Rassegna storica del Risorgimento
MARTINI FERDINANDO
anno
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1975
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pagina
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469
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F. Martini governatore in Eritrea 469
anche le incertezze, la nebulosità e le costanti oscillazioni dell'azione di governo potevano fare in qualche misura il gioco di quanti erano interessati a sottolineare la continuità di fondo della linea politica del gabinetto, restava pur sempre indubitabile il fatto che del modo in cui erano andate le cose dalle elezioni del marzo in poi avevano da dolersi i fautori di una liquidazione totale o anche solo parziale della colonia, ben più dei loro antagonisti- Come ebbe ad osservare un antiafrieanista convinto e di vecchia data quale Napoleone Gola Janni, pensando appunto a quei settori di opinione pubblica che gli erano più vicini: Coloro che si conteniamo dei nomi e delle apparenze si fregheranno le mani, perché nella sua nomina vedranno la vittoria del partito antimilitarista . Ed in effetti era risaputo che le alte gerarchie militari erano non poco scontente per quell'ultimo sviluppo della politica eritrea; ma la verità era invece che proprio gli antiafricanisti avevano ben poco da rallegrarsi. Invero Ferdinando Martini in Africa rappresenta un enigma, a spiegare il quale la nazione ci rimetterà altri milioni e la vita di altri suoi figli, senza che possa guadagnarvi in riputazione lo scrittore elegante e l'oratore sobrio ed eloquente .s)
Alla nomina ufficiale di Martini, venuta a porre finalmente termine ad un lungo periodo di incertezza e di confusione, fece seguito pochi giorni dopo la lettera d'istruzioni trasmessa dal governo al nuovo Commissario civile straordinario per l'Eritrea. Datata 2 dicembre 1897 e sottoscritta, oltre che dal presidente del Consiglio anche dal ministro degli Esteri e dal ministro della Guerra,
ine 1897; II governatore dell'Eritrea, in II Sole, 13 novembre 1897; La nomina dell'africanista, in La Nazione, 22-23 novembre 1897. Ma secondo II Sole, nell'articolo sopra citato, nessuno dei due uomini politici aveva imposto le sue idee all'altro; piuttosto, ognuno aveva rinunciato a parte del suo programma originario: ce II dubbio che il Martini non vada a Massaua è inspirato dal fatto che le idee delFon. Martini, in merito alla colonia Eritrea, sono ben diverse da quelle del Rudinì. Il primo è un africanista convinto, il secondo non lo è, almeno a parole. Se dunque Martini va a Massaua, bisognerebbe concludere, per non ammettere che, o l'uno o l'altro, abbiano cambiato radicalmente idee, che ognuno ha messo molta acqua nel suo vino. Martini rinuncerebbe, a mo' di esempio, a tendenze espansioniste ed a velleità belligere o di rivincita; il Rudinì, alla sua volta, non penserebbe a ritirarsi dall'altipiano per ridursi a Massaua. Del resto da qualche tempo il programma di uno sgombro parziale o totale della colonia non fa più agio nelle sfere governative. Quanto al pubblico, che va diventando' sempre più scettico e apata, non se ne dà per inteso e lascia che chi tiene il mestolo lo maneggi a talento suo . Il ragionamento del quotidiano milanese, tuttavia, era piuttosto difettoso, in quanto attribuiva a Martini la rinuncia a tendenze espansioniste ed a velleità belligere che in realtà non erano certo sue.
53) NAPOLEONE COLAJANNI, Nell'Africa italiana, in 12 Secolo, 1-2 dicembre 1897. Secondo Vilfredo Pareto, la nomina di Martini andava intesa come una vera e propria imposizione che il governo aveva dovuto subire e ciò non poteva che destare serie preoccupazioni circa il futuro indirizzo della politica coloniale. Commentando l'esposizione finanziaria di Luzzatti alla Camera poco dopo la nomina di Martini, egli così si espresse in particolare: C'è del buono e del cattivo nell'esposizione del Luzzatti. C'è di buono, anzi di ottimo, che il ministro del Tesoro accennò di volere ridurre le spese per l'Africa; ma egli nulla seppe rispondere quando il Colajanni lo interruppe, dicendo: ** E allora venite via! ". Sara bene di aspettare prima di credere a quelle belle promesse. Non già che vi sia da dubitare delle buone parole del Luzzatti; ma se al ministero si potè imporre la nomina dell'africanista Martini invece di quella del Bontadini, gli si potrà anche imporre di spendere più di quanto ha previsto per la colonia Eritrea. Chi non vuole che si venga via dall'Africa, vorrà anche si seguiti a spendervi i quattrini del paese . Cfr. VILFREDO PARETO, L'esposizione finanziaria* ivi, 13-14 dicembre 1897.