Rassegna storica del Risorgimento
MARTINI FERDINANDO
anno
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1975
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pagina
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457
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F. Martini governatore in Eritrea 457
Rudinì a Luzzatti, in data 20 ottobre 1897. Premesso che nessuno poteva essere più felice di me quando veggo un antiafricanista più antiafricanista di me, il presidente del Consiglio così proseguiva:
La liquidazione non si fa se tutti gli affari non si concentrano nelle mie mani. Senza di ciò e senza un severo sindacato sul posto, e a Roma, non si riduce l'esercito coloniale, non si risparmiano le spese, non si restringe la occupazione militare. Potrebbe essere espediente di nominare un S. Segretario di Stato alla presidenza come ajuto del Presidente. E poi trasferire alla presidenza i due Uffici coloniali della Guerra e degli Esteri.M)
Il programma di ristrutturazione ventilato da Rudinì esprimeva senza dubbio, in primo luogo, una preoccupazione di carattere contingente e quasi personale: il desiderio di predisporre gli strumenti amministrativi più idonei a far prevalere la sua propria politica coloniale, quella politica che continuava invece ad urtare contro ostacoli e resistenze di varia origine e natura, le quali anziché affievolirsi sembravano piuttosto, con il passare del tempo, prender maggior vigore. Ma al di là di queste considerazioni di carattere più immediato, esisteva pure un problema obiettivo di riordinamento degli uffici governativi preposti alla elaborazione ed attuazione della politica coloniale, la cui risoluzione si poneva come sempre più indilazionabile.
Se nelPultimo periodo Crispino si era verificato un processo di accentramento in un unico ufficio della trattazione di buona parte delle questioni coloniali, è anche vero che tale processo era rimasto incompleto, lasciando soprattutto sostanzialmente inalterato il dualismo fra autorità civile e militare, un dualismo che in non piccola misura coincideva con la scarsa capacità di collegamento e di coordinamento fra un centro male informato ed una periferia con ampi margini di autonomia. Con R.D. 28 dicembre 1893, n. 700, le questioni concernenti la Colonia Eritrea ed i protettorati somali erano state affidate ad un apposito ufficio di nuova costituzione, posto alle dirette dipendenze del ministro e del sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri. In seguito, con R.D. 5 maggio 1895, n. 251, tale ufficio era stato distaccato dal gabinetto del ministro e reso autonomo sotto la direzione di un proprio capo divisione, scelto da Blanc nella persona di un africanista convinto come Primo Levi.21) Dopo Adua, però, l'ufficio coloniale era rimasto coinvolto nel generale rimaneggiamento dell'organizzazione interna del ministero degli Esteri effettuato dal nuovo titolare, principe Caetani: con R.D. 15 marzo 1896, n. 73, esso era stato aggregato alla I Divisione (Affari politici), perdendo così la sua da poco conseguita autonomia, mentre sotto l'urgere delle pressanti contingenze belliche parte delle sue attri-
20 La lettera è pubblicata in MARIO BELARDINELLI, Origini del connubio di Rudinì-Zanardelli, in Annuario dell'Istituto storico italiano per Veto moderna e contemporanea, voi. XXI-XXII, 1969-1970, Roma, 1973, p. 277.
21) Cfr. al riguardo LUIGI VITTORIO FERRARIS, L'amministrazione centrale del Ministero degli Esteri italiano nel suo sviluppo storico (1848-1954), Firenze, Biblioteca della Rivista di Studi Politici Internazionali, 1955, pp. 40 sgg. e MINISTERO DEGLI ESTERI, Comitato per la documentazione dell'opera dell'Italia in Africa, L'Italia in Africa; serie giuri-dico-amministrativa, voi. I: // governo dei territori oltremare, parte I: Gli organi centrali, testo di Cesare Murinucci, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1963, pp. 13 sgg. Cfr. pure ASMAI, pos. 173/1, fase. 1 e ivi, in particolare, la minuta di relazione, datata 25 giugno 1895: Ragione della costituzione dell'ufficio coloniale e sua importanza, in cui era decisamente sottolineata l'esigenza di unità d'azione in materia di politica coloniale.