Rassegna storica del Risorgimento
MARTINI FERDINANDO
anno
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1975
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pagina
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466
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Alberto Aquarone
stione era quella di interpretare esattamente le ragioni ed il significato di una tale candidatura, dopo quella di Bonfadini, l'altra ancor più vaga di Di Maio e dopo, ancora, la progettata istituzione di un sottosegretariato per le Colonie. E le interpretazioni, a tale riguardo, non potevano essere molto divergenti, anche se assai diversa poteva essere poi la dose di consenso sulla scelta, non tanto della persona, quanto della politica che questa chiaramente rappresentava. Rispetto a quelle che erano apparse, fino ad allora, le intenzioni prevalenti del governo in materia di politica africana, la designazione di Martini si presentava come una ben precisa correzione, se non proprio inversione, della rotta prima seguita. Era evidente che ormai di abbandono o cessione in affitto della colonia, di ripiegamento su Massaua o sul ristretto triangolo Massaua-Asmara-Cheren, non si sarebbe parlato più. Si sarebbe rimasti sull'altipiano, ci si sarebbe dedicati con ogni impegno a valorizzare la colonia, cominciando magari con il prolungare la ferrovia Massaua-Saati, secondo un progetto che si sapeva stare molto a cuore a Martini.43)
Fra i giornali di tendenza africanista, la Tribuna fu sin dall'inizio particolarmente decisa nell'esprimere approvazione per una scelta, alla quale attribuiva il preciso significato di una sconfessione di quella politica liquidatoria che il ministero aveva palesato di voler seguire quando aveva designato per la medesima carica il Bonfadini.44) H nome di Martini, ribadiva ancora il foglio romano a nomina ormai sicura, rappresentava se non un vero mutamento di idee e di propositi in fatto di politica coloniale del ministero, la fine almeno di un periodo di incertezza, di rapidi pentimenti, di anarchia, ai quali e alle quali sarà sempre preferibile un qualunque programma minimo, purché applicato con fermezza e con intelligenza da un uomo che ne è intimamente persuaso e convinto .45) Pure per la Nazione la nomina andava accolta con favore, in quanto vittoria degli oppositori del Gabinetto e garanzia di un nuovo, più -accettabile orientamento della politica coloniale. Wb Ma dalla punta estrema del fronte africanista doveva scoccare invece, tramite la penna intinta di fiele di Scarfoglio, l'attacco più pesante al deputato di Pescia. Partito dall'ammissione che la nuova designa-
adatto? La qualità essenziale per il nuovo incarico era quella di essere abile e rigido amministratore, in grado di correggere tutti gli abusi invalsi negli ultimi anni e di imprimere un indirizzo totalmente diverso. Dopo tutto quello che era successo in Eritrea, si trattava di avviarvi una riforma radicale e c'era da chiedersi se a tal fine si potesse fare assegnamento su un uomo del carattere e della preparazione di Martini. Cfr. Martini governatore?, 11 novembre 1897.
43) Il Sole così sintetizzava il programma che sarebbe stato concordato fra Rudi ni e Martini: <r 1. Politica di raccoglimento affinché la cifra del bilancio coloniale si mantenga entro i minori limiti possibili; 2. Mantenimento dei territori compresi entro i nuovi confini dell'ovest e del sud; 3. Sviluppo commerciale della colonia stessa; 4. Completamento delle opere militari, ritenute necessarie alla sicurezza delle nuove frontiere, onde guarentirle principalmente dalle eventuali scorrerie di predoni, sia dalla parte del Tigre, che dalla parte dei Dervisci; 5. Prolungamento fino ai nuovi confini della ferrovia Massaua-Saati. Siamo, come si vede, ben lontani da quella assoluta politica di raccoglimento e di economie preconizzata dall'on. Di Budini nei primi tempi del suo ministero. Ma egli può avere ceduto, più che ad influenze militari od altro, alla situazione nuova ohe si è creata in Africa . Cfr. Cose d'Africa, 18 novembre 1897.
M) Il governatore dell'Eritrea, in La Tribuna, 13 novembre 1897.
45) In tra due, ivi, 22 novembre 1897.
te) Cfr. Da Bonfadini a F. Martini, 11 novembre 1897.