Rassegna storica del Risorgimento
MARTINI FERDINANDO
anno
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1975
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pagina
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451
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F. Martini governatore in Eritrea 451
berlo aveva espresso chiaramente la sua ostilità a qualsiasi rinuncia territoriale in Eritrea che non. fosse assolutamente indispensabile; e tale intervento del sovrano non era stato estraneo, secondo la testimonianza del diretto interessato, alla mancata definizione della questione di frontiera pure m quella seconda occasione, e ciò al fine di non pregiudicare con concessioni territoriali intempestive la possibilità di mantenere la linea di Mareb. 3> Ed anche in seguito, come si vedrà, il Re non tralasciò di manovrare dietro le quinte contro ogni interpretazione troppo rinunciataria della politica di raccoglimento del governo. 4)
3) Doveva ricordare più tardi Nerazzini, in un suo memoriale del luglio 1904: Le mie istruzioni, partendo da Roma, erano di cedere il minor territorio possibile, ma ammettevano sempre una cessione, e mi laciavano grandissima libertà d'azione. Devo però ricordare che S.M. il Re Umberto nel congedarmi, pur comprendendo che sarei forzato a qualche concessione, mi disse con un accento indimenticabile di confidare nella mia fortuna perche risparmiassi a lui il dolore di cedere un territorio dichiarato italiano. Partii molto impressionato di quelle parole e del modo con cui mi furono dette, e giunto nello Scioa nel maggio, cominciai le trattative ardue, difficili, pregiudicate dalla presenza di tutti i Ras in Addis Abeba, i quali facevano intorno all'Imperatore una ridda feroce perché egli conservasse interamente il Tigre all'Etiopia . Dopo aver ricevuto da Rudinì comunicazione del voto della Camera in favore del disinteressamento per l'altipiano e quindi l'ordine conseguente di non insistere sulla questione del confine, Nerazzini, sempre secondo il suo memoriale, decise di non eseguire gli ordini ministeriali: e sicuro che questa mia decisione non avrebbe compromessa la pace, mi opposi alla accettazione delle proposte di Menelik, gli dichiarai che non avrei mai posto il mio sigillo su quel confine e che soltanto mi sarei limitato a portare in Italia quel di Lui progetto da sottoporsi allo studio del Governo italiano . Cfr. RICCARDO TRUFFI, Precursori dell'Impero africano, Roma, Edizioni Roma, 1936, p. 163. Queste affermazioni di Nerazzini, evidentemente dettate dal desiderio di apparire come il salvatore della situazione, contrastano però almeno in parte con il telegramma inviato il 3 settembre 1897 dal governo italiano a Menelik per annunciargli la ratifica del trattato di commercio sottoscritto nel giugno precedente. Nel telegramma, a firma Rudinì. Visconti Venosta e Pelloux, si parlava del nuovo confine, approvato dal Re ce nella certezza che saranno stabilite soddisfacentemente le modalità per il passaggio del territorio e la sicurezza delle popolazioni , come tracciato d'accordo col maggiore Nerazzini . Cfr. DDI, Terza serie, voi. H, doc. 201, pp. 154-155. D'altra parte, il carattere decisivo dell'azione di Umberto I per evitare l'abbandono dell'Eritrea dopo Adua e conservare poi alla colonia il miglior confine possibile, fu sottolineato dal Luzzatti (il quale non era certo un entusiasta della permanenza italiana sull'altipiano), nella sua commemorazione del sovrano assassinato, tenuta a Treviso nel 1901. Cfr. LUIGI LUZZATTI, Memorie tratte dal carteggio-e da altri documenti, voi. II: (1876-1900), Bologna, Zanichelli, 1935, pp. 472-473. La scarsa considerazione dell'uomo politico veneto per quel possedimento italiano in Africa trovò del resto espressione anche in quella stessa circostanza, allorché concluse: ce E quando arrivi il giorno in cui l'Eritrea possa resti turci almeno in parte ciò che ci ha costato, se mai questo sia possibile, o si possa cederla in cambio, per atto d'esempio, dell'Isola di Cipro, fronteggiante l'Asia Minore e di cui i nostri sovrani portano il nome glorificato dalle loro gesta, o per qualche altro punto importante del Mediterraneo e dell'Adriatico, avremo un'altra ragione di ricordare e di benedire la memoria del re fiero . Ma sull'atteggiamento del Re a proposito dell'Eritrea v. anche oltre, alla nota 68.
4) Rudi ni rimase perciò deluso nelle sue speranze di riuscire prima o poi a far prevalere la sua politica africana sulle resistenze del sovrano, se si deve credere alla veridicità di un episodio riferito da Sonnino nel suo diario, alla data 6 giugno 1897: Nella discussione ultima sull'Africa (non so bene se nel suo primo discorso in risposta alle interpellanze o nella discussione sulle mozioni) l'on. Rudinì accennò con se e ma e purché al ritiro completo dall'Eritrea. Finito il discorso si affollarono parecchi intorno a lui a compiimeli-