Rassegna storica del Risorgimento
MUSEO DI CAPRERA
anno
<
1976
>
pagina
<
81
>
Libri e periodici
81
Levra tenta di dare una veste strutturale alla sua tesi di fondo: A mettere in crisi la compattezza e l'unitarietà d'intenti del fronte di classe della borghesia italiana provocato dai tumulti popolari non è dunque la presentazione dei provvedimenti restrittivi, largamente condivisi (pur con qualche riserva) da tutto lo schieramento politico liberale e cattolico: ma sono l'emergere dì un conflitto di egemonia all'interno della borghesia stessa, il riaiiiorare di una politica di alte spese militari e coloniali, l'acutizzarsi della differenziazione strutturale (a causa della più rapida ripresa industriale) e perciò della frattura tra la giovane borghesia imprenditoriale e settentrionale in vivace espansione e dotata di forza autonoma e autopropulsiva e i ceti tradizionalmente legati alla proprietà terriera e all'aristocrazia finanziaria del centro-sud e all'industria arretrata e bisognosa di una massiccia copertura da parte dello stato, cioè sostanzialmente al blocco siderurgico-navale, che agli occhi degli imprenditori lombardi e piemontesi rappresenta un sempre più grave onere finanziario per l'intera collettività, senza essere commisurato alle esigenze dell'industria privata e ai bisogni economici del paese . E sta bene. Ma il panorama cosi tracciato si applica alla primavera del 1898 come a quella del 1899. E in tanto la questione cinese del 1899 poteva svolgere un qualche ruolo di rilievo nel provocare la disgregazione del fronte unico borghese, in quanto fin dall'inizio tale fronte non era stato affatto così unitario nella sua composizione e compatto nei suoi obiettivi, e in quanto ancora altre importanti variabili politiche e parlamentari erano nel frattempo intervenute a modificare una situazione che aveva trovato nei torbidi e nelle esagerate paure del 1898 la sua spinta d'origine.
Levra parla in varie occasioni sempre al fine di dar ragione dell'improvviso frantumarsi di un fronte unico borghese già così robusto e coeso e mosso da cosi ambiziosi progetti di globale trasformazione autoritaria della società e dello Stato di un'ormai diversa congiuntura economica , di esigenze della borghesia imprenditoriale in rapidissima ascesa , di quelle trasformazioni sociali e di quella ripresa industriale in atto nel paese, a che rendono sempre meno attuale una filosofia dello stato di stampo ruralistico e paternalistico, funzionale alla grande proprietà terriera e alle caste militare e burocratica, ma del tutto estranea alla comprensione ormai indilazionabile del nesso fra il progresso sociale e la scelta di una polìtica di moderate riforme e di allargamento alla base del consenso all'egemonia liberale . E tutti questi sconvolgimenti strutturali, con i conseguenti risvolti ideologici, si sarebbero verificati cosi impone l'interpretazione di Levra nel giro di neppure un anno. La congiuntura economica aveva preso tutt'altra direzione, la borghesia imprenditoriale che procedeva evidentemente a passo di tartaruga nel 1898 era già in rapidissima ascesa nel 1899, ciò che era dilazionabile, in nome del fronte unico borghese e repressore, nella primavera-estate del 1898, era divenuto assolutamente indilazionabile un paio di semestri più tardi, ed anche prima. Al termine del libro di Levra, pure frutto di tanto impegno e cosi scrupolosa ricerca d'archivio, e ricco ancora di tante utili indicazioni per una migliore conoscenza di uomini e fatti della crisi di fine secolo, si resta in presenza di un solo colpo di Stato: quello dell'autore a danno del buon senso storiografico,
ALBERTO AQUARONE
PIER GIORGIO GRASSI, Il discorso di San Marino 1902; Chiaravalle Centrale, Edizioni Fra-ma's, 1974, in 8, pp. 291. S.p.
11 volume inaugura una serie di testi e documenti che il Centro Studi Romolo Murri ha impostato sotto Ja direzione di Francesco Maria Cecchini.
È evidente, in quest'iniziativa, ed in altre consimili, come l'ambiziosa edizione delle opere, curata dal Bedeschi, l'intenzione di reagire ad una liquidazione piuttosto ostile che del sacerdote marchigiano venne compiuta nel corso degli anni cinquanta, sia pure con intenti divergenti, dal De Rosa e dallo Spadolini per riattaccarsi ad una prospettiva più