Rassegna storica del Risorgimento

MARTINI FERDINANDO
anno <1975>   pagina <460>
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Alberto Aquarone
Non è probabile che la questione di legittimità costituzionale, in verità un po' tirata per i capelli, ia stata determinante nel fallimento del proposito governativo di istituire un sottosegretariato per le Colonie. Non si può escludere, tuttavia, che questa ulteriore complicazione abbia contribuito a rendere più difficile per il governo la ricerca dell'uomo adatto al quale affidare il nuovo incarico, ed a provocare così la definitiva rinuncia al progetto. Sta di fatto che i due personaggi a tal fine interpellati, il generale Dal Verme prima ed il gene­rale Giacomo Sani poi, declinarono l'invito, di modo che già il 25 ottobre il Messaggero poteva comunicare ai suoi lettori che la questione del sottosegreta­riato per le Colonie era stata accantonata.28) Anche un successivo tentativo, abbozzato al ministero degli Esteri, di ripiegare per lo meno sulla costituzione di un'apposita direzione generale per gli affari coloniali, non ebbe esito e l'ufficio coloniale dovette attendere così gli inizi del secolo per recuperare, e poi raf­forzare definitivamente, la sua piena autonomia nell'ambito della struttura di quel dicastero.29)
attribuiva al governo la facoltà di istituire un sottosegretario senza ministero. La creazione di un nuovo ministero era però esclusa anche da quanti si dichiaravano calorosamente fau­tori del sottosegretariato, e ciò per due motivi fondamentali: perché avrebbe conferito alla politica africana del governo una importanza che in realtà non le era assegnata, e perché avrebbe comportato una spesa cospicua proprio in un momento in cui l'esigenza prima era quella di risparmiare al massimo sul bilancio. Cfr. Ancora del nuovo Sotto-segretariato, in L'Opinione liberale. 23 ottobre 1897.
2*) Cfr. Cose d'Africa. Il Segretariato coloniale, in II Messaggero, 18 ottobre 1897 e II sottosegretariato per le Colonie è un. semplice progetto, in // Corriere della Sera, 21-22 ottobre 1897. Secondo Edoardo Scarfoglio, però, nel caso di Sani non si sarebbe trattato di rinuncia da parte dell'interessato, bensì di ripensamento da parte governativa. Nel denun­ciare per l'ennesima volta la fissazione rudiniana di liquidare l'Eritrea, egli ebbe infatti a commentare sarcasticamente: Bonfadini ha avuto il suo sogno d'una notte d'estate ed è stato gettato via tutto pesto, il povero Sani è stato elevato a una dignità che non esisteva e depostone dopo ventiquattr'ore a sua insaputa . Cfr. TARTARIN, È pazzo, in II Mattino, 23-24 ottobre 1897. Sulla mancata accettazione da parte di Sani riferiva invece, sia pure in forma dubitativa, la fiorentina Nazione (Bonfadini e Di Maio, 23 ottobre 1897), che com­mentava al riguardo: Per una ragione o per l'altra, diviene quindi assai malagevole l'asse­gnare il personale superiore che deve presiedere agli affari della Colonia. Questa è, eviden­temente, una conseguenza delle evoluzioni innumerevoli che ha subito, in questi ultimi venti mesi, il problema africano. Dal programma del maggio 1896, annunciato nel momento in cui si dovevano ottenere i 140 milioni, e che consisteva nel voler mantenere ad ogni costo la linea di confine tracciata dal corso del Mareb, e dalla promessa di spendere quella somma per munire fortemente le località conservate, si passò all'opposto partito di sgom­brare affatto l'altipiano, dopo che il Negus ricusava di concederci la frontiera giudicata necessaria dal nostro Governo. Esecutore di questo nuovo progetto della rinuncia all'occu­pazione militare dei punti ancora tenuti, e del ritiro a Massa uà, doveva essere l'on. Bon­tadini . Quest'ultima candidatura, però, si era scontrata contro la resistenza del sovrano e l'ostilità della maggioranza dell'opinione pubblica, che avevano fatto naufragare il pro­gramma demolitore del ministero.
29) In ASMAI, pos. 173/1, fase. 1 e 4, si trovano le minute di vari schemi di decreto per la istituzione di un sottosegretariato di Stato per l'Eritrea evidentemente approntati, ed alcuni in effetti siglati, dal futuro capo dell'Ufficio coloniale, Agnesa. Un primo schema prevedeva, a ritenuta la imprescindibile necessità di dare unità di direzione e di indirizzo alla trattazione degli affari coloniali, riunendoli tutti in un solo e medesimo ufficio , che venisse istituito alle dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri un " ufficio per la Eritrea e pel Benedir " per la trattazione di tutti gli affari coloniali politici, militari,