Rassegna storica del Risorgimento

MUSEO DI CAPRERA
anno <1976>   pagina <135>
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Notiziario
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fondamentale punto di riferimento per la conoscenza della città, per rapprofondimento della sua storia artistica e culturale, che e la storia di una città-simbolo: simbolo di una dialettica di cose complesse e delicate . Infatti le due Rome sono state sempre presenti nella storia della città. E la storia delle due Rome è una storia punteggiata di palazzi, riflessa nei mo­numenti di un'antica e poi rinnovata grandezza. Palazzi, monumenti, che Roma capitale intendeva e intende salvaguardare contro tutte le difficoltà e tutte le resistenze. Ed oggi esi­stono continuava l'oratore le premesse e le condizioni per avviare una politica dei beni culturali che non conosca steccati e lacerazioni. E in questo senso la funzione che può svolgere l'Istituto di Studi Romani può rivelarsi di utile e autorevole mediazione.
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CAPRERA. Togliamo da II Giornale nuovo del 4 gennaio u.s. il resoconto della ceri­monia per la tanto attesa riapertura del Museo garibaldino. Il ministro per i Beni cultu­rali e ambientali, senatore Giovanni Spadolini, ha inaugurato a Caprera il restaurato Com­pendio garibaldino, che raccoglie le vestigia e le testimonianze della vita semplice ed appar­tata dell'eroe del Risorgimento. Erano presenti alla cerimonia tutte le autorità civili e mili­tari della provincia di Sassari, l'on. Pasquale Bandiera presidente dell'Associazione nazio­nale veterani e reduci garibaldini ed il prof. Giorgio Lambrocco sovrintendente ai monu­menti di Sassari.
La riapertura del museo chiude una lunga e tormentata vicenda e scioglie il voto for­mulato dall'allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, allorché nel 1967 si recò a Caprera. " Era stata l'Italia giolittiana ha ricordato il ministaro Spadolini a dichia­rare con un decreto del 1907, monumento nazionale il Compendio garibaldino di Caprera, dandolo in consegna alla Marina. E solo nel 1969 esso sarebbe stato affidato alla sovrinten­denza ai monumenti di Sassari che avrebbe portato avanti opere di sistemazione e di re­stauro: lavori più volte interrotti e sempre travagliati da infinite difficoltà del corso di questi armi ".
Il ministro per i beni culturali ha voluto che fossero stanziati fondi straordinari perché i lavori potessero avere completamento nel 1975, al di là di ogni difficoltà, al di là di ogni polemica.
Il nucleo centrale del Compendio garibaldino è costituito dalla " casa bianca ", l'abita­zione costruita a Caprera dal " Condottiero dei Mille ". Si tratta di una tipica dimora otto­centesca, articolata in una successione di vani intercomunicanti, disposti intorno ad un pic­colo ambiente privo di finestre, dove si trova la scala di accesso alla terrazza.
Nell'atrio è stato collocato un ritratto inedito di Garibaldi, un dipinto ad olio di J. Shotton, risalente al 1854 ed eseguito sul mercantile " Commonwealth ", un " tre alberi " al comando dell' " eroe dei due mondi " diretto a New York e Londra con un carico di car­bone. Sempre nell'atrio si trova il settore delle armi: fucili, sciabole, baionette, e la famosa " cassa da campo ", che è stata riportata alla sua forma originaria quale appare in molti dipinti.
Si passa quindi alla camera da Ietto (stanza occupata originariamente da Teresita, figlia di Anita e di Garibaldi, e dalla signora Dcidery), dove si trovano ancora una cisterna ed un caminetto, descritti in molti testi di storia.
Dopo altri tre vani la cosiddetta " stanza di Manlio ", il figlio del generale morto di tisi nel 1900, l'antica dispensa di casa Garibaldi e la cucina si entra nella stanza dei cimeli. Vi sono raccolti, entro bacheche, abiti, stampelle, il pugnaletto, l'acciarino, la cosid­detta " pallottola d'Aspromonte " (le contende l'autenticità un'altra collocata nel museo del Risorgimento di Torino) e l'unica lettera autografa di Garibaldi conservata nel museo.
Nel salotto sono, tra l'altro, custoditi uno scrittoio di noce, alcuni scaffali con libri di marina, di storia e di arte militare.
Il Compendio garibaldino comprende, oltre alla " casa bianca ", il forno ed il primo mulino a vento, costruiti dal generale sul fronte posteriore dell'abitazione, e la stalla dove sono stati esposti gii attrezzi, U banco da falegname e gli utensili da fabbro e da maniscalco