Rassegna storica del Risorgimento

MARTINI FERDINANDO
anno <1975>   pagina <450>
immagine non disponibile

450
Alberto Aquaronc
quell'attuazione da noi ravvisata quale una jattura, riesca più lenta e meno definitiva. E in vista di ciò ci permettiamo ricordare, che ad ingrossare le file della nostra minoranza, addola-rata dalla caduta dei suoi ideali, concorrono quelli che hanno a cuore la diffusione della fede cattolica, giovantesi della presenza della bandiera italiana sull'altipiano etiopico, quelli che anelano all'abolizione completa della schiavitù, e tutti quelli, infine, cui ripugna restituire alla barbarie quelle terre, bagnate dal sangue dei nostri esploratori e soldati e mescolate con le loro ossa.0
Dal lato opposto, non mancavano invece ripetute manifestazioni di con­senso alla politica di raccoglimento del governo, sotto forma di più o meno esplicite esortazioni a perseverarvi e a non lasciarsi indurre ad abbandonarla in favore di un ritorno ad un indirizzo espansionistico, magari sulla spinta di ormai viete considerazioni di prestigio.2)
L'intera questione eritrea si complicava poi, per il governo, a causa della necessità di fare i conti anche con il sovrano, il quale seguiva molto da vicino una vicenda che non solo gli stava a cuore in sé e per sé, ma si trovava proprio alla confluenza di quei settori della vita pubblica e dell'azione di governo sui quali la Corona aveva sempre accampato e gelosamente custodito un suo parti­colare diritto d'intervento, o per lo meno d'influenza diretta: la politica estera e la politica militare. Già nel congedarsi dal Nerazzini alla vigilia della partenza di quest'ultimo per la sua seconda missione nella primavera del 1897, re Uni-
1) Copia a stampa del voto, trasmesso a Rudini dal presidente della Società, A. Costa, con lettera del 30 giugno 1897, in ACS, Presidenza del Consiglio, Rudini, 1897, fase. 112. Altra copia a stampa, acclusa ad una lettera circolare dello stesso A. Costa, datata 7 luglio, in ASMAI, pos. 163/, fase. 9. Che la questione dei confini fosse vitale per qualsiasi felice prospettiva di valorizzazione economica della colonia, pur dopo la rinuncia al programma di colonizzazione agricola su vasta scala, fu sostenuto anche in ambienti favorevoli ad una politica di solo sfruttamento commerciale dell'Eritrea. Scriveva per esempio Cinzio Bona-schi, uno degli animatori della Società d'esplorazione commerciale in Africa: a Diciamo che la questione politica dei confini si fonde colla questione commerciale; e ci duole anzi che a quanto almeno ci sembra il nostro Governo non abbia forse compreso simile fu­sione. Tolta infatti la possibilità di una exploitatìon agricola e commerciale nell'Eritrea in sé e per sé; tolta la possibilità di far di questa una colonia di emigrazione; che cosa resta all'Italia per utilizzare il suo territorio africano, se non lanciare più lontani che può i suoi tentacoli, per attirare il commercio del sud e dell'ovest, prima che altri sgraziatamente per noi lo diriga per altre vie? . Restringere l'occupazione alla costa e ad mi lembo d'altipiano sarebbe stato un non senso: meglio piuttosto l'abbandono totale della colonia. L'autore dello scritto terminava allineandosi sulle posizioni di quanti, in quel torno di tempo, indicavano come soluzione migliore l'affidamento dell'amministrazione dell'Eritrea ad una società privata di capitalisti: oc Diciannove milioni di spese, pesano troppo sul bi­lancio dello Stato? Allora guardiamoci intorno e vediamo se non sia possibile, colle dovute garanzie, giungere alla costituzione di una Compagnia che si assuma il governo e l'ammi­nistrazione della Colonia, con un canone governativo che sia, relativamente alla spesa at­tuale, non troppo oneroso . Cfr. c.b., Africa italiana, in L'Esplorazione Commerciale e l'Esploratore, a. XII, fase. VII, luglio 1897, pp. 225-227.
2) Si vedano per esempio gli articoli L'Affrica, in L'Economista, a. XXIV, n. 1203, 23 maggio 1897, pp. 321-322 e Ancora VAfrica, in L'Economista d'Italia, a. XXX, n. 30, 25 luglio 1897. Entrambi i periodici si dichiaravano favorevoli alla politica di ripiegamento su Massaua, soprattutto al fine di ridurre per quanto possibile le spese d'Africa. Il limite dei tributi infatti, scriveva il secondo, aveva ormai raggiunto un livello con. elevato da deprimere l'economia pubblica, da restringere i consumi e arrestare il naturale incremento della ricchezza .