Rassegna storica del Risorgimento
MARTINI FERDINANDO
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1975
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F, Martini governatore in Eritrea
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sulla effettiva possibilità di immediata instaurazione òn Eritrea di un governo civile con pieni poteri sull'autorità militare: ciò in quanto alla frontiera nordoccidentale della colonia continuava a persistere la grave minaccia dei Dervisci, come dimostrava la loro recente incursione dal Sudan, che era stata poi arrestata non senza difficoltà ad Agordat.15) Difficile dire se Rudinì desse veramente peso a queste sue considerazioni oppure se, come forse più probabile, volesse semplicemente servirsene come pretesto per uscire da una situazione divenuta assai scomoda per il governo, a causa delle opposizioni suscitate dalla incauta designazione di Bontadini. Il quale, comunque, non esitò a questo punto a trarne le debite conseguenze, chiudendo così la questione, almeno per quanto personalmente lo riguardava:
Ho ricevuto la sua lettera riservata del 4 corrente, e La ringrazio delle franche dichiarazioni, che permettono a me pure ma franca risposta.
Ella sa che accettando nello scorso agosto, dopo quarantotto ore di penose meditazioni, l'incarico da Lei offertomi replicatamente di Governatore Civile nell'Eritrea, questa accettazione era fondata sul presupposto, allora, comune al Ministero ed a me, che l'autorità mia nella Colonia dovesse coincidere con un nuovo indirizzo da darsi alle questioni africane e col risanamento pacifico dell'amministrazione coloniale.
Se ora questi due scopi devono essere modificati o ritardati, per effetto di nuovi incidenti, a cui sono rimasto estraneo, e che naturalmente non giudico, Ella comprenderà che le basi di quella mia accettazione si trovano singolarmente spostate. Ed io penso che con ciò sia venuta meno ogni ragione politica alla mia nomina, la quale poteva unicamente giustificarsi col proposito che confido soltanto differito di una schietta e radicale mutazione nei nostri metodi di governo in Eritrea.
Sono quindi costretto, ripetendo a VJE. ed al Ministro i miei sentimenti di gratitudine per la fiducia in me riposta, a presentare le mie dimisioni dalla carica che avevo accettata pregando Lei, caro Presidente, a volerne far prendere atto.lfi)
15) La lettera di Rudinì in DDI, serie cit., voi. II, doc. 241, p. 182. Nella lettera era detto fra l'altro: Fino a quando Cassala non sarà stata da noi evacuata, o, come desidero, consegnata agli anglo-egiziani, io non credo che si possano diminuire nei Bogos le attribuzioni dell'Autorità Militare. Se i dervisci faranno una nuova irruzione nei nostri possedimenti, non può, fino all'epoca della loro ritirata, essere menomata l'autorità del Comandante Militare nel paese dei Bogos. In altri termini, l'autorità del Governatore Civile non può svolgersi, in tutta la sua interezza, se non quando sia assicurata la pace all'Ovest come è stata assicurata al Sud . A proposito della prima, pericolosa incursione dei Dervisci neU*Eritrea settentrionale, avvenuta all'inizio dell'anno, aveva osservato aspramente XJH Tribuna del 18 gennaio (L' alibi africano)'. Perché il nodo di tutte le responsabilità sta solamente e veramente qui: nella politica meschina, politica sorda, cieca e muta, a scadenza neppure di ore, ma di minuti, che il governo ha creduto d'inaugurare con la pace. La pace, fatta a quelle condizioni, con quelle dolci indennità, con quelle onorate barriere territoriali, per colmo di nostra gloria, con l'obbligo di sospendere tutti i lavori di fortificazione nella colonia, (...) potrà liberare il ministero da una delle tante seccature che costituiscono sempre un bagaglio di governo; ma liquidò totalmente il nome ed il prestigio, e il passato e l'avvenire dell'Italia in Africa. Chi volete ormai che più ci tema o ci rispetti? Chi volete ohe più ci dia tregua o ci risparmi? . Su tale incursione dei Dervisci e sulle sue ripercussioni in Italia, a livello sia di politica coloniale che di reazioni dell'opinione pubblica, si veda pure la lettera di Visconti Venosta all'ambasciatore a Londra Ferrerò, hi data 5 febbraio 1897, in DDI, serie cit., voi. I, doc. 352, pp. 255-257. La lettera è di particolare importanza anche per quanto riguarda i motivi dell'abbandono di Cassala da parte italiana.
K) Ibidem, voi. Il, doc. 224, p. 174.