Rassegna storica del Risorgimento

MUSEO DEL RISORGIMENTO DI MANTOVA
anno <1975>   pagina <526>
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Libri e periodici
istituzioni sociali (ad es. quella dei cicisbei ) che, spesso regolate nei contratti nuziali, avevano la funzione di limitare gli schemi legali rigidi ereditati dalla tradizione e permet­tere di evadere dalla ufficialità della norma vigente.
MABIA ROSA DI SIMONE
GIOVANNI AMENDOLA, La crisi dello Stato liberale. Scritti politici dalla guerra di Libia all'opposizione al fascismo, a cura di ELIO D'AUBIA, presentazione di Renzo De Fe­lice; Roma, Newton Compton Editori, 1974, in 8, pp. CXX-370. L. 5.500.
La Crisi dello Stato liberale è il significativo sottotitolo che Elio D'Auria ha posto a questa antologia di scritti politici amendoliani, che dalla guerra di Libia all'opposizione al fascismo coprono un decennio tra i più tormentati e drammatici della storia dell'Italia del '900. Oggi che la figura e l'opera di Giovanni Amendola vengono risottoposte ad una partecipe ed attenta analisi, dalla attività culturale a quella giornalistica, alla milizia poli­tica, questa raccolta, mettendo finalmente a disposizione degli studiosi una documentazione pressocché completa e sistematica, offre la possibilità di una verifica dal di dentro della personalità di Amendola, consentendo di mettere a diretto confronto le ricostruzioni fin qui tentate con il pensiero autentico dello statista meridionale.
Il concetto del Risorgimento come affermazione dei più alti valori di democrazia e dì libertà, ricollegandosi ad un antigiolittismo non di maniera né tanto meno strumentale, portava Amendola a vedere nel buon governo degli uomini della Destra storica il mo­mento più significativo del sistema liberale inteso come tramite per l'ingresso nella storia di strati popolari sempre più larghi. Si trattava per Amendola, come scrive D'Auria nell'introduzione (p. XXIII), di far riprendere coscienza alla nazione dei valori democratici già affermatisi nel Risorgimento in nome appunto di quei principi di libertà soffocati dai tentativi di scavalcamento dell'ordine costituzionale, mediante l'affermazione incontrastata di una antidemocratica prassi trasformistica basata sul clientelismo e sui personalismi . Rivisitare, dunque, la storia d'Italia diveniva per Amendola fondamentale ai fini di quel tanto auspicato chiarimento politico che partendo dalla reazione al giolittismo. che era anche reazione all'abbassamento morale della vita pubblica, doveva approdare al tentativo di recuperare e rivendicare la più sana tradizione di fede nella libertà, la correttezza e la devozione allo Stato, eredità più valida degli uomini della Destra.
Furono gli anni in cui Amendola svolse un'intensa attività pubblicistica collaborando a riviste come II Leonardo, Il Regno, Prose e La Voce soprattutte. E fu proprio attraverso le pagine della rivista prezzoliniana che venne maturandosi e precisandosi quel suo distacco dal positivismo, dal dannunzianesimo, dal giolittismo che avrebbe trovato poi la sua collo­cazione sistematica nel tentativo di recupero degli aspetti migliori e più vitali del 1 ibera-lesimo storico, punto di partenza per quel sempre più accentuato impegno politico che avrà il suo sbocco logico e determinante nel 1912 con l'ingresso di Amendola nel giornalismo professionistico. Fu, infatti, nel luglio 1912 che Mario Missiroli chiamerà Amendola ad affiancare l'on. Errico De Marinis nella redazione capitolina de II Resto del Carlino, ed al diffuso e prestigioso quotidiano bolognese egli collaborerà fino alla vigilia della grande guerra allorché, accogliendo un invito di Luigi Alberimi nel giugno 1914, passerà alla redazione romana del Corriere detta Sera, prima come corrispondente parlamentare e dive­nendone poi il capo dopo il ritiro di Andrea Torre.
L'incontro fra Giovanni Amendola e Luigi Alberimi fu, come ha osservato con ra­gione D'Auria, l'incontro fra due personalità e due concezioni politiche profondamente affini. Il livello intellettuale e l'impegno morale del corrispondente romano avrebbero po­tuto assicurare al direttore del giornale una organicità ed una incisività all'opposizione an ti gioiittiana come prima non era mai stato possibile, ed anche se questa effettiva azione critica e politica il Corriere potè metterla in atto ad età gioii ttiana ormai in declino, nondimeno l'importanza del fatto in sé fu ugualmente fondamentale per la scena politica italiana di quegli anni*
Lasciando // Resto del Carlino per il grande quotidiano milanese Amendola fece in
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