Rassegna storica del Risorgimento

MUSEO DI CAPRERA
anno <1976>   pagina <80>
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Libri e periodici
assai vulnerabile quanto ad analisi degli effettivi rapporti di classe allora esistenti, che egli finisce col valutare attraverso l'ottica deformante di quelle che potrebbero tutt'al più essere le condizioni della lotta politica e sociale di oggi. Era invece proprio una ben più corretta anche se forse discutibile in certi punti particolari ed in alcune conclusioni tattiche analisi della reale situazione economico-sociale del paese e dei rapporti di forza prevalenti, che induceva i dirigenti dei socialismo riformista a considerare con discrezione e pru­denza le possibilità, in quel momento, di ce un'azione autonoma, di classe ed a rendersi conto della necessità di concentrare gli sforzi in vista di ce un'azione quasi esclusivamente difensiva , che attraverso la salvaguardia immediata della democrazia borghese salva­guardasse pure le possibilità concrete di sviluppo di un movimento operaio ancora gracile, privo di radicate tradizioni proprie e sostanzialmente isolato.
Ma ciò che soprattutto non appare chiaro, dalle pagine di Levra, è come mai quel compatto e organico blocco di potere, frutto della immediata ricomposizione della bor­ghesia al cospetto della temuta rivoluzione sociale, ma passato subito dalla difensiva ad un aggressivo slancio offensivo con una ben precisa volontà di trasformazione autoritaria dello Stato mediante la soppressione delle stesse libertà borghesi , si sia poi dissolto in cosi breve volger di tempo lasciando libero il campo a quello che fu, malgrado tutti i suoi limiti, il più incisivo e riuscito esperimento di democrazia liberale messo in atto dalla classe dirigente prefascista. Uno sfaldamento cosi rapido e di cosi vaste e immediate con­seguenze è in netta contraddizione con l'intero assunto dell'autore, costantemente preoc­cupato di sottolineare fuor di misura non solo il carattere incisivamente unitario della fredda determinazione liberticida e reazionaria della borghesia, ma anche la natura di pro­gramma a lunga scadenza, indirizzato ad una ristrutturazione complessiva dello Stato e dei rapporti di forza tra le classi, del disegno politico messo in opera da quella stessa borghesia.
Certo, Levra si rende ben conto della necessità di dare una spiegazione del feno­meno, ma i risultati del suo sforzo in tal senso sono invero poco persuasivi. A suo giu­dizio, non furono affatto i provvedimenti politici restrittivi della libertà di stampa e di associazione, presentati dal primo ministero Pelloux, a determinare il distacco dalla mag­gioranza della sinistra liberale: La sinistra gi oli t liana e zanardelliana è anzi pienamente coinvolta nella vicenda dei provvedimenti di legge restrittivi e l'inizio della rottura con Pelloux non avviene a proposito di essi, ma con la ripresa di una politica coloniale a cui corrisponde una prima grossa crepa all'interno del fronte unitario di classe della bor­ghesia . E ancora, insiste l'autore poco oltre: ce In ogni caso non è possibile sostenere (come invece è stato fatto da vari studiosi, sulla scia dell'interpretazione crociana della crisi novantottesca) che la sinistra liberale si separi da Pelloux fin dalla presentazione dei provvedimenti liberticidi in nome della difesa delle libertà minacciate. La prima rottura avverrà invece in occasione dell'impresa cinese, in concomitanza con l'entrata in crisi del fronte di classe unitario della borghesia .
Che l'inabile quanto incauta mossa espansionistica del 1899 in Cina, chiusasi in breve volger di tempo con l'umiliante e grottesco scacco di San Mun, abbia contribuito ad alienare a Pelloux numerosi e influenti consensi della borghesia imprenditoriale e pro­fessionale, è fuori di dubbio. Di qui a vedere nella questione cinese e nel breve soprassalto imperialistico di Pelloux e Canevaro il fattore essenziale e determinante della nuova situa­zione politico-parlamentare e della rottura del già cosi compatto fronte unico borghese, molto ci corre e Levra non riesce in effetti a coprire la distanza. Del resto, se l'iniziale programma di dura e intransigente reazione borghese fosse stato veramente contraddistinto da quella omogeneità di intenzioni e da quella vastità e organicità di obiettivi politico-sociali che Levra gli attribuisce, non si vede bene come esso avrebbe potuto disintegrarsi nel giro di poche settimane urtando su uno scoglio, come quello dei metodi dell'espansio­nismo economico italiano, coloniale o non coloniale, che era tradizionalmente uno dei più acuti punti di dissenso tra i ceti dominanti. Un colpo di Stato della borghesia, cui vengono assegnati origini e obiettivi della profondità e della portala indicate da Levra, non ammaina bandiera cosi rapidamente e cosi drasticamente.