Rassegna storica del Risorgimento
LA MASA GIUSEPPE OPERE
anno
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1975
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pagina
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443
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Della guerra insurrezionale di G. La Masa 443
tetani da Ferdinando, i Romani dal papa, i Lombardi dagli Austriaci, e via dicendo. Queste insurrezioni, sono, in buoni termini, altrettante rivoluzioni delle quali voi volete chiamare a prender parte un legìttimo, offrendogli la condotta, il comando, la direzione della guerra, sorretto e sostenuto dal con-agl'io centrale. Sta bene? Supponiamo dunque una insurrezione in Italia. È dimoile, prima di tutto, immaginare che possa essa in un giorno dato, scoppiare a Milano, a Roma, a Napoli, a Firenze, tanto più avversando voi e sprezzando le opere di setta e settatori. Una sommossa dunque comincia in un paese, a Napoli, p. esempio. Piemonte sta a vedere: poi si propaga in Roma: Piem. sta a vedere. La Lombardia si agita, minaccia etc. Piemonte tira un buon cordone di truppe, e sta a vedere: anzi nel dubbio di compromettersi in un fatto non abbastanza solido, vieta, per sua parte, gli aiuti ai fuorusciti. La rivoluzione intanto corre il suo andamento. È pressata dai re? Piem. sta a vedere. È trionfante? Eccolo, non ad affrettare che lo inviti il consiglio centrale, ma a farsi animatore dell'impresa. Ecco che glie ne cade la direzione, la condotta; e bisogna lasciarlo fare perché ne è investito di diritto (dal vostro libro), e di fatto, prende la investitura da sé coi suoi 60, 80 mila soldati, e soprattutto col suo partito fatto, e con quello che può farsi coi mille mezzi di seduzione, di intimidazione etc. etc. Datemi pertanto una insurrezione ben basata, e V. E. ne accetterà subito la direzione, perché non gli potrebbe convenire di fare diversamente; datemela infondata e non subitamente trionfante, e V. E. farà come il padre nel 48; e se quello aspettò a portare i soccorsi dopo la 5.a giornata, V. E. aspetterà la sesta. Ditemi inoltre (e mettetevi prima di rispondere la mano sulla coscienza di galant'uomo quale voi siete): se foste voi V. E., o un suo consigliere, potreste dargli il suggerimento di avventurarsi, lui legittimo e re sicuro di uno Stato solido benché piccolo, in una impresa dubbiosa che potrebbe, o non riuscire, e portargli conseguenze fatali, o riuscendo vedersi poi escluso da una Costituente sovrana che potrebbe benissimo proclamar la repubblica? Badate che io porto opinione che, se non altro, per riconoscenza, l'Italia lo proclamerebbe re; ma qua! principe, sopra un probabile, vorrebbe azzardare il certo per l'incerto? Studiamo più oltre. Ponete la insurrezione trionfante: ponete V. E. che 'accetta di condur la guerra, e si assoggetta a riconoscer nel Consiglio centrale un potere quasi rivale. Che potrà questo Consiglio? Ponetevi anche qui la mano sulla coscienza, e ditemi se avrà poteri ed influenza maggiore del povero Governo provvisorio di Milano che si fece ben presto umilissimo servitore di C. Alberto? Voi non pensate quanto sia la influenza che esercita un re su quei corpi morali, sempre fra loro eterogenei, sussidiato da un esercito, dall'oro, dai ciondoli, dagl'impieghi. Insomma; ponetemi alla somma delle cose un re, e poi dategli quanti Consigli centrali volete, e sempre ne risulterà che 31 re assorbirà tutto, farà la guerra a modo suo e la pace a modo suo. Voi mi direte che vi è il Consiglio centrale il quale, quando conosce tradito il paese, gli toglierà il comando. Amico! questa credenza sarebbe più che utopia; sarebbe un delirio. L'esperienza, maestra delle cose, è là per ismentirci ed esempi recentissimi lo confermano.
Ora vengo più da presso. Vedete che il Piem. si è legato coi due maggiori potentati d'Europa, e non avete d'uopo d'imparare da me che con simile fatto ha vincolata la propria volontà, ha circoscritta al loro beneplacito la propria azione, e si è posto in condizioni di firmare accanto all'Austria il servaggio d'Italia. Se la pace si avvera, voi vedrete questo scandaloso fatto, fatto alle conseguenze del quale si e assoggettato il vostro re leale e italianissimo, pre-