Rassegna storica del Risorgimento
MUSEO DI CAPRERA
anno
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1976
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pagina
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82
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82 Libri e periodici
inquieta e problematica che trovò il suo antesignano nello Scoppola e che si è andata arricchendo di numerosi contributi, tanto in chiave modernistica quanto propriamente politica.
Al centro di quest'ultimo filone è una felice ricostruzione ambientale e geografica della diffusione regionale della democrazia cristiana del Murri in funzione di rottura delle incrostazioni notabilari del clericomoderatìsmo (come specialmente nel Mezzogiorno, che verrà studiato dal Malgeri) ovvero di concorrenza organizzativa e propagandistica con i socialisti, secondo quanto si registra in Romagna, non a caso la regione fin qui più attentamente indagata, ed alla quale si richiama anche il presente volume.
Esso fa centro intorno al discorso su libertà e cristianesimo pronunziato dal Murri il 24 agosto 1902 in quella San Marino già sacra alle libertà comunali e repubblicane del Carducci (un parallelo che andrebbe fatto, anche nella sua particolare dimensione romagnola ) all'indomani del violentissimo intervento a proposito del ce crollo di Venezia determinato dalle dimissioni del Paganuzzi dalla presidenza dell'Opera dei Congressi.
Il problema della nuova presidenza, cioè, e quindi un argomento eminentemente tattico, che sarebbe stato risolto alla meglio con la designazione interlocutoria Grosoli che le circostanze sollevarono a segno di contraddizione, è sullo sfondo di tutta quest'attività pubblicistica ed oratoria del Murri, come da lui stesso viene reiteratamente affermato nella serie d'interviste ed articoli, qui opportunamente ripubblicati, che seguono la sua sottomissione alla censura ecclesiastica che aveva colpito il discorso di San Marino.
Quest'ultimo aveva fatto centro su un concetto della libertà come liberazione nell'ambito di un ce grande progresso dell'umanità civile quale il Risorgimento, su un'adesione alle idee di affrancamento e di educazione popolari propugnate dal Sacchi su una metodologia radicale che Murri fa integralmente propria, senza condividerne il punto d'arrivo monarchico ed accentuandone la nota antimassonica contro il tardocrispismo del Nasi ministro dell'Istruzione, su una tematica di ritorno al Vangelo e di letteratura francescana alla Sabatier tipicamente modernistica, che non potevano non allarmare culturalmente le gerarchie, nonostante che il Murri rivendicasse, ed a ragione, l'ortodossia rigorosa del suo guelfismo sul terreno politico, dall'astensionismo al temporalismo.
Proprio qui, del resto, in questa sfasatura che dava spunto ad una bella polemica col Meda, già da tempo al di qua dei cancelli del 20 settembre (è la democrazia che deve conciliarsi con la Chiesa, e non viceversa) è l'origine cosi del fallimento strategico del Murri come del suo fascino su cattolici fortemente integralistici nel loro democratismo populistico, come il Cacciaguerra, a cui l'A. dedica conveniente attenzione e citazione (a La Chiesa è l'ispiratrice e la moderatrice della nostra vita politica e municipale... Vorremmo ritornar l'Italia alla sua missione storica di centro propagatore della civiltà cattolica e del pensiero latino ).
Un altro elemento che emerge dalle puntuali ricerche dell'A. è la diffusa presenza dell'elemento ecclesiastico nell'organizzazione democristiana romagnola, quei parroci ed arcipreti che fanno politica in prima linea ed in prima persona, anche se non si buscano più coltellate come nella Restaurazione, e preferiscono la più placida tribuna del giornalismo, esempio tipico quel don Fortunato Cortini il cui ingenuo machiavellismo (deplora le scissure del socialismo perché cosi quest'ultimo tarderà a dimostrare la sua intrinseca assurdità!) è un altro, e non l'ultimo, tra gli elementi di debolezza e di approssimazione che abbiamo rilevato, e che spiegano la catastrofe rapidamente lamentevole del murrisme ben al di là delle folgori vaticane.
RAFFAELE COLAFIETRA