Rassegna storica del Risorgimento

MUSEO DEL RISORGIMENTO DI MANTOVA
anno <1975>   pagina <527>
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Libri e periodici
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modo di non dare l'impressione dì volere rivaleggiare con Andrea Torre, anche perché non ce dubbio che egli era, come è stato giustamente osservato, un corrispondente meno esperto, meno abile nell'orien tarsi e nell'ai tingere informazioni riservate nel mondo politico romano; tuttavia, la sua superiorità morale e intellettuale lo sottraeva alle suggestioni deteriori del­l'ambiente mentre lo portava a vedere le cose in un'ottica più originale, più elevata. Si ripensi, tanto per fare un esempio, alla campagna interventista, a come Amendola conce­piva l'entrata in guerra dell'Italia, che era tutt'altra cosa dall'interventismo di marca dan­nunziana e nazionalista.
La guerra doveva segnare profondamente l'animo di Amendola. Lo spettacolo della incapacità delle forze politiche, delle vecchie come delle nuove, di comprendere le esigenze di una nazione tanto duramente provata dal conflitto mondiale, doveva spingerlo a rivedere a fondo la sua posizione politica. Come riconoscersi, infatti, in quei raggruppamenti poli­tici che di fronte agli sconvolgimenti provocati da tanti anni di sofferenze, sconvolgimenti che avevano lacerato l'antico tessuto del paese, non sapevano superare schemi vecchi e logori e si perdevano in faide intestine e lotte personali, distaccandosi sempre più dalla realtà, ormai completamente e irreversibilmente diversa? Quest'opera di revisione giungerà a completa maturazione nel 1921 dopo che un gruppo di 150 deputati democratici, mentre il fascismo si faceva ad ogni ora più pericoloso, aveva deciso di dar vita ad una nuova formazione, il gruppo democratico, il cui obiettivo fondamentale era quello di sostituire Giolitti a Bonomi, ritenuto troppo tollerante verso i popolari.
La miopia degli statisti anziani, Salandra, Giolitti, Orlando e alle cui posi­zioni si rifaceva la maggioranza dei deputati , di fronte all'avanzata fascista, appa­riva ad Amendola, che ne aveva invece compreso la vera natura e che avvertiva la neces­sità di unirsi per combatterlo con efficacia, un segno tragico dei tempi. Contro le manovre disgregatrici di chi incitava Facta a rimaneggiare il suo governo per dare forma legale all'avvento al potere dei fascisti, opponeva la convinzione che fosse dovere dell'esecutivo non cedere e anzi fosse suo compito di reprimerlo con la forza, se necessario.
Salvare la libertà e la democrazia in Italia diveniva per Amendola, uomo forte, austero, intellettualmente rigoroso e mosso da una profonda coscienza religiosa, l'obiettivo della sua azione quotidiana, politica e giornalistica. L'Unione Nazionale .delle forze liberali e democratiche a cui dette vita era l'ultima frontiera, l'estrema trincea da cui si difende­vano i piò alti valori di civiltà ereditati dal Risorgimento. H compito assegnato a questa nuova organizzazione era di riconquistare la borghesia alla democrazia, di allargare le basi del vecchio Stato liberale e di stendere una mano amica alle classi lavoratrici. Non che Amendola si illudesse di esorcizzare tanto facilmente il fascismo, ma bisognava fare in modo che l'opposizione non venisse meno. Era sua ferma convinzione che la democrazia potesse riprendersi contro la dilacerante tirannia delle fazioni politiche e che essa fosse in grado, ancora, superandole, conseguire i suoi fini nazionali. Infatti, la sua convinzione che la crisi dello Stato e della società italiana fosse risolvibile solo all'interno delle strutture libe­rali ha sottolineato efficacemente D'Auria (p. CXVII) , si accompagnava alla consi­derazione, già di per sé qualificante, che il liberal esimo doveva cambiare e soprattutto doveva perdere quel carattere di esclusivo rappresentante della borghesia .
Ma era sperabile questo mutamento quando si assisteva allo spettacolo di una classe dirigente che per meschini calcoli utilitaristici accettava uno stato di cose che era la negazione più assoluta della moralità e della civiltà, consegnava, insomma, il popolo italiano ai manganelli fascisti? Non c'era da farsi molte illusioni, se anche il re mostrava di non avere il coraggio di intervenire. Come aveva preconizzato parlando dall'Aventino: qui si cade o si vince, qui si perde o si conquista la libertà italiana. Non vi è transazione possi­bile tra i principi contraddittori che lottano oggi per il dominio spirituale e politico della nostra storia , la sua sconfitta fu la sconfitta della democrazia.
Amendola tuttavia continuerà a battersi per la libertà con una intensità autentica" mente religiosa, consapevole di lottare ormai per le generazioni future*
GIANCARLO GIORDANO