Rassegna storica del Risorgimento

MARTINI FERDINANDO
anno <1975>   pagina <465>
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F. Martini governatore in Eritrea 465
e Visconti Venosta.30) Incline ad accettare l'incarico, Martini lo era stato sin dall'inizio. *) Ma aveva voluto assicurarsi fino all'ultimo di non esser chiamato a far la parte di liquidatore della colonia. Àncora il 13 novembre, quando ormai le voci sulla sua designazione già avevano cominciato ad essere registrate dalla stampa, così egli scriveva all'amico Diomede Bonamici :
Ancora, nonostante tutto il chiacchierio de* giornali, non v'ha nulla di certo. È vero che mi è stato proposto d'andare in Affrica; è vero ch'io ho in massima accolto la proposta; ma dobbiamo intenderci sul da farsi; e le disparità di opinione non sono tutte fino ad oggi conciliate. Credo sapere che la mia persona non è, per l'ufficio, sgradita al Re; veggo che è, salvo poche eccezioni, bene accetta alla stampa ed al pubblico. Il Rudini è tornato a Roma ieri sera, ed io non l'ho veduto da otto giorni: sicché per ora nulla è concluso; e sé è pro­babile che ad una conchiusione concorde si arrivi, non è fuori del possibile che vada ogni cosa a monte. *l)
Quanto al suo programma di governo, Martini così lo riassumeva:
La questione eritrea la vo studiando da dieci anni: impreparato a risolverla non sono; potrò sbagliare, ma per errore di giudizio, non per leggerezza o per spensierataggine o per ignoranza presuntuosa e supina. Se mi riescisse di far si che quest'Affrica non fosse più una spina per noi; se senza vergogne di fughe e di abbandoni, mi riescisse di pacificare la colonia, di avviarla a mantenersi da sé, di farla, per così dire, dimenticare, non renderei un servizio, un vero e grosso servizio al paese? Mi pare di sì: e questo pensiero mi incuora e mi sprona.
Le prime indiscrezioni sulla candidatura di Martini non mancarono dal­l'essere raccolte dalla stampa; com'era da attendersi, cominciarono immediata­mente i commenti, le interpretazioni, gli spunti polemici. Sulla persona stessa del designato, a parte alcuni dissensi anche rumorosi, la stampa fu quasi una­nime nel senso di un apprezzamento fra cortese e caloroso.42 Ma la vera que-
39) Tali incontri erano registrati con attenzione, e non senza commenti, dalla stampa dell'epoca.
40) Alla figlia, così scrisse in data 29 ottobre 1897: Anch'io, Tita mia, son molto inclinato ad accettare. Resta bensì che il Re dia il suo consenso; e resta anche che ci si possa intendere sul da fare in Affrica: perché a Roma que' signori mutano di pensiero ogni giorno. Io a liquidare la Colonia non ci vado. Sono stato fin da principio contrario alla spe­dizione: contrario alle espansioni: parteggiai per la pace perché stimai che un'altra e non improbabile sconfitta avrebbe messo a repentaglio le sorti della monarchia: ma mi dimostrai fin dal maggio contrario alle fughe precipitose, le quali io non voglio né dirigere né aiutare. Col Rudini ho parlato lungamente e dal più al meno mi pare d'essere inteso con lui; ma lui riescila ad intendersi cogli altri? Perché affine che tu sappia tutto il governatorato mi fu offerto direttamente sino dal giugno dal Brin, il quale, credo col consenso del Rudini, mi fece ri tastare più tardi da Luchino Dal Verme: ed io rifiutai, perché il programma del Governo era tale che non poteva effettuarsi senza danno e vergogna. Questo programma condusse alla scelta del Bonfadini. Una tale scelta essendo stata riprovata dal paese e negata dal Re, il Rudini tornò a pensare a me: confortato, a quanto ne so, da Luchino e dal Neraz-zini. Egli, il Rudini mi ha scritto anche oggi più infervorato e sicuro che mai e come se si trattasse di cosa fotta. Vedremo. Credo di essere poco accetto al Visconti; ma se il Re assen­tisse, Visconti assentirebbe del pari . Cfr. FERDINANDO MARTINI, Lettere, cit., p. 316.
') Jbid., p. 317.
42) Perplessità sul Martini, quale futuro governatore dell'Eritrea, espresse per esem­pio il Messaggero, pur dicendosi consenziente con il programma d'azione che la sua scelta indirettamente implicava: ossia di raccoglimento senza liquidazione. Ma era egli l'uomo