Rassegna storica del Risorgimento
MARTINI FERDINANDO
anno
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1975
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pagina
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449
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LA POLITICA COLONIALE ITALIANA DOPO ADUA: FERDINANDO MARTINI GOVERNATORE IN ERITREA
(Continuazione e fine. Vedi fase. Ili, luglio-settembre 1975)
Allorché, nell'estate del 1897, il ministero di Rudini iniziò la sua ricerca di un governatore civile al quale affidare l'amministrazione dell'Eritrea, ponendo fine così al regime militare, non aveva ancora definito in manderà stabile e netta il suo orientamento verso la colonia. La politica di raccoglimento, enunciata alla Camera nella discussione del maggio ed approvata dalla maggioranza, come era suscettibile all'origine di interpretazioni diverse, così lasciava ancora un margine abbastanza ampio di opzioni circa la sua attuazione concreta. Evidentemente, però, tale margine si sarebbe di molto ristretto una volta effettuata la scelta del governatore. Non solo, infatti, tale nomina avrebbe avuto carattere indicativo e tutto sommato abbastanza vincolante, a seconda delle concezioni coloniali del prescelto, rispetto al futuro indirizzo della politica governativa in Eritrea, rendendo così più difficili eventuali ripensamenti e ritorni indietro; ma lo stesso governatore, una volta installato nella nuova carica, non avrebbe mancato di esercitare un'influenza determinante, di modo che l'orientamento stesso, in materia coloniale, di un governo centrale lontano e non troppo interessato, sarebbe dipeso largamente dalla sua personalità e dalle sue proprie convinzioni. D'altra parte, la mancata soluzione, anche dopo la seconda missione Nerazzini ad Addis Abeba, del problema del confine, moltiplicava gli imbarazzi al ministero, sottoposto ad un fuoco incrociato di pressioni e di recriminazioni ad opera sia di coloro che tornavano a sperare nella possibilità di mantenere lo status quo territoriale senza bisogno di ritirarsi dalla linea del Mareb, sia di quanti cominciavano a dubitare della effettiva volontà del governo di portare a definitiva attuazione la politica di ripiegamento su Massua, o per lo meno sul triangolo Massaua-Asm ara-Cheren. E così, per esempio, uno dei più antichi sodalizi votati alla prò-mozione della politica coloniale, la napoletana Società Africana d'Italia, riprendeva fiato e per bocca del suo consiglio generale lanciava al governo, sia pure in tono apparentemente remissivo, un pressante appello a rivedere, appena possibile, la sua linea politica in materia coloniale:
Siamo i primi a riconoscere che gravi errori politici e militari procuravano all'Italia gravissimi danni, in vista dei quali il Governo Nazionale propose, non solo di arrestare ogni ulteriore espansione dell'italianità nel continente nero, ma di ritirarla anche, più o meno prontamente, dal punto a cui ai era inoltrata; e il Parlamento, con notevole maggioranza, confortò del suo assenso il divisamento ministeriale. Ossequienti all'espressione della volontà nazionale, emanata dai suoi organi legittimi, non ci crediamo punto lecito di muover protesta in contrario; e solo, prevalendoci della libertà di pensiero e della manifestazione di esso, garantitaci dai patri! istituti, diciamo francamente che il consiglio adottato non si accorda al nostro. Ma, torniamo subito a dichiarare, che, riconoscendo di esser rimasti in minoranza, ci sottomettiamo in fatto all'attuazione di quello che fu legalmente deliberato. Aggiungiamo, peraltro, che, avendo il Parlamento commesso al giudizio del potere esecutivo ogni modalità di tempo e di limiti, ci rimane ancora la speranza che una più matura e comprensiva riflessione, e forse anche un qualche favorevole evento, inducano a procedere in modo, che