Rassegna storica del Risorgimento
LA MASA GIUSEPPE OPERE
anno
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1975
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pagina
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427
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Della guerra insurrezionale di G. La Masa 427
espose analiticamente le ragioni del proprio dissenso, le quali non sono poi se non l'approfondimento e l'estrinsecazione di critiche che già abbiamo visto comparire in altri interlocutori del La Masa: a parte la aprioristica sfiducia nella buona fede monarchica e l'asserita assurdità politica di principio dell'incestuoso connubio tra le rivoluzioni e un legittimo , che le dovrebbe guidare, il Gabussi giudica improbabile se non impossibile che Vittorio Emanuele presti un aiuto fattivo prima che le sorti delle rivoluzioni siano favorevolmente segnate: La rivoluzione... corre il suo andamento. È pressata dal re? Pieni. [onte] sta a vedere. È trionfante? [...] Ecco che glie ne cade la direzione, la condotta; e bisogna lasciarlo fare perché ne è investito di diritto (dal vostro libro), e di fatto, prende la investitura da sé coi suoi 60, 80 mila soldati, e soprattutto col suo partito fatto . Un rapporto paritetico, equilibrato tra re e rivoluzioni (cioè tra il re e gli organi elettivi espressione della " nazione armata ") così come era concepito dal La Masa è perciò impossibile; senza contare poi il quadro generale europeo nel quale, a giudizio del Gabussi, il Piemonte era sostanzialmente vincolato alle diplomazie occidentali, nella difesa dei re contro le rivoluzioni. Non rifiuto della partecipazione del Piemonte dunque, ma darglisi mani e piedi legati, come a un condottiero nato , questo no. E del resto, per il Gabussi, se [il Piemonte] concorre, bene, se ricusa e sta fermo, meglio : un pericolo di meno , perché il Governo sardo avrebbe certamente ascoltato quanto gli sussurrerebbero all'orecchio Francia e Inghiì-terra.
Anche nel Gabussi, come si vede, si ritrova una coerente opposizione alla posizione filosabauda e moderata, ispirata non solo dalla pregiudiziale repubblicana, ma anche e soprattutto da concrete preoccupazioni sulla reale qualificazione democratica (oltre che sulle probabilità di successo di ima operazione in cui il Piemonte avesse una posizione di leader). E infatti il suo rifiuto esplicito e definitivo ad associarsi alle posizioni del La Masa verrà quando alcuni mesi più tardi (nel luglio 1856) il siciliano, nel diffondere nuovamente il proprio programma, in una situazione politica che pareva propizia all'azione, parlerà di assegnare al re di Piemonte il comando dittatoriale della guerra futura, anziché limitarsi a parlare di comando tout-court della guerra stessa37) Una semplice sfumatura, certo, ma indicativa della crescente ineluttabilità della direzione moderata, che andava progressivamente prendendo piede.
Il dissenso ideologico non allentò tuttavia i legami tra i due, ed anzi il Gabussi continuò a collaborare praticamente all'attività del La Masa quando, uscito finalmente38) l'opuscolo, il siciliano tentò di diffonderlo nelle file stesse dell'esercito sardo, forse anche con qualche successo.39)
Anche al Fabrizi, rientrato a Malta, il La Masa si rivolse per ottenere collaborazione nello smercio dell'opera, nonché per tastare il terreno in vista di
36) Cfr. Appendice, n. 12.
37) Cfr. Appendice, n. 14. 38> Nel settembre 1856.
39} Gabussi fornì a La Masa i nomi di alcuni alti ufficiali potenzialmente favorevoli alle sue idee (tra costoro i colonnelli Caucoi-Molara, Quintini, il gen. Pietro Roselli). Il La Masa indirizzò poi personalmente una lettera a, Ai comandanti di Reggimento dell'Armata Sarda , quell'armata che ha valorosamente combattuto sotto la bandiera destinata a conquistare l'indipendenza nostra , offrendosi di diffondere il proprio libro. Una lettera al La Masa da Alessandria dell'amico Cesare Guasto sembra confermare che una certa diffusione dell'opuscolo nei quadri effettivamente vi fu (B.C.V., Arch. La Masa).