Rassegna storica del Risorgimento

MARTINI FERDINANDO
anno <1975>   pagina <464>
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464 Alberto Aq uarone
la ricomposizione del gabinetto, ad un certo punto era persino affiorata una sua candidatura al ministero degli Esteri.36) La designazione di Martini a governa­tore civile dell'Eritrea aveva comunque, ai fini di Rudinì, una funzione ben pre­cisa: quella di superare le resistenze del sovrano ad un ingresso di Zanardelli nel ministero, collegando tale combinazione all'invio nella colonia, anziché di un fautore della sua totale liquidazione o quasi, come nel caso dell'inviso Bon-f ad ini, di un asserto-re della sua valorizzazione e del conseguente mantenimento della linea di confine sull'altipiano.37) All'ingresso di Zanardelli nel minitero presieduto da Rudinì si arrivò soltanto, a causa soprattutto delle esitazioni e dei continui ripensamenti dello statista bresciano e delle diversità di vedute esistenti al riguardo in seno al suo gruppo, verso la metà di dicembre, a con­clusione di una piuttosto inopinata crisi di governo causata, come si vedrà, dalle improvvise dimissioni del ministro della Guerra, Pelloux. Intanto, però, la candidatura di Martini aveva seguito il suo corso, in maniera ormai indipen­dente, fino alla nomina ufficiale del 21 novembre.38)
Quest'ultima fu preceduta da numerosi incontri e colloqui, equivalenti ad una vera e propria trattativa, fra Rudinì e Martini, ed anche fra quest'ultimo
36) V. in proposito la lettera del senatore Lazzaro Gagliardo a Giolitti, in data 27 settembre 1897, pubblicata in Dalle carte di Giovanni Giolitti, cit., p. 297. Il Gagliardo tornò sull'argomento in un'altra lettera di due giorni dopo: cfr. GAETANO NATALE, Giolitti e gli italiani, cit., pp. 349-395.
37) Cfr. MARIO BELARDINELLI, Origini del connubio di Rudinì-Zanardelli, cit., p. 256. Secondo un'informazione del Mattino la nomina di Martini avrebbe avuto essenzialmente questo significato: non solo bisognava pur sacrificare qualcosa a Zanardelli, ma se fosse rimasto a bocca asciutta il deputato toscano avrebbe continuato ad aizzare quest'ultimo contro il ministero. Cfr. Finis Africae, 18-19 novembre 1897. Il Secolo di Milano, dal canto suo, dava la seguente interpretazione: Uno dei motivi sarebbe la vicina crisi ministeriale. H Martini appartiene al gruppo zanardelliano e sarebbe già a posto quando si dovranno cercare i successori ai portafogli di Prinetti e di Codronchi. Siccome non lo si vuole all'istru­zione (Codronchi si prepara ad essere ambasciatore) così lo si manda in Africa, facendo cosa grata all'onorevole d'Iseo . Cfr. Perché l'on. Martini è governatore dell'Eritrea?, 23-24 novembre 1897. Ma in una lettera all'amico Bonamici, nello spiegare le ragioni che lo inducevano ad accettare l'offerta di andare in Eritrea, Martini affermò esplicitamente di non essere interessato ad un suo ritorno alla Pubblica Istruzione: <c Stando qui che farei? Dei discorsi alla Camera: foglie di Sibilla che il vento disperde. Tornerei alla Minerva? a che farci? Nulla: perché nulla può farsi per l'istruzione pubblica, in un paese dove la coltura del popolo e l'educazione sua è l'ultimo de' pensieri del Parlamento. Dove il paese stesso non si cura di rimanere ignorante, dove i babbi e le mamme non si curano che i figliuoli sappiano; paghi che uno straccio di licenza affermi che hanno imparato . La lettera, del 13 novembre, in FERDINANDO MARTINI, Lettere, cit., pp. 317-318.
**) Le trattative con Zanardelli furono pure ostacolate dal fatto che Rudinì tentava contemporaneamente una combinazione con Sonnino. Sull'atteggiamento di quest'ultimo v. SIDNEY SONNINO, Diario, cit., pp. 355 sgg. Come se non bastasse, Rudinì teneva pure contatti, sempre allo scopo di rafforzare la sua maggioranza, con Giolitti ed il suo gruppo. Ora, il deputato piemontese faceva sempre più dipendere la continuazione del suo appoggio al ministero dalla effettiva attuazione di un programma di raccoglimento in Africa, garan­tito dalla istituzione di una amministrazione civile. Per coprirsi il fianco in direzione di Giolitti era quindi indispensabile per Rudinì affrettare i tempi della nomina di un governa­tore civile dell'Eritrea. Su questi contatti fra il presidente del Consiglio e Giolitti e sulle richieste di quest'ultimo in merito alla politica africana si vedano in particolare le notizie pubblicate da II Sole del 10 novembre 1897: // nuovo accordo Di Rudinì-Giolitti.