Rassegna storica del Risorgimento
LA MASA GIUSEPPE OPERE
anno
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1975
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pagina
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441
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Della guerra insurrezionale di G. LaMasa 441
mento primario delle forze nazionali. Non sono profeta, non aspiro ad esserlo, e perciò non predico in quale stato si troverà l'Europa quando l'Italia volesse insorgere. Ora sé per avventura l'Europa fosse nelle condizioni che adèsso la opprimono, il governo Piemontese che ha legato la sua politica alla volontà della diplomazia anglo-francese, non sarebbe libero di accettare e non accetterebbe una specie di solidarietà con ila rivoluzione, perché la rivoluzione, oltre ad essere poco simpatica e molto sospetta, ad esso, è poi recisamente riprovata dalla detta diplomazia. Combattere e scacciare lo straniero significa per lei signor La Masa, come per me espellere i Francesi da Roma come gli Austriaci da Verona e Venezia. Liberare l'Italia significa detronizzare Pio IX come Ferdinando II. A impresa di tal fatta Ella chiama l'alleato di Luigi Napoleone e di Palmerston? E crede che verrà? E crede che farà causa comune con gli eroi futuri delle barricate? E che per questi sguainerà la spada, e gdtterà di fodero lungi da sé? Che giuocherà la corona regale degli Stati Sardi per questa eventualità? Con la mano sul cuore, devo dirle che non lo vedo possibile, non che probabile. Credo più facilmente che la diplomazia, nemica nata delle rivoluzioni, gli detterà una condotta che a noi non potrebbe convenire. Ella prevede il caso che il Re accetti le sue proposte. Ma se invece di accettarle, le combattesse? Se tergiversasse, se temporeggiasse, se i soliti maneggiatori facessero una propaganda funesta come nel 1848, che cosa 'dovrebbero fare i patrioti italiani? Nel suo bello e particolareggiato Sommario non trovo una parte per codesta malaugurata diplomazia. La quale è un fatto da cui non si potrebbe far astrazione. La diplomazia vorrebbe intromettersi nelle cose nostre, pur troppo. Vorrebbe ella affidar al Re il continuo corrispondere in nome della nazione insorta e combattente con chi rappresenta la diplomazia? Mi parrebbe esorbitante e pericoloso potere. Vorrebbe Ella al contrario impedirgli tale corrispondenza quando non concorra l'assenso della Commissione degli Stati insorti? Mii sembra impossibile che il Re accetti mai così secondaria posizione, o che accettata la osservasse sempre. E in generale, il medesimo dilemma mi si presenta in tutte le azioni importanti della pratica rivoluzione, come Ella propone ordinarla. Anch'io invoco una dittatura; ma la dittatura mi pare debba essere, naturalmente un governo semplice, ed omogeneo. Invece Ella mi darebbe una dittatura composta di due elementi, i quali furono sempre opposti uno all'altro. Invece di un solo motore avremmo una dualità, ed il contìnuo pericolo di un antagonismo. Come distinguere pratica-niente tutti i poteri del Re, dittatore nelle cose militari, dai poteri del Consiglio misto, dittatore nelle cose amministrative? La disparità delle opinioni potrebbe nascere e nascerebbe il giorno dopo. Allora o la Commissione deve rassegnarsi a eedere, ed è corpo 'inutile, indegno della solennità con cui viene deputato, e della responsabilità che assume; oppure paralizza i movimenti del Re Generalissimo. L'accordo sarebbe una utopia. E finita la guerra? Quali guarentigie si avrebbero? Al mio modo di vedere, questo sarebbe il meno; ma non si deve disconoscere che un argomento di moto per le masse è anche quello di sapere dove si vuole condurle, e quale sarà la loro condizione definitiva.
Eccole, egregio Signor La Masa, i dubbi che mi si affacciarono nel leggere quelle pagine che Ella ebbe Ha gentilezza di comunicarmi. Avrò quanto prima il piacere di ringraziarla in persona di questo atto cortese; ed allora mi permetterò di interrogarla se ai medesimi dubbi avesse già preparata nel lavoro suo la risposta. Ma ho voluto esporli subito, per darle con la franchezza del mio linguaggio una prova del gran conto che faccio e dellVmera da lei intra-