Rassegna storica del Risorgimento

LA MASA GIUSEPPE OPERE
anno <1975>   pagina <440>
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Gian Maria Varanini
XI G. B. VARE A G. LA MASA14)
Di casa, 23 gennaio 1856
Chiarissimo Signor La Masa,
H sommario dell'opera a cui Ella ha dedicato i suoi studi, presenta una sintesi importantissima dalle quistioni legate al supremo problema del nostro nazionale riscatto. Io l'ho letto con sommo piacere, e tributo doverosi elogi all'illuminato patriotismo dell'antere, alla franchezza con la quale 6ono posti i quesiti, tutti gravi, tutti tendenti alla pratica utilità.
Non dubito che i singoli argomenti saranno svolti con quel sapere e con quella diligenza che distingue il concetto generale. Ho studiato attentamente la spiegazione del capitolo secondo. Se io potessi esser convinto che le cose fossero possibili nel modo che Ella propone, sarei lieto di applaudire al pro­getto. Ma confesso che i miei dubbi si partono appunto dalla possibilità storica dell'avveramento di siffatte proposte.
Non parlo del Re: non lo conosco personalmente, e non saprei discernere i suoi meriti da ciò che gli encomiatori ufficiali e non ufficiali attribuiscono al principe, pel solito andazzo. So che a Mortara il Duca di Savoja fu un infe­lice generale di divisione: non so di chi sia stata la colpa. Non so dunque se l'uomo sarebbe capace di adempiere le grandi funzioni di generalissimo di un'armata nazionale. Sarebbe in me temerità il negare, ma lo sarebbe pure l'affermare. Ricordo soltanto che per confidare il comando dittatoriale delle truppe ad un generale, quando ci va di mezzo la sorte di tutta una nazione, si richiederebbe una capacità straordinaria e per tale riconosciuta. Parlo piut­tosto del governo che ha retto il Piemonte da sei anni a questa parte. Non vorrei negare importanza alla vittoria che fu riportata sui tentativi di reazione, né alle franchigie conservate, né alla emigrazione bene o male ospitata. Non è in me preoccupazione di lotta, e non nego la lode cui spetta. Ma senza disco­noscere i fatti, non si può negare che la politica piemontese, cominciando dal proclama di Moncalieri e terminando col trattato di alleanza, fu politica non italiana, politica diretta a vivere sempre come Piemonte e non come provincia italiana destinata a servire il comune rinnovamento. Il paese non fu educato al sentimento dei suoi doveri verso la patria comune, fu educato alla conser­vazione dello sta tu quo, allo svolgimento non molto rapido delle libertà interne. Legislazione, amministrazione, finanza, diplomazia, tutto fu municipale, ed è. Si aveva formato un esercito: forse il pubblico credeva più che non fosse, o almeno meglio che non fosse. Certo è che Lamarmora per condurre quindi­cimila soldati in Crimea ha dovuto deformare e rompere in un mese quanto aveva costruito in cinque anni di ministero. È corso quasi un anno dalla spedi­zione, e pochissimo o nulla ai è rifatto. I vacui non furono riempiti, e non sarebbe agevole riempirli: così mi assicurano persone competenti. Se in pri­mavera si spedisse un altro corpo in Oriente o nel Baltico, rimar ebbe un'ombra di esercito, non quel nucleo militare che meritasse venir valutato come eie-
) B.C.V., Arch. La Masa.