Rassegna storica del Risorgimento

MUSEO DI CAPRERA
anno <1976>   pagina <131>
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Vita dell'Istituto 131
Berti, frutto di ricerche condotte su documenti d'archivio per la maggior parte inediti, evince che verso la fine del 1944 vari, diversi ed opposti furono i tentativi di ricostruzioni po­litiche da parte delle esistenti forze democratiche: tali iniziative si avvertirono pure nel-Fambicnte piacentino. Nel dicembre del 1944, ad esempio, quando a Piacenza le strutture locali della nuova Repubblica Sociale Italiana fascista erano affidate al Capo della provincia, prefetto Alberto Grazioni, questi ordinò ai podestà e commissari prefettizi comunali la com­pilazione accurata di un questionario analitico riguardante le arnministrazioni di quei Comuni già situati nei territori occupati dalle forze partigiane, affermando che la loro inca­pacità non era riuscita a sostituire ì vecchi sistemi e tanto meno ad instaurarne dei nuovi. Era quindi necessario da parte fascista tentare un avvicinamento al popolo, essergli vicino e lusingarlo riprendendo con esso il discorso sulla socializzazione, pur non trascurando di esercitare sol territorio un rigido controllo amministrativo e politico;
L'azione di ricostruzione politica intrapresa dal prefetto Grazioni rifletteva il pensiero del ** Gruppo Rivoluzionario Repubblicano ", sorto in seno al partito fascista, il cui pro­gramma veniva esaminato nei suoi elementi specifici dal prof. Berti. Un altro tentativo di ricostruzione politica, sempre nell'ambito fascista, venne presentato a Mussolini dal " Partito Democratico Fascista Conservatore " che intendeva ripercorrere il cammino della, democrazia liberal-nazionale-risorgimentale. Gli spunti di tale nuovo movimento riaffiorarono anche nella nostra zona, soprattutto nel ceto dei proprietari terrieri (gli ex " vandeani ") e nei dirigenti politici-amministrativi che costituivano l'ossatura della Repubblica fascista.
Il relatore passava quindi alla disamina del tentativo di ricostruzione politica a largo raggio avviata dagli uomini della democrazia italiana imperniandola sull'opera amministra-tìva-civile-sociale del Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.). Il relatore stesso poneva inoltre a confronto la struttura delle brigate nere (prettamente militare, secondo l'orienta­mento del ministro Rodolfo Graziarli) e quella delle brigate partigiane tendente secondo una visione ed attuazione politica diversa ed opposta ad essere sì unità combattente ma allo stesso tempo, anche comunità civile. Muovendo da tale aspetto il Berti prendeva in esame la strut­tura, lo sviluppo e la democraticità del C.L.N. operante fino alla creazione del primo prefetto piacentino della Liberazione nella persona delTavv. Vittorio Minoia, ed al conseguente pas­saggio del potere dal Comando Militare alleato al Governo italiano.
Sulla figura del conte Pietro Salvatico, bibliotecario della " Passerini-Landi " nella se­conda metà del secolo scorso, ha pprlato il dr. Carlo Emanuele Manfredi che ha sottolineato la vasta cultura posseduta dallo studioso piacentino sia nel campo scientifico, sia in quello letterario ed artistico. Quella del Salvatico era una mente enciclopedica portata più allo studio ed alla meditazione che agli interessi amministrativi del vasto patrimonio familiare che egli, unitamente al fratello, trascurò rimanendo così vittima di frodi e di usure per cui la famiglia accumulò un pauroso debito pari a due milioni di lire dell'epoca. Pietro Salvatico (1806-1879) ebbe però il merito di utilizzare le proprie capacità intellettive ponendole al servizio della comunità, ricoprendo cariche in pubbliche amministrazioni ed intervenendo direttamente nella vita politica del suo tempo, che fu il tempo del Risorgimento, a cui il Salvatico prese parte attiva, concorrendo con l'opera e con gli scritti all'unificazione italiana. Nel 1848 rap­presentò il Collegio di Bardi nella prima legislatura del Parlamento subalpino, nella seconda quello di Varzi. Nel 1860 per i suoi meriti venne nominato senatore. Dopo il rovescio finan­ziario che travolse il Salvatico, il consiglio comunale della nostra città " onorando in lui se stesso " lo volle aiutare nominandolo bibliotecario comunale. In questo suo nuovo incarico il Salvatico mise in luce Pinnata predisposizione agli studi incrementando le raccolte librarie con nuovi acquisti di opere e curando il riordino dei fondi manoscritti giacenti nella Biblio­teca comunale stessa. Il relatore ricordava inoltre le opere letterarie e scientifiche del Salva­tico rimaste inedite: tra queste, un lessico piacentino con le voci riguardanti gli attrezzi e gli arnesi domestici, la flora e la fauna del nostro territorio, nonché una raccolta di proverbi e di modi di dire del nostro dialetto.
Successivamente il maestro Dante Rabitti ricordava il primo centenario di fondazione della Casa di lavoro w De Cesaris-NiceUi ". Questa istituzione, la cui primitiva sede si trovava in via Maddalena, aveva per finalità il compito di accogliere i fanciulli poveri, allorché la­sciavano gli asili infantili, assicurando loro oltre all'istruzione scolastica sino alla quarta classe elementare una abbondante minestra quotidiana ". Tra le materie d'insegnamento