Rassegna storica del Risorgimento

LA MASA GIUSEPPE OPERE
anno <1975>   pagina <442>
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Gian Maria Varanini
presa e del valore con cui Ella può averla compiuta. Rinnovandole le espres­sioni dell'alta mia stima, ine le professo devotissimo
Vare
XII G. GABUSSI A G. LA MASA15)
Genova, 1 febbraio 1856
VJ. -Ti.,
Eccomi a compir la promessa, quella di rispondere un po' diffusamente alle vostre antecedenti.
Premetto come io ricordi benissimo di aver concorso nel v.ro parere sul concetto che, volendo Italia rendersi indipendente, occorra l'impiego così delle armate regolari come della intera nazione, vale a dire dell'elemento po­polare. Ricorderete però a vostra volta come, allorquando vi compiaceste leg­germi qui in Genova, la state dello scorso anno, la parte che direm politica del v.ro libro, vi esprimessi ben chiaro ohe io non lo avrei firmato senza una variante, nella parte cioè di costituire ab initio V. Em. duce e regolatore del­l'impresa; condotta che gli verrebbe offerta dal Consiglio centrale creato dalla insurrezione, il quale avrebbe di poi eletto altro capo ogni qual volta V. E. non avesse accettato di prender parte alla guerra. Vi diceva, panni, non aver io fiducia in alcun re, fosse il più leale del mondo, perché i re meno si rego­lano sulle loro aspirazioni e sui loro cavallereschi propositi, che sulle tradi­zioni dinastiche, mantenute nella famiglia, nella Corte, nei grandi, nel mini­stero, i quali elementi tutti determinano la di lui maniera di operare. Poco a me importa che un re si chiami con tale o con tal nome; io guardo i suoi interessi dinastici, le sue tradazioni, la sua storia, e nulla più. Vedo pertanto nella casa Savoia la tradizione d'ingrandirsi a poco a poco, e sempre per trat­tati che furono frutto di alleanze conchiuse, poi tradite, indi riprese, colla più subdola, la più machiavellistica politica cui siansi mai appoggiati regnanti. Il paragone tra Federico II di Prussia e la Casa Savoia, il primo de' quali conquistava Provincie coll'armi, non regge per mille ragioni che condurreb­bero troppo per le lunghe, e che qui non è luogo a discutere, perché alla fin fine io non miro a sostenere una tesi, ma a giustificare una convinzione frutto di studi, di esperienza, di ponderazione. Ma come voi prendete a perno prin­cipale la persona del re, e il di lui leale carattere, così non è facile possiamo intenderci, essendo che queste belle qualità non fanno a me né caldo né freddo, e credo fermamente che il più subdolo, di più sleale monarca, quando fosse assoluto e senza fede, potrebbe eseguir del pari un'impresa che gli promette un ruolo più vasto, se nella mente sua lo trovasse eseguibile. Per me dunque V. E. è fuor di quistione: parliamo del re di Piemonte, e veniamo all'atto pratico.
Non mi pare che voi Bostoniane nel vostro libro la tesi che il re di Piem.: debba prender lui l'iniziativa della guerra contro Austria, Napoli, il Papa etc. etc ma sibbene supponiate una insurrezione italiana, diretta a liberarsi, i Napo­
li) Museo del Risorg. di Milano, Arch. Gen. del Ris., fondo La Masa, 2A.56/57.