati nella stesura delle rispettive opere storico-documentarie33) sulle rivoluzioni del 48-49. Sin dall'ottobre 55 il Gabussi aveva manifestato al La Masa da coerente membro, ultimo finché volete, ma pur membro del partito repubblicano , com'egli si definitiva 3*) la propria riluttanza a sottoscrivere la sua proposta politica, soprattutto poi quando si era parlato di una adesione del realista d'Azeglio e si era realizzata quella di Tommaseo. Pur sferzando con ironia l'attività del La Masa (... voi vi proponete una collezione di piante esotiche trapiantate una accanto all'altra... Tutti dobhiam diventare Piemontesi),35) in nome dell'antica amicizia egli si prestò tuttavia di buon grado a secondarne l'operato, distribuendo a Genova (il La Masa risiedeva ormai da anni a Torino) numerose copie del famoso Programma-Sommario; sinché, in una lunga e accurata disamina del programma del La Masa, gli
30) L'amicizia tra il Galletti e il La Masa risaliva al 1849, al periodo della Repubblica Romana. Il siciliano si rivolse al Galletti (allora in Sardegna, isolato dalla vita politica, sin dalla fine del 1855, e rinnovò l'istanza nel luglio 1856. Pur riconoscendo l'utilità di concarnarci al Piemonte, e prenderlo come centro cui si unissero le altre parti perché un esercito, e l'insurrezioni senza forze già pronte sono pur troppo inutili , il Galletti affermava che chi vuole un'insurrezione e congiunta assolutamente alla monarchia [...] vuole salire su d'una torre d'un salto cioè a dire vuole rompersi il collo , e non si risolse ad aderire pienamente (cfr. ODDO-BONA FEDE. Cenno storico cit., pp. 213-214). Ad analoghi sensi s'ispira la lettera dello stesso Galletti del luglio 1856 (cfr. Appendice, n. 16).
31) Sul Torre (1815-1882), beneventano, valoroso combattente del 1848, statistico e filologo, e dopo l'unità addetto ad importanti incarichi presso il ministero della Guerra, cfr. C. PAHISET, Il generale Federico Torre, Verona, 1940 (agiografico e senz'altro pregio che l'informazione), e A. ZAZO, Vita d'esilio di due sanniti del Risorgimento - Giacomo Tofano e Federico Torre, in Samnium, a. XXXVII (1964), n. 3-4, pp. 142-169.
32) Cfr. Appendice, n. 7.
33) G. LA MASA, Documenti della rivoluzione siciliana del 1847-49 in rapporto all'Italia illustrati da G. La Masa, voli. 3, Torino, 1850-1851; G. GABUSSI, Memorie per ser* vire alla storia della rivoluzione negli Stati romani, Genova, 1851.
34) Cfr. Appendice, n. 4.
35) Cfr. Appendice, n. 10.