Rassegna storica del Risorgimento

MARTINI FERDINANDO
anno <1975>   pagina <459>
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F. Martini governatore in Eritrea 459
Interprete con particolare decisione il Corriere della Sera in un articolo apparso sul numero del 20-21 ottobre.25) Se di un sottosegretariato per le Colonie si fosse sentito parlare alla metà del 1895, la cosa non avrebbe destato troppa meraviglia: per lo meno, avrebbe avuto un senso logico in relazione alla poli­tica praticata dal ministero di allora. Ma allo stato attuale delle cose, dopo aver proclamato e fatto avallare dal Parlamento il principio del raccoglimento in Africa, era proprio il momento di procedere alla creazione di un apposito dica­stero per l'Eritrea, presieduto da un sottosegretario? Se si voleva veramente una politica di raccoglimento, senza velleità di futuri allargamenti e pruden­temente ispirata all'esigenza prima di evitare complicazioni di frontiera, come mai si può pensare ad istituire un nuovo funzionario il quale per non sminuire il prestigio del suo ufficio, per non diventare un sottosegretario delle colonie senza coloni, non potrebbe acconciarsi al pensiero di nuovi raccoglimenti? a, insomma, concludeva recisamente il quotidiano milanese, il progetto del sottosegretariato farebbe bene a diventare una di quelle che nel gergo giornali stico si chiamano voci infondate .
Né potevano mancare le riserve di carattere finanziario sulla opportunità di dilatare l'apparato burocratico proprio in un momento in cui si tentava in ogni modo di alleggerire il bilancio dello Stato; e tanto più queste preoccupa­zioni apparivano ad alcuni pienamente fondate, in quanto si accompagnavano al timore che, data la naturale e ben radicata tendenza di ogni organismo buro­cratico ad espandersi, il sottosegretariato potesse trasformarsi, a più o meno breve scadenza, in un ministero vero e proprio, con ulteriore danno e per l'erario, e per la politica di raccoglimento coloniale.26) Ma gli oppositori pote­vano far leva pure su una obiezione di carattere costituzionale, non facilmente eludibile in un clima politico così arroventato, quando africanisti e antiafrica-nisti erano del pari attenti a registrare qualsiasi anche modesto fatto nuovo, che potesse spostare a favore degli uni o degli altri i termini della questione colo­niale. L'obiezione concerneva la stessa facoltà del governo di creare un sotto­segretariato di Stato alle dirette dipendenze del presidente del Consiglio, anziché inserito nella struttura di uno dei ministeri già esistenti.27)
25) A.-H-, Un sottosegretario per le Colonie?, in // Corriere della Sera, 20*21 ottobre 1897. In prima linea nello schierarsi a favore del progetto governativo furono L'Opinione liberale (Il nuovo sotto-segretario, 19 ottobre 1897) e II popolo romano (La facoltà del potere esecutivo, 25 ottobre 1897).
**) Contro queste preoccupazioni, espresse per esempio dalla milanese Perseveranza, polemizzò vivacemente, definendole del tutto infondate, // Popolo romano (Il progetto del nuovo sottosegretariato, 26 ottobre 1897). Secondo il quotidiano di Roma, non vi era peri­colo alcuno che il nuovo sottosegretariato tendesse a trasformarsi in minisiero; né esso avrebbe rappresentato un ulteriore aggravio per l'erario, dato che sarebbe stato costituito con personale tratto da uffici già esistenti. Va tuttavia rilevato che neppure un mese dopo Il Popolo romano si proclamò fautore dì un oc dicastero delle Colonie che raccogliesse tutta la somma degli affari riguardanti gli italiani all'estero, in quanto essi sono riuniti in centri di qualche importanza; vale a dire le colonie territoriali (Eritrea, Benadir, ecc.) nel senso rigoroso della parola; le colonie che vivono nei territori di altre nazioni e, final­mente, l'emigrazione che costituisce il quotidiano alimento delle Colonie . (Il dicastero delle Colonie, 20 novembre 1897).
27J II problema si poneva in quanto l'art. 2 della legge 12 febbraio 1888, n. 5196, nel provvedere alla istituzione dei sottosegretari di Stato, aveva specificato: cia­scun ministero avrà un sottosegretario . Da ciò alcuni argomentavano che la legge non