Rassegna storica del Risorgimento

MARTINI FERDINANDO
anno <1975>   pagina <454>
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Alberto Aquarone
della presunta candidatura. Sin dalla fine di agosto, tuttavìa, ossia già a pochi giorni di distanza dalle prime notizie sul proposito del ministero, erano comin­ciate a circolare voci secondo le quali Bonfadini non sarebbe più andato in Eritrea: non solo il suo nome aveva incontrato la vivace opposizione degli am­bienti militari, ma si mormorava persino della ostilità di un alto personaggio che si sarebbe rifiutato di approvare la nomina in questione. Il 16 settembre la Tribuna lasciava addirittura intendere che vi era stato un vivace scontro fra il Re e Rudinì: il primo aveva rifiutato di sanzionare la nomina del senatore designato ed il secondo aveva allora offerto al sovrano le dimissioni dell'intero ministero. L'indiscrezione, fondata o meno che fosse, provocava una smentita ufficiale tramite l'Agenzia Stefani, cui si aggiungeva una indignata deplorazione della governativa Opinione liberale,l2) Intanto, però, si andava allargando la sensazione che la candidatura di Bonfadini rimasta sempre avvolta, peraltro, nei veli del silenzio ufficiale stesse irrimediabilmente tramontando e già cominciavano a far capolino voci su altre soluzioni, sia pure soltanto provviso­rie. 13) Il 5 ottobre, il romano Messaggero si faceva eco dell'impazienza e della irritazione diventate ormai generali al riguardo:
Sono due mesi e più che si parla di dare alla colonia eritrea un governatore, di dare un assetto all'amministrazione di quel territorio, e fino ad oggi tutte le deliberazioni sono rimaste allo stato di voci e dicerìe. Dopo lo scacco della nomina non ufficialmente annun­ciata del senatore Bonfadini, il più profondo silenzio ai è fatto da parte del governo intorno a tutto ciò che riguarda l'avvenire dell'Eritrea. Soltanto ieri l'altro un giornale uffi­cioso ci faceva sapere che finalmente l'on. Bonfadini aveva deciso... di far conoscere, fra qualche giorno, il suo sacro responso. E tutto ciò mentre i giornali riferiscono le notizie più strampalate sull'incidente della semi-nomina di Bonfadini e fanno già i nomi di altre per­sone che dovrebbero avere quel posto di governatore. Non è sommamente ridicolo tutto ciò? M)
In realtà, proprio in quella stessa data Bonfadini indirizzava al presidente del Consiglio una lettera con la quale rinunciava definitivamente alla carica offertagli. Essa era in risposta ad una missiva di Rudinì del giorno precedente, in cui si esprimeva al governatore designato una valutazione assai pessimistica
U) Così riferiva II Mattino, in data 31 agosto-I0 settembre 1897. La recisa ostilità del Re alla nomina di Bonfadini divenne ben presto di pubblico dominio. In proposito, si veda anche la testimonianza di Rattazzi riportata in FERDINANDO MARTINI, Il diario eri­treo, Firenze, Vallecchi, s.d. (ma 1946), voi. I, p. 2 (alla data 29 dicembre 1897). Alla duchessa Latta Umberto I avrebbe detto, allorché maggiori erano le insistenze del ministero per quella nomina: e Ora resta che non mi secchino col Bonfadini; alla sua nomina io non darò mai il mio consenso . Sull'avversione concepita da Umberto I per il gabinetto Rudinì a causa della politica africana di quest'ultimo cfr. pure LUIGI LODI, Venticinque anni di vita parlamentare da Pelloux a Mussolini, Firenze, Bemporad, 1923, p. 9.
I2) Fiabe, fantasticherie e chiacchiere vane, in L'Opinione liberale, 18 settembre 1897.
té) Già il 25 settembre, in un articolo dal titolo Cose d'Africa, Il Messaggero rife­riva che la promozione a maggior generale del colonnello Cancva, facente funzione di governatore in Eritrea, imponeva la necessità di provvedere al suo successore, che avrebbe dovuto essere investito delle sole funzioni di comandante militare, in attesa della nomina di un governatore civile; questa pareva però più ohe mai in alto mare* La questione della introduzione del governo civile in Eritrea era infatti ancora tutta da decidere.
14) Un buon esempio, ivi, 5 ottobre 1897.