Rassegna storica del Risorgimento

MARTINI FERDINANDO
anno <1975>   pagina <467>
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F. Martini governatore in Eritrea
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aione per la carica di governatore dell'Eritrea era tata accolta con favore da tutti i grappi, ad eccezione di quanti volevano l'abbandono completo della colo­nia, e che anche i cosiddetti guerrafondai avevano applaudito, parendo a loro la nomina di Martini il minor male in tanta mina , il direttore del Mattino pas­sava poi ad enunciare le ragioni del suo reciso dissenso. La scelta non era stata il frutto di una mutata e matura convinzione del governo, ma il risultato di manovre puramente parlamentari per motivi del tutto contingenti.47) Ed anche se Martini fosse andato in Eritrea con un programma ben definito e certo, non avrebbe avuto alcuna concreta possibilità di attuarlo, perché gli sarebbe man­cato il necessario appoggio da Roma.
Né il Martini è certo l'uomo capace di farlo prevalere imponendolo alla fluttuante volontà ministeriale, poiché anch'egli ha dimostrato di avere la coscienza africana più debole, più oscura e più mutevole che sia stata mai. (...) Quale fiducia si può avere in lui? (...) Dopo la parte deplorevole da lui recitata nel marzo '96, dopo che si fu fatto apostolo della fuga, il predicatore dell'abbandono, il sottile sofista di tutte le cose bestiali ed infami perpetrate dal ministero, chi può aver più fede in lui? chi può prendere sul serio le sue resipiscenze?
Nessuna fiducia, quindi, in un tale salvatore:
Non è un soldato, non è un agricoltore, non è un amministratore; e politicamente, ha mostrato di esser un vero martin ... pescatore, girante col vento. Gli manca quindi ogni auto­rità e ogni forza, e noi non ci attendiamo nulla di buono da lui.48)
Dal campo opposto, le riserve nei confronti della nomina di Martini nasce­vano ovviamente su tutt'altro terreno. Il radicale Secolo manifestava al riguardo delle preoccupazioni tanto più significative, in quanto la sua analisi partiva dal presupposto errato che la missione di Martini fosse finalizzata ad un programma di ripiegamento estremo:
Compito del nuovo governatore sarebbe quello di studiare la situazione africana, restrin­gere l'occupazione alla sola Massaua, e trasformare la colonia militare in colonia civile. Cre­diamo che egli si accingerà colla maggiore buona volontà possibile, alla realizzazione di questo programma : ma chi può assicurarci che non sorgeranno impedimenti impensati? E se mai gli abissini ingrossassero ai confini, il governatore civile che cosa farebbe? Vi manderebbe altri soldati nostri? E se un incidente di frontiera rinnovasse le tragedie passate, che cosa risolverebbe? Sarebbe ancora del parere di dieci anni fa, quando, dopo Dogali, votò contro i fondi per la spedizione della vendetta? 0 non piuttosto si lascerebbe trascinare a risoluzioni che ci rìpomberebbero nell'abisso africano? È per questi riflessi che guardiamo con sospetto questa nomina. La questione d'Africa la si risolve in un modo solo: sgomberando quelle terre fatali.49).
47) La diagnosi del giornalista napoletano era, su questo punto, sostanzialmente esatta. Va pure aggiunto che, nel fervore delle polemiche, non mancarono allora accuse più o meno larvate a Martini di essersi assicurato il governatorato dell'Eritrea per ragioni finanziarie, Tipico, in proposito, l'icastico commento del deputato Giova nel li in una lettera a Gioii t ti del 15 dicembre 1897: <c Zanardelli si unì con Ruclinì, auspice Martini, che desidera rin­sanguarsi in Eritrea . Cfr. Dalle carte di Giovanni GioliuL cit., p. 312. Del resto, come già ai è visto, lo stesso Martini non aveva nascosto alla figlia che l'aspetto finanziario della cosa non era l*ultimo motivo che lo inclinava ad accettare l'incarico offertogli. V. retro nota 32.
48) TARTARI N, Martori, in 11 Mattino, 20*22 novembre 1897.
49) Perché Von. Martini è governatore dell'Eritrea?, cit. L'opposizione all'africanista Martini fu ribadita dal giornale il 30 novembre-I0 dicembre 1897.