Rassegna storica del Risorgimento

LA MASA GIUSEPPE OPERE
anno <1975>   pagina <431>
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<t Della guerra insurrezionale di G. La Masa 431
natura dei luoghi >.61) Criticabile e quantomeno inutile anche la differenziazione tra le unità partigiane introdotte dal La Masa che aveva a priori distinto le unità mobili , destinate al combattimento, da quelle distrettuali e urbane fi) incaricate di compiti di controllo e di polizia: la situazione stessa, secondo il Fabrizi, avrebbe provveduto alla distinzione tra forza attiva e forza di riserva, quelle che si muovono all'azione generale, e quelle che appartengono alla loca­lità servendo di continuo emmissario alla mobilitazione . Degli uomini della milizia urbana del La Masa il Fabrizi avrebbe anche fatto a meno volentieri, aftinché lo zelo dell'ordine, obbiettivo loro proposto, non li spinga sì oltre da riordinare il dispotismo della controrivoluzione .
Il Fabrizi dunque meditò con serietà e con un sicuro impegno l'opuscolo del La Masa, e le sue critiche mostrano, pur nello stile contorto, l'usata lucidità e la conferma ulteriore di concezioni professate con saldezza incrollabile per venticinque anni. Ad onta delle divergenze politiche, egli si mantenne però anche in seguito **) in eccellenti rapporti col La Masa, sia nel 1859-60, sia dopo l'unità.65)
GIAN MARIA VARANINI
61) Ibidem. Anche con altri argomenti il Fabrizi critica questa affermazione del La Masa. asserendo l'assurdità del comportamento di chi da un lato proclama la necessità del­l'insurrezione, dall'altro propone a base strategica una parte della Nazione dalla sua si­tuazione autonomistica, geografica e politica obbligata ad una contegnosa riserva di aspet­tazione . {Ibidem).
fiZ) Volontarie le prime due, obbligatoria la terza. Cfr. PISACANE-LA MASA, La guerra n, pp. 479-484.
> M.C.R., Carte Fabrizi, 523/58, 6.
**) Àncora nel 1875 i due furono in contatto epistolare, in occasione della contro­versia politico-storico-giudiziaria che il La Masa ebbe a sostenere con Giuseppe Guerzoni (cfr. B.C.V., Arch. La Masa).
) Appena un cenno meritano infine le recensioni ottenute dall'opuscolo del La Masa sulla stampa quotidiana piemontese. Particolarmente benevola l'accoglienza dell'Esperò, di­retto dal La Farina (in precedenza, ed anche in seguito, fieramente osteggiato dal La Masa), il quale dando notizia della pubblicazione (a. IV, n. 318, 13 nov. 1856) si compiaceva della sfiducia nel metodo rivoluzionario acquisita dal La Masa, mentre la parte più strettamente militare dell'opuscolo veniva ritenuta sostanziata da una opportuna base teorica e da una solida esperienza pratica di guerra popolare: il tutto però senza entrare nel merito delle questioni. Altrettanto generiche le recensioni dell'Opinione (a. XI, n. 292, 23 ott. 1856) e óeWUnione (a. Ili, n. 290, 20 ott. 1856); si considerava naturalmente la direzione regia della guerra come l'ovvio riconoscimento di uno stato di fatto ormai incontrovertibile, e in tale ottica naturalmente si teneva conto positivamente di quelle risorse e quei van­taggi che ad un'armata regolare arrecar possono le provinole insorte e la bande dei parti­giani (JJnione). Puramente laudative anche le brevi parole del Tommaseo sul Diritto (a. IV, n. 227, 25 sett. 1857), mentre il Risorgimento (a. VI, n. 1572, 31 ottobre 1856) pur tra molte lodi avanzava riserve di natura strategica, considerando insufficienti a eliminare la presenza austriaca l'insurrezione della bassa Italia, i movimenti delle truppe di guerriglia sulle Alpi e quelli dell'esercito nazionale nella pianura padana. La stessa democratica Italia e popolo (a. VI, n. 329, 27 nov. 1856), pur dissentendo ovviamente dalle posizioni del La Masa mostrava una vis polemica alquanto scarsa, dicendosi certa che al momento delle scelte il sollevate- di Sicilia (cioè il La Masa che com'è ben noto ebbe gran parte nei fatti di Palermo del 12 gennaio 1848) si sarebbe trovato dalla parte giusta.