Rassegna storica del Risorgimento
MARTINI FERDINANDO
anno
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1975
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pagina
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468
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Alberto Aquarone
Per L'Economista, sempre vigile e pronto a denunciare qualsiasi mossa governativa che potesse lasciar pensare ad un ritorno, anche solo parziale, alla politica crespina, la nomina di Martini rappresentava chiaramente un ripudio, da parte del ministero, del programma già così solennemente promesso per l'Eritrea. E con preoccupazione constatava come non appena il deputato toscano aveva accettato la sua nuova carica, subito si era tornati a parlare di fortificazioni ai confini, di linea ferroviaria sull'altipiano, di spese enormi per un grande territorio. È un risveglio quindi del morbo affricano questo che ci assale, e dobbiamo con rammarico accertarlo; e questo risveglio è dovuto all'incerta condotta del Ministero .so)
Il vero significato della nomina di Martini lasciava in realtà poco margine a dubbi o incertezze. Si trattava di un programma mediano, implicante da un lato la rinuncia definitiva a qualsiasi idea di abbandono della colonia o di ripiegamento su Massaua sgomberando l'altipiano; dall'altro la concomitante rinuncia ad una politica di ripresa espansionistica e di forte presenza armata in Eritrea. Il passaggio dall'amministrazione militare a quella civile avrebbe dovuto costituire la premessa per una profonda riorganizzazione interna del territorio destinato a restare sotto sovranità italiana, in vista dell'avvio di un processo di valorizzazione economica prudente e magari modesto, ma sicuro e senza scosse, basato ormai definitivamente più sullo sfruttamento delle risorse locali, che su ambiziosi piani di popolamento, incentivando l'emigrazione dalla madrepatria. La situazione era ben riassunta dal milanese II Sole:
L'on. Martini andrà in Africa con la missione di assestare le cose nostre laggiù, accomodare la colonia entro ai nuovi confini che saranno stabiliti dal capitano Ciccodicola col Negus, riordinare l'amministrazione e vedere che cosa si possa cavare di utile dai possedimenti che ci rimangono. L'on. Martini è già stato in Àfrica come membro della Commissione reale d'inchiesta e il frutto delle sue osservazioni è consegnato in un volume. La oc sfìnge nera non ha mancato di suggestionare anche l'onorevole deputato di Pescia, così ch'egli può dirsi di tendenze veramente africaniste. Egli avverti però che quanto ai nostri possessi non c'era da farsi grandi illusioni; qualche cosa si può cavare secondo lui dalla nostra colonia, ma non avvi da alimentare molte lusinghe. Insomma l'on. Martini rappresenterebbe come qualche cosa di mezzo fra gli espansionisti e coloro che vorrebbero, senz'altro, l'abbandono dell'Eritrea.S1)
E in effetti non aveva molto senso la polemica, apertasi non appena la candidatura di Martini aveva cominciato a prendere qualche consistenza e protrattasi poi fino alla nomina definitiva, fra quanti sostenevano che l'intera vicenda andava interpretata come una svolta in senso africanista del governo, e quei ministeriali ad oltranza che insistevano nel minimizzare il divario originariamente esistente fra Rudinì e Martini in materia di politica coloniale e a negare perciò che ci si trovasse di fronte ad un indirizzo sostanzialmente nuovo. H) Se
=0) Ancora l'Affrica, in VEconomista, a. XXIV, n. 1229, 21 novembre 1897, p. 738.
51) Cfr. UOn, Martini, in // Sole, 17 novembre 1897.
52) La polemica vide in prima linea, nel negare che le posizioni fra Martini e Rudinì fossero state in passato divergenti e ohe quindi si dovesse parlare di una rinuncia alle proprie idee dell'uno o dell'altro, Il Popolo romano e L'Opinione liberale. Per la tesi contraria, con l'implicita o esplicita conclusione che in realtà fosse stato Rudinì, o più in generale il ministero a cambiare rotta, si vedano: Si riparla di un governatore civile per l'Eritrea, in II Corriere della Sera, 9-10 novembre 1897; Il governatore dell'Eritrea, in La Tribuna, 13 novem-