Rassegna storica del Risorgimento

MUSEO DI CAPRERA
anno <1976>   pagina <78>
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Libri e periodici
sedazione de L'Osservatore cattolico di don Albertario, intorno al 1890) potessero in se­guito conciliarsi con le tesi del primo nazionalismo democratico e non conservatore.
Gli ultimi tre capitoli del lavoro della Osnaghi Dodi riguardano l'organizzazione delle associazioni cattoliche di categoria, e precisamente il movimento professionale in genere, il rapporto tra i cattolici e il mondo del lavoro, e infine lo sviluppo delle leghe cattoliche-operaie.
In questa parte del volume è studiata l'applicazione dei principi interclassisti paralle­lamente alla nascita e allo sviluppo della Democrazia Cristiana; il dissidio tra Toniolo e Meda da un lato e Murri dall'altro è interpretato dall'Autrice come il dissidio tra un interclassismo che si risolveva in posizione filopadronale, e un primo, tenue classismo da parte dei giovani vicini alle posizioni di don Murri (cfr. pp. 168-171). Come invece documenta bene Sergio Zoppi,2) il dissidio nacque principalmente a proposito del rapporto tra forze cattoliche e Stato, che Meda intendeva di collaborazione, in vista di una progres­siva attenuazione del laicismo statale, e che invece il Murri voleva di lotta, essendo lo Stato liberale da abbattere con tutti i mezzi. Anche il presunto classismo di Murri e dei simpatiz­zanti della Democrazia Cristiana (almeno agli inizi dell'organizzazione) è assai discutibile. D. fatto che questi gruppi preferissero associazioni separate tra datori di lavoro e lavoratori, curando soprattutto queste ultime, non significa che propugnassero la lotta di classe.
La concezione corporativa di libere associazioni di padroni e di operai restava an­che nel primo Murri l'optimum da raggiungersi una volta trasformata la società; ma in una società conflittuale era ampiamente consentito l'associazionismo separato; cosi come la dichiarazione che lo sciopero era lecito allorché non vi fossero altri rimedi per dirimere le questioni sindacali3) era stata affermata dal XVIII congresso.
Gli ultimi due capitoli delineano in maniera chiara ed esauriente la situazione sociale milanese, e le azioni locali che i cattolici misero in atto per contrastare d'un lato l'azione dei socialisti e d'altro lato quella del padronato, il più delle volte ottuso e sordo a richieste pur legittime. Il travaglio del movimento cattolico, indeciso se unirsi con i socialisti op­pure se schierarsi dalla parte dei padroni, alcune volte esponenti delle associazioni di cate­goria cattoliche, è ben evidenziato, anche se troppo spesso s'indulge all'uso del termine a paternalistico , riferito all'atteggiamento sociale cattolico: termine non sempre utilizzato in maniera documentata e alcune volte troppo semplicistica. È tuttavia questa la parte migliore del lavoro della Osnaghi Dodi, che ha potuto svolgere una puntuale e capillare ricerca archivistica.
L'opera della Osnaghi Dodi resta comunque, nonostante forse una dimensione troppo locale di fenomeni che andavano trattati con un respiro più ampio, un valido contributo per successivi approfondimenti sulla storia milanese del movimento cattolico.
GIUSEPPE PARLATO
UMBERTO LEVRA, 11 colpo di stato della borghesia. La crisi di fine secolo in Italia, 1896-1900 (Biblioteca di storia contemporanea diretta da Massimo L. Salvatori e Nicola Tranfaglia); Milano, Feltrinelli, 1975, pp. 418. L. 6.000.
La crisi di fine secolo rappresenta tradizionalmente un termine di riferimento costante nella storiografia sull'Italia contemporanea. E in effetti: caduta di Crispi e liquida­zione del primo tentativo imperialistico italiano; tumulti e sommosse del 1898 con relativi stati d'assedio su larga parte del territorio nazionale; provvedimenti liberticidi del go­verno Felloux e ostruzionismo parlamentare; recupero liberal-costituzionale e inizio del
2) S. ZOPPI, Romolo Murri e la prima Democrazia Cristiana, Firenze, 1968, pp. 51-54..
3) XVIII Congresso cattolico italiano. Atti, Venezia, 1901, p. 188.