Rassegna storica del Risorgimento

MUSEO DEL RISORGIMENTO DI MANTOVA
anno <1975>   pagina <525>
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Libri e periodici
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PAOLO UNGARI, Storia del diritto di famiglia in Italia (1796-1942), II ed.; Bologna, Il Mu­lino, 1974, in 16 pp. 293. L. 2.000.
Non a caso quest'opera appare, nella sua seconda edizione, in un momento in cui al­cuni dei principali temi trattati sono di estrema attualità e costituiscono gli argomenti di un vivace dibattito sulle riforme che coinvolge, non meno delle forze politiche, vasti strati dell'opinione pubblica nazionale. Il volume ripropone infatti un ripensamento critico della storia giuridica della famiglia in Italia a partire dall'antico regime fino al codice civile del 1942, fondandosi sul presupposto della sostanziale unità storiografica del suo processo evo­lutivo in quel! arco di tempo. Scopo dichiarato dell'autore è Quello di individuare alcune linee essenziali che permettano il collegamento dell'istituto familiare a quello statale, in modo che l'oggetto specifico della trattazione non resti avulso dal generale contesto storico e giurìdico, in cui nella realtà si trovava immerso, ma al contrario contribuisca a chiarirne alcuni aspetti e ad esserne a sua volta illuminato. Per questo suo collegarsi a settori meta-giuridici o pregiuridici quali l'ambiente sociale e la realtà politica, il lavoro sembra supe­rare i limiti formalistici di una storia del diritto di famiglia concepito sul piano meramente normativo.
Cosi l'autore ci indica nei vari istituti della grande famiglia a struttura patriar­cale (il maggiorasco, il fedecommesso, la patria potestà ecc.) altrettanti mezzi di difesa sociale, di solidarietà economica e di affermazione pubblica che permettevano alla nobiltà di mantenere le proprie posizioni di privilegio nei confronti dei sovrani ai quali non riuscì, malgrado taluni tentativi in questo senso, di imporre sensibili mutamenti. L'introduzione del Codice napoleonico, dopo il periodo giacobino che aveva segnato un sovvertimento rivoluzionario del quadro statico della fine del '700, è caratterizzata, secondo quanto docu­menta l'autore, dalla scomparsa del tipo di famiglia agnatizia e dal conseguente affermarsi di un nucleo più ristretto basato su una trama giuridica nettamente individualista, funzio­nale all'ideale della oc forte famiglia nel forte Stato . Dopo aver esaminato le ragioni poli­tiche, economiche e sociali della involuzione reazionaria del periodo della Restaurazione, Ungari si sofferma sul Codice Pisanelli che egli interpreta come il risultato di un com­promesso attuato per risolvere il problema di oc una piattaforma normativa unitaria nella quale far rifluire le diverse tradizioni dei cessati Stati italiani . Del cinquantennio succes­sivo vengono esaminati i numerosi, mai attuati, progetti di riforme, fra i quali speciale attenzione è dedicata a quelli concernenti il divorzio e il matrimonio civile che investono la delicata sfera dei complessi rapporti fra lo Stato liberale e la Chiesa cattolica. Il pano­rama della legislazione fascista in materia di famiglia, che, improntata alla concezione anti-individualistica e razzista della ideologia mussoliniana rompeva l'uniformità propria del periodo precedente, si conclude nella constatazione del permanere in epoca repubblicana di non pochi retaggi giuridici del ventennio.
Fra gli argomenti, con attenzione particolarmente costante viene seguita dall'autore la condizione femminile attraverso l'evoluzione storica della famiglia: mentre viene messo in luce il perenne stato di inferiorità giuridica della donna di fronte all'uomo e il tradizio­nale antifemniinismo della giurisprudenza italiana, non si trascura di far cenno della pro­gressiva presa di coscienza del problema da parte di singole personalità e dei movimenti femministi.
Caratteristica pertanto dell'opera nel suo complesso è lo stretto collegamento stabilito fra gli istituti giurìdici e il contesto sociale nel quale essi prendono corpo, nonché la cura nei sottolineare anche l'insieme di consuetudini, di costumi e di folklore giuridico che nella vita pratica sostanziano e talvolta correggono la norma scritta, evitando in tal modo lo schematismo e l'astrattezza di un'indagine di tipo tradizionale basata esclusivamente sulle indicazioni di fonti puramente giuridiche. Nel campo del diritto di famiglia, più ancora che in altri, afferma Io stesso autore, le disposizioni codificate di legge non bastano a costruire una storia del diritto in quanto esse, da sole, non riflettono la realtà storica, ben più complessa e articolata, degli ordinamenti che sono alla base della vita associata. In tale contesto acquistano valore taluni spunti su argomenti comunemente ritenuti di marginale importanza, come quello dei rapporti fra i domestici e i loro padroni, che lasciano intra­vedere interessanti possibilità di approfondimento e assumono un preciso significato alcune